Addio a Madame Tussauds? Le cere (e Gardaland) sciolgono il gigante Blackstone

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Marylebone Road, a Londra, è un viale a 4 corsie, un’arteria di grande scorrimento sempre ingolfata di traffico. Difficilmente un turista si avventurerebbe in quella zona della capitale britannica, ma ci sono due attrazioni che ogni giorno dell’anno fanno confluire migliaia di persone: il piccolo museo di Sherlock Holmes, nella casa di Baker Street dove, e il gigantesco Madame Tussauds, il più famoso museo delle cere al mondo. Lo storico locale, inaugurato a fine 800 dalla signora francese Marie, scultrice di cere, oggi ospita le repliche di centinaia di personaggi famosi, in primis la Famiglia Reale degli Windsor, inclusa la defunta Regina Elisabetta II, per proseguire con Harry Styles, James Bond, Ed Sheeran e la controversa Meghan Markle.

Il museo delle cere Madame Tussauds a Londra

A metà tra un relitto del passato, l’epoca delle celebrità prima dei social media, quando il mondo era ancora analogico e disconnesso, oppure un inno alla tradizione, Madame Tussauds è oggi un grosso problema per il suo proprietario, la multinazionale inglese Merlin Entertainments: l’anno corso il museo delle cere ha creato un buco nero da oltre 160 milioni di Sterline. La perdita mostre ha pure sollevato dubbi sul futuro del medesimo museo, ormai un pezzo di Londra, ma insostenibile con queste voragini di bilancio. La medesima Merlin è in difficoltà: il colosso dei parchi a tema gestisce circa 120 attrazioni in tutto il mondo, tra cui Gardaland in Italia, rilevato anni fa dal fondo Investindustrial del finanziere Andrea Bonomi: ogni anno circa 60 milioni di visitatori. Ma molte rondini, contrariamente al proverbio, non fanno sempre primavera.

Ma quanto mi costi?

Sotto la London Eye, la famosa ruota panoramica di Londra anch’essa gestita da Merlin, c’è sempre la fila di gente, estate o inverno, sole o pioggia. L’anno scorso, la multinazionale ha visto aumentare il numero di visitatori ma gli incassi sono diminuiti del 3%, a 2 miliardi di sterline. La parte bassa del bilancio è stata un bagno di sangue: una perdita ante imposte di quasi mezzo miliardo. E l’anno prima non era andata molto meglio, con un rosso di 214 milioni. Negli ultimi due bilanci, Merlin ha accumulato un passivo più di 700 milioni, una voragine che preoccupa l’azionista principale: il fondo americano Blackstone, uno dei giganti finanziari mondiali (con oltre 1.000 miliardi di patrimonio).

Costo della vita e biglietti sempre più cari sono i motivi della crisi delle attrazioni. A Pasqua dell’anno scorso, Merlin aveva gelato i suoi clienti, con una mossa furbetta per alzare i ricavi: i biglietti, fino ad allora a prezzo unico, erano diventati “dinamici”, ossia come quelli delle compagnie aeree, dei treni e dei concerti, cambiavano a seconda del periodo dell’anno e della settimana: durante le vacanze e le domeniche, ossia quando le famiglie portano i figli parchi divertimenti, l’ingresso costa di più. Già oggi, un biglietto a prezzo normale costa circa 30 sterline: una famiglia di 4 persone può arrivare a spendere fino a 150 Sterline (se ci aggiunge uno spuntino al bar interno o qualche souvenir) per un paio d’ore. E’ un’enormità e questo spiega il calo dei ricavi nonostante l’aumento dei biglietti: la gente va quando costa di meno o si limita a comprare il solo biglietto senza extra: salvare capra e cavoli in tempi di rincari.

London Eye, la ruota panoramica di Londra

Debiti & Svalutazioni

Le pesanti svalutazioni hanno sollevato dubbi sul futuro di Madame Tussauds: l’idea di vedere personaggi famosi in cera funziona sempre meno nel mondo iper-connesso. Merlin ha inoltre ridotto rispettivamente di 110 e 35 milioni di sterline il valore dei parchi Legoland aperti di recente a New York e in Corea del Sud, ammettendo che entrambi stanno andando al di sotto delle aspettative. Allo stesso tempo, crescono le preoccupazioni per quasi 4 miliardi di sterline di debiti, gran parte dei quali accumulati quando la società è stata privatizzata nel 2019 e durante la pandemia. Di soli interessi alle banche, Merlin ha pagato 380 milioni nel 2024. Il mese scorso, è arrivato pure l’allarme di Standard&Poor’s, la più grande agenzia di rating: senza una ricapitalizzazione, “l’elevato e persistente consumo di liquidità potrebbe portare a una crisi di liquidità nei prossimi 12 mesi”, definendo l’attuale struttura del capitale della società “insostenibile nel lungo termine”. Gran parte della zavorra finanziaria di Merlin è il risultato della scalata a debito fatta da Blackstone e dalla famiglia Kristiansen (la dinastia dei mattoncini Lego), che nel 2019 ha portato all’uscita dalla Borsa di Londra. L’operazione, all’epoca, costò 5 miliardi di sterline.

Stephen Schwarzaman, il fondatore di Blackstone

Alla velocità con cui sta bruciando cassa, Merlin rischia il dissesto o quantomeno di essere un bubbone nel portafoglio di aziende di Blackstone, fondata da Stephen Schwarzman (miliardario filantropo, finanziatore dell’Università di Oxford e del MIT di Boston): per il finanziere, da sempre sostenitore di Donald Trump, l’ottovolante non è un divertimento ma dà le vertigini.

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