Firenze si infila tra Gubbio e Londra: riparte la Guerra delle Due Rose della famiglia Colaiacovo

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Il Tribunale di Firenze scrive un nuovo capitolo della saga, o faida, della famiglia Colaiacovo di Gubbio, fondatori del gruppo Colacem, multinazionale del cemento e terzo produttore italiano alle spalle di Buzzi Unicem e i tedeschi di Heidelberg (che anni fa si comprarono la Italcementi dei Pesenti).

La sentenza di Firenze

I giudici toscani, che sono competenti di eventuali reati della Procura di Perugia, hanno assolto tutti nel processo contro l’ex procuratore aggiunto di Perugia, Antonella Duchini. Il magistrato era accusato di una serie di reati, dalla corruzione all’abuso d’ufficio. Sembrerebbe solo un burocratico caso tra procure se non fosse che assieme a Duchini c’erano altri cinque imputati, tra cui spiccava il cavaliere Carlo Colaiacovo, il numero uno della Colacem. L’assoluzione, anche per il patron, è arrivata dopo oltre due ore di camera di consiglio, ponendo fine a un procedimento complesso che riuniva tre distinti filoni d’indagine.

La cemeneteria di Varese del gruppo Colacem

L’assoluzione di Carlo Colaiacovo

La sentenza non arriva a sorpresa né tantomeno inaspettata: dopo la Riforma Nordio dell’anno scorso, il reato di abuso d’ufficio è stato depennato e dunque per il processo di Firenze contro Duchini sarebbe arrivata la prescrizione.

L’assoluzione, tuttavia, ha fatto insorgere Giuseppe Colaiacovo, il nipote di Carlo, che da anni è ai ferri corti con lo zio che accusa di averlo ingiustamente denunciato per il dissesto della sua società GOLD: “L’assoluzione di Duchini e Carlo Colaiacovo riguardo al reato di rivelazione di atti di ufficio è solo l’effetto della prescrizione: insomma per il decorso del tempo, non perché il reato non sia stato commesso. Gli imputati avrebbero potuto rinunciare alla prescrizione e decidere di sottoporsi alla decisione sul merito del tribunale di Firenze. Invece, tutti quanti hanno preferito avvalersi della prescrizione. E, così, uscire di scena” ha commentato in una dichiarazione alla stampa.

Un passo indietro

La scorsa estate si respirava aria di un accordo (o quantomeno di distensione) tra i due rami della famiglia: c’erano dei tentativi di pace. Ora, la sentenza di 20 pagine che questo blog ha potuto visionare, rimescola le carte e non in un senso positivo: il comunicato stampa di Giuseppe, diramato subito dopo la pubblicazione della sentenza, di fatto una precisazione che smentisce e smonta la sentenza stessa si può leggere come un nuovo inasprimento del conflitto. L’esternazione, infatti, va contro con il silenzio dello scorso luglio quando lui e la cugina Francesca, titolari del 50% della cassaforte di famiglia Financo, non avevano fatto ostruzionismo in assemblea di bilancio, com’era accaduto l’anno prima. Quel gesto era sembrato un appeasement, una volontà di gettare acqua sul fuoco del conflitto, all’interno di un dialogo aperto.

OK, il prezzo è giusto?

Tuttavia quell’ipotesi di accordo partiva tutto in salita perché i due rami partivano da due valutazioni molto distanti: Giuseppe e Francesca (figlia di Pasquale, fratello maggiore di Carlo), che sarebbero legati da un patto di co-vendita, chiedevano 1 miliardo di Euro per la loro quota, attribuendo dunque all’intero gruppo una valorizzazione di 2 miliardi, ben oltre gli 1,6 miliardi offerti l’anno prima dal mega fondo d’investimento londinese One Equity Partners. Ma pure allora quella valutazione era ritenuta molto generosa, perché superiore ai multipli di mercato di gruppi quotati in Borsa.

Ubaldo Colaiacovo, ad del gruppo Colacem, con la sorella Carmela, presidente del Sole 24 Ore

La reazione di Giuseppe, incontestabile in punta di diritto, segna una nuova frattura nella famiglia. E rende ancor più difficile trovare un accordo: se già prima il ramo Carlo e Ubaldo (figlio di Giovanni e amministratore delegato) era restìo a liquidare i cugini-nipoti con una somma sproporzionata, ora che il patron del gruppo, difeso dal principe del foro Franco Coppi e dall’avvocato eugubino Ubaldo Minelli, famoso per essere stato uno dei legali del Delitto Fondacci avvenuto a Gubbio nel 1997, ha ottenuto un’assoluzione, si sentirà rafforzato e la sua posizione è destinata a irrigidirsi ancora di più nei confronti dell’altro ramo. Allo stesso tempo, però, la sentenza ha inasprito Giuseppe che ora aprirà un nuovo fronte legale: ha annunciato una causa di risarcimento danni al Tribunale Civile.

Il miliardario Gianluca Vacchi, celebrità dei social media

Da Gubbio a Miami

La soluzione all’intricata “Guerra delle Due Rose” che si combatte da anni in seno alla famiglia, però, non è a Gubbio, ma migliaia di chilometri più distante: a Miami. Nella città americana, la celebrità Gianluca Vacchi, erede della famiglia Vacchi di Bologna, è socia in un grosso investimento immobiliare, da 4 miliardi di dollari, per costruire, assieme all’imprenditore Michael Stern, un enorme complesso che sarà marchiato Dolce&Gabbana e Mercedes. Il miliardario Vacchi, due anni fa, è andato in soccorso della Gold di Giuseppe Colaiacovo, assieme al magnate Brunello Cucinelli, con un prestito congiunto di 160 milioni. Non si conoscono i termini dell’accordo, ossia in che tempi e modi la Gold dovrà rimborsare il finanziamento, ma l’investimento immobiliare di Vacchi a Miami per ora è fermo e indietro rispetto ai tempi previsti. Questo potrebbe avere conseguenze anche sull’Affare Colacem: se Vacchi si trovasse in crisi di liquidità, per colpa dei suoi altri investimenti, potrebbe andare a bussare alla porta di Giuseppe.

A quel punto, il destino della Gold, che ha in pancia il 25% della Financo e dunque del gruppo Colacem, sarebbe tutto da definire.

Antonella Duchini, Carlo Colaiacovo, Colacem, Francesca Colaiacovo, Franco Coppi, Giuseppe Colaiacovo, Ubaldo Minelli





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