L’Arsenal si fa ancora più grande, a San Siro dieci anni di attesa per la follia di uno stadio condiviso
Chi si avventura in treno verso Londra est, appena lasciata la stazione di King’s Cross, vede stagliarsi l’enorme sagoma dell’Emirates Stadium: è lo stadio della squadra di calcio dell’Arsenal. I Gunners , impersonificati da due veri cannoni antichi posizionati all’ingresso dell’impianto, sono il club della upper class di Londra: trai tifosi, si dice, ci fosse anche la defunta Regina Elisabetta II mentre si contano tante rockstar, come David Gilmour dei Pink Floyd, il leggendario Mick Jagger dei Rolling Stones e Martin Gore dei Depeche Mode), nonché un nutrito seguito internazionale.

Un nuovo stadio dopo soli 20 anni
Tra cinque anni, quello stadio, già oggi imponente, sarà ancora più grande: il club ha annunciato un progetto di espansione: la capienza dell’Emirates Stadium passerà dagli attuali 60mila spettatori a 70mila. La maggiore capienza ne farà lo stadio di club più grande di Londra (ad eccezione di Wembley, che però è uno stadio nazionale dove si giocano solo le Finali e le partite dell’Inghilterra); oltre che a portare molti più introiti: non solo più biglietti e abbonamenti, ma anche più negozi, più ristoranti e più indotto.
Sono passati meno di 20 anni da quando l’Arsenal ha inaugurato il nuovo stadio e già lo riammoderna. Rispetto alla Serie A degli stadi vecchi e fatiscenti, rimasti ancora ai tempi dei mondiali di Italia 90, che da decenni aspettano di essere ristrutturati (ora, forse, con Euro 2032), la Premier League è un altro pianeta. Ancor più automatico e inevitabile, viene il paragone con la saga dello Stadio Meazza di Milano, sul quale si discute da decenni senza ancora aver messo una pietra. L’Italia parla, la Gran Bretagna fa.

La follia del nuovo San Siro in “condominio”
In poco più di 15 anni, dal 2015 al 2030, a Londra due tra i maggiori cui di calcio al mondo, il Tottenham e l’Arsenal avranno costruito un nuovo stadio: quello degli Spurs è stato inaugurato nel 2019, quello dei Gunners lo sarà tra cinque anni. Nello stesso periodo di tempo, a Milano cosa è stato fatto? Niente. Le due squadre della città, entrambe con un grande blasone, l’AC Milan e l’Internazionale, che pure hanno un grande blasone e un seguito di fan in tutto il mondo, hanno solo perso un sacco di tempo a decidere cosa fare, in un continuo avanti e indietro di idee e progetti (stadio ex novo o restauro; ciascuno il proprio stadio oppure no; in quale zona di Milano). Ora, dopo quasi dieci anni, è arrivata la decisione ed è stata pessima: il Comune di Milano vende lo stadio Meazza ai due club che se lo divideranno in tandem. Non sempre il tempo porta saggezza.
Mentre la Serie A attende da tempo immemore che i due club della capitale economica dell’Italia abbiano degli impianti moderni e in linea con la nuova industria del calcio, la /Premier League macina soldi e infrastrutture. Con uno stadio nuovo che continuerà però a essere condiviso, com’è oggi, per Inter e Milan cambierà poco o nulla, se non che saranno i proprietari della struttura, mentre fino a oggi era il Comune. Allora, viene da pensar male, il vero interesse nel progetto dello Stadio San Siro non è nello stadio in sé, ma nel mega investimento immobiliare attorno: accanto allo stadio saranno costruiti appartamenti per milionari, centri commerciali e quant’altro. Non a caso, forse, i proprietari dei due club sono due fondi finanziari globali: Redbird IMI di Jerry Cardinale e l’investitore “opportunista” Oaktree.

Gli stadi? Ogni club deve avere il suo
Dall’Allianz Stadium della Juventus, primo esempio in Italia che a sua volta era stato ispirato dagli impianti nordeuropei, è ormai arcinoto da anni che l’unico modello di successo per le squadre di calcio è di essere proprietari del proprio stadio, che vuole dire proprietà esclusiva. A Londra, ogni club, dal Chelsea al Crystal Palace, ha il suo impianto, mica lo condivide con un’altra squadra, peraltro avversaria.
Se un club ha uno stadio di proprietà, allora potrà sfruttarlo commercialmente: non solo con le attività commerciali, ma tutto l’anno anche quando non gioca, sfruttando così i “tempi morti” del calendario. In ogni campionato, le squadre giocano sempre una partita in casa e una in trasferta: per oltre metà dell’anno, ogni stadio è vuoto e allora ecco che si possono diversificare i ricavi ospitando eventi quando il club di casa non gioca: dai concerti (qualcuno ricorda il pienone di Taylor Swift a San Siro due estati fa?) ai matrimoni (un fenomeno di successo in Gran Bretagna).
Ma se il nuovo stadio di San Siro sarà sempre in duplex, come ora, come sempre, non ci saranno mai domeniche libere e, in ogni caso, la diversificazione dei ricavi andrà divisa per due.
La tanto decantata Milano arriva sempre con decenni di ritardo nelle infrastrutture e quando le fa, lasciano sempre un senso di “fatto male”: sul nuovo stadio Mezza si ripete il film visto con la metropolitana M4. In più, c’è lo psicodramma dell’abbattimento dello storico stadio della città, che sarà raso al suolo.
Radere al suolo San Siro?
Un paio di anni fa, in occasione dello scontro tra il Tottenham, allora guidato da Antonio Conte, ora allenatore del campione d’Italia SSC Napoli, e il Milan in Coppa dei Campioni (Champions League), il club italiano organizzò, per i giornalisti italiani in trasferta, una visita al futuristico impianto così da far toccare con mano la necessità per Milano di ammodernare lo stadio Meazza e per mostrare la bontà del progetto dello studio Populous per San Siro: sono i medesimi architetti che hanno progettato la casa degli Spurs, rasa al suolo e ricostruita ex novo sullo stesso sito.

Abbattere San Siro non è un tabù, anche se a molti puristi (tra cui mi considero anch’io) appare un’offesa alla storia, ma proprio Londra è un esempio di modernità: oltre al Tottenham, anche lo stadio del Chelsea è stato abbattuto e ricostruito (è rimasto come monumento una vecchia tribuna di fine ‘800 dove c’è anche un omaggio al leggendario Gianluca Vialli). Ma dopo 10 anni di sterili polemiche, di inutili dibattiti, di minacce di andarsene, lanciate e poi ritirate, l’accordo del Comune di Milano e dei due club vuol dire non aver imparato nulla dal più grande e ricco campionato del mondo. Inter e Milan avrebbero dovuto costruire due stadi, uno per ciascuno: Londra conta 4 club di Premier League, più un’altra decina che militano nelle serie inferiori, ma nessuno di loro condivide lo stadio con un’altra squadra. Un motivo ci sarà.
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