La sfida “celeste” tra City e Napoli è anche lo scontro tra due mondi del calcio
Stasera, all’Etihad Stadium di Manchester, lo spaziale impianto che ospita il City, i padroni di casa sfideranno il SSC Napoli. Nonostante sia solo la settimana di debutto della Champions League, o Coppa dei Campioni per chi è tifoso del passato, è già una partita di altissimo livello, tra il club più vincente della Premier League e i Campioni d’Italia guidati da Antonio Conte.
Ritorni e incroci
Alle 20 ora inglese andrà in onda, in tutti i pub del Regno, una partita che in qualche modo già si è ritagliata il suo posto negli annali del calcio: è la prima volta, in quasi dieci anni, che il Napoli gioca nel tempio inglese del calcio, il regno di Pep Guardiola. E uno strano incrocio destini tra due club che condividono lo stesso colore celeste della divisa, anche se stasera gli italiani si presenteranno con la casacca bianca da trasferta: è la prima volta che Kevin De Bruyne, il campione belga, dovrà fronteggiare la sua freschissima ex squadra che ha abbandonato pochi mesi dopo 10 anni (era arrivato al ManCity nel 2015) per passare ai più caldi lidi di Mergellina. Non si aspettava di tornare così presto o forse nemmeno si aspettava di tornarci per niente. E’ la beffa dei sorteggi.
Ci sarà anche un altro ritorno, sempre dal lato partenopeo: anche per Conte è una riapparizione in Premier League, dopo la gloria al Chelsea (dove vinse alla prima stagione del 2017) e dopo la meno fortunata parentesi al Tottenham, da dove fu esonerato.

Conte, da bravo italiano che fa pretattica e da napoletano adottivo che vive di scaramanzia, ha già messo le mani avanti: “Gli studenti (ossia il Napoli) sfidano i maestri (ossia il City)”. Così tiene basse le aspettative e chissà. Il risultato del campo, però, è però un aspetto secondario rispetto a una molto più forte valenza che l’incontro rappresenta. Oggi il calcio è sempre meno sport e sempre più affari, soldi, un sport power per i capitali globali. E a Manchester già il nome rivela molto: lo stadio del City, di proprietà, si chiama Etihad perché ha uno sponsor, la compagnia aerea di Abu Dhabi (e perché proprio quella, lo spiego sotto) che paga 200 milioni di Sterline (circa 230 milioni di Euro) per 10 anni. Lo stadio del Napoli si chiama Diego Armando Maradona, dopo che per decenni si è chiamato San Paolo, è di proprietà del Comune di Napoli, è un impianto vecchio e obsoleto (con ancora la pista di atletica attorno al campo), e nessuno sponsor. Anche perché nessun marchio commerciale è disposto a oggi a investire denaro in un’infrastruttura così: forse, chissà, nel 2032 se i lavori i ammodernamento per gli Europei di calcio saranno terminati.
Il divario tra Premier League e Serie A
Se negli stadi, la Premier League vince a mani basse contro la Serie A (con la sola eccezione dell’Allianz Stadium della Juventus), è nei bilanci che i numeri sono impietosi: il Manchester City, secondo il rapporto annuale Football Money League del 2024 stilato da Deloitte, i consulenti più rinomati nell’industria del calcio, produce 838 milioni di Euro di ricavi: è il club più ricco del campionato inglese, e il secondo in Europa dietro al Real Madrid che ha superato 1 Miliardo; ed è più del triplo del Napoli guidato da quel Conte che quando era alla Juve si lamentò con Andrea Agnelli perché “Con 10 Euro non si mangia in un ristorante da 100 Euro”: il club risulta al 22esimo posto in Europa con 250 milioni di Euro di ricavi.

Due modelli di calcio opposti
Il divario è anche tra due modelli di proprietà del calcio: la sfida tra Napoli e City è anche tra due modelli di calcio: quello tradizionale del Presidente-Padrone, di cui il Napoli di Aurelio De Laurentiis, nel bene e negli eccessi, è la massima incarnazione, ma che sta ormai scomparendo; e quello del Man City dello sceicco Al Mansour, della casa regnante di Abu Dhabi (di qui la sponsorizzazione di Etihad): è stato il primo club europeo comprato dai paperoni arabi (nel lontano 2008) e pioniere del nuovo fenomeno della finanza/capitali stranieri nel calcio: da lì in poi la grande finanza ha scoperto il calcio, trasformandolo in una bolla speculativa. Pochi mesi fa, il club di Guardiola ha lasciato libero il suo ex ragazzo prodigio De Bruyne e il Napoli, fiutando l’affare, l’ha ingaggiato a parametro zero. Il motivo del divorzio è che il City ritiene il calciatore, a 34 anni, ormai vecchio. In Italia, l’arrivo di De Bruyne è stato considerato il colpo dell’anno: sta tutto qui la distanza siderale tra i due paesi. Chissà cosa penserebbero all’Etihad Stadium del Milan che ha arruolato il “matusalemme” Luka Modric, a 40 anni suonati. La Serie A rischia di diventare il cimitero degli elefanti, il campionato di vecchie glorie che aspettano la pensione. Più che tra studenti e maestri, la sfida di stasera è tra dinosauri e rettili.
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