L’amore di David Gilmour per l’Italia: il Circo Massimo approda a Londra

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E’ una terribile giornata piovosa, tipicamente britannica, in una Londra già ingolfata dal più grande sciopero di sempre della metropolitana: diluvia e la città è paralizzata. La rotonda di Waterloo Bridge pullula di auto, ma sotto l’enorme cilindro che occupa lo spiazzo, si respira un’atmosfera molto diversa: c’è una sala accogliente con luci soffuse, divanetti di velluto, un bancone bar, musica in sottofondo. Pochissimi, anche tra i londinesi, conoscono questo posto ma quello tra il rumore dei clacson in superfice sembra solo un immenso cartellone pubblicitario rotondo, è un cinema.

Il cinema BFI Imax, con il più grande schermo della Gran Bretagna

Si chiama BFI Imax: ospita il più grande schermo della Gran Bretagna ed è gestito dal British Film Institute, la Cinecittà inglese. La sala, ad arena, che conta quasi 500 posti, è tutta piena per un evento: la prima mondiale del film-concerto del leggendario David Gilmour: “Live at Circus Maximus“. E’ un lungometraggio girato durante le cinque serate che il musicista inglese ha tenuto a Roma, l’anno scorso.

Da Venezia a Pompei

Gilmour, chitarrista e cantante dei Pink Floyd, uno dei gruppi rock più importanti e famosi nella storia della musica, sembra avere una continua fascinazione per l’Italia: nel 1972 il gruppo (composto anche da Roger Waters, dal tossicodipendente Syd Barrett, di cui Gilmour prese il posto, Richard Wright, e Nick Mason, suonarono a Pompei, ed era la prima volta in Duemila anni che un gruppo musicale si esibisse nella città distrutta dal Vesuvio anche se era un concerto sui generis perché non c’era pubblico: era solo un’esibizione live filmata al all’anfiteatro romano. Il pubblico, pure troppo, ci sarebbe invece stato diciassette anni dopo, nell’estate del 1989, avevano suonato, su un palco galleggiante, a Venezia, di fronte a Piazza San Marco (creando enormi problemi di ordine), tra gondole e barche che avevano ormeggiato in laguna per assistere a quello che è entrato nella storia come uno dei concerti più memorabili nel rock. Quaranta anni dopo, il solo Gilmour, nel frattempo divorziato e pure male dai Pink Floyd, è tornato a Pompei, stavolta con un concerto vero e proprio, davanti a un pubblico. Dopo la Serenissima e lo Sterminator Vesevo (cit. Leopardi), mancava nel mappamondo musicale italiano dei Pink Floyd: Roma. La lacuna è stata colmata da questo film-concerto stupendo, per fotografia e musica (ma per quest’ultima c’è il trucco, Gilmour ha reinciso le tracce agli studi di Abbey Road), al Circo Massimo, altro luogo storico di fama mondiale, nel suo mappamondo musicale.

Un’inquadratura dal film-concerto “Live at Circus Maximus” di David Gilmour

Quanto sei bella, Roma

Nonostante la dicitura “Live at”, il film (che sarà in tutte le sale cinematografiche di 64 paesi al mondo dal 17 Settembre), non è esattamente un concerto ripreso dal vivo: Gilmour ha usato un espediente che per primo inaugurò Prince (altro genio pioniere nella musica) nel lontano 1987 con il suo film Sign “O” The Times, un’esibizione girata in studio con tanto di pubblico e spacciata per concerto suonato dal vivo.

Nel caso di questo film, il concerto è costruito per entrare in simbiosi con Roma e il panorama circostante: le riprese, con l’aiuto di droni allargano spesso sulla capitale, sui pini marittimi, illuminati di viola, e sul “circuito di Formula Uno” dell’Antica Roma. Ogni tanto, tra una canzone e l’altra, la vista spazia anche su altri monumenti: dall’Isola Tiberina, al Tempio di Ercole a Bocca della Verità, fino alle Mura Aureliane. Il maxi-schermo del BFI proietta gli spettatori in un Notturno Romano di immenso fascino: le inquadrature sulla Città Eterna sono strepitose.

Anche la musica, sebbene ri-registrata, è notevole: sul palco, Gilmour è accompagnato da altri due chitarristi, due tastieristi, e 3 coriste (che a un certo punto diventano quattro con l’aggiunta di Romany Gilmour, che suona pure l’arpa). Diversamene dalla moda contemporanea di montaggi sincopati, la regia di “Live st Circus Maximus” indugia sugli assoli e i virtuosismi di Gilmour alla chitarra, sulle smorfie del viso mentre suona gli accordi: è una goduria. A questi dettagli in primo piano fanno da pendant inquadrature dall’alto e ad aprire sul palco e su Roma.

Delle due ore e passa di esibizione, si segnalano una versione acustica a 2 chitarre del classico intramontabile Wish You Were Here, cantata a squarciagola da tutto il pubblico, un coro di 15mila persone; e High Hopes con grandi palloni lanciati sulla folla e Gilmour che si esibisce alla chitarra slide. Alla fine del brano, arriva una standing ovation, la prima di molte, con il pubblico che intona un coro “David David” tipo stadio.

Gilmour risponde alle domande del pubblico

Il Vulcano Preferito

Alla fine della proiezione, Gilmour arrivato fin dal primo pomeriggio con tutti i suoi musicisti e presente in sala tutto il tempo, si è issato su uno sgabello per rispondere alle domande del pubblico: la sessione di Q&A ha regalato qualche scoop ai fan del musicista. L’ex Pink Floyd ha confermato che sta lavorando a un nuovo album, che potrebbe vedere la luce il prossimo anno. Sulla scia di luoghi famosi e storici dove suonare, ha il sogno di fare un concerto sotto le Piramidi. In attesa di un Gilmour d’Egitto, c’è la possibilità che si esibisca al The Sphere, la futuristica sala concerti di Las Vegas (inaugurata dagli U2 che hanno suonato l’intero album capolavoro Achtung Baby). Ma alla (bizzarra) domanda “Qual è il suo vulcano preferito?” ha risposto all’istante: “Vesuvius, of course”.

Alla soglia degli 80 anni, lo scontroso (rifiuta sempre gli autografi ai fan) chitarrista di Hove (sobborgo benestante di Brighton), potrebbe anche dire addio alla musica dal vivo: “Arriverà un momento in cui dovrò per forza smettere”. Fan avvisati, mezzi salvati.

(Ha collaborato l’esperto musicale Fabrizio Puddu)

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