Ruffini (e soprattutto Arnault) indosseranno i famosi impermeabili inglesi di Burberry?
A inizio di Ottobre, come peraltro ogni anno, Londra diventa come la Milano del Salone del Mobile: una fiumana di gente che si riversa in città, centinaia di eventi sparsi. Nel caso di Londra è per Frieze, la fiera d’arte che è ormai diventata la scusa per una mega-movida, dove nessuno capisce nulla di arte ma tutti si divertono a dire di esserci stati.
Un piumino a Londra
Tra i tanti vip arrivati a Londra in quei giorni, c’era anche l’imprenditore italiano Remo Ruffini: i più attenti lo hanno intravisto alla inaugurazione del primo negozio monomarca di Technogym, un bellissimo spazio espositivo lungo Piccadilly, proprio davanti al Ritz Hotel. Il patron di Moncler e di Stone Island (entrambi i marchi non li ha creati lui ma li ha rilanciati) è passato a salutare Nerio Alessandri, l’uomo che tiene in forma mezzo mondo.

Passa meno di un mese e arriva la notizia bomba: Moncler sogna di scalare Burberry, un pezzo di storia e di gloria inglese. Allora, forse, vuoi vedere che Ruffini non era venuto a Londra per la fiera d’arte o per regalarsi il lusso di un’opera di un artista di grido, ma per studiare da vicino il più grande marchio britannico del lusso?
Un pezzo di storia a saldo
Nell’elegante palazzo-negozio di Regent Street, in pieno centro di Londra, molti brividi sono corsi lungo la schiena di dirigenti e addetti: finiremo mangiati dagli italiani?
Il matrimonio avrebbe senso, visto con le lenti dell’industria del lusso, peraltro in crisi: Moncler è oggi il marchio più esclusivo al mondo nei piumini; Burberry è da sempre famosa (oggi va di moda dire iconica) per i suoi raincoat, gli impermeabili da pioggia/mezza stagione, con la fodera interna con la fantasia a scacchi (checked).
Il gruppo italiano capitalizza oltre 13 miliari di Euro, mentre Burberry, pur più prestigioso e storico, appena 3 miliardi di Sterline. Nel 2024, la casa inglese è stato il peggior titolo dell’indice FTSE 100 della Borsa di Londra (-50%) ed è uscito dall’indice a settembre a causa della sua bassa valutazione. Una combinazione di direzione estetica incerta, debole domanda di beni di lusso e un inaspettato cambio di amministratore delegato hanno preoccupato gli investitori: la capitalizzazione si è più che dimezzata.

Si scrive Moncler ma si legge Lvmh?
Pur tre volte più grande della sua preda, Burberry sarebbe forse troppo grande per Moncler, che peraltro non ha debiti. Ma Ruffini ha un alleato che gli può coprire (finanziariamente) le spalle: Bernard Arnault, l’uomo più ricco del mondo, a capo del super gruppo del lusso LVMH.
Proprio pochi giorni prima della comparsata di Ruffini a Londra, LVMH aveva acquistato una quota del 10% in Double R, il veicolo di investimento controllato da Ruffini Partecipazioni Holding. Dunque una Moncler “rinforzata” dalla presenza dal gigante mondiale del lusso ha le capacità di scalare un “mostro sacro” inglese.
Secondo il sito specializzato in moda Miss Tweed, il medesimo Arnault sarebbe “ansioso” di concludere un accordo con Burberry. E’ Ruffini che scala, ma dietro c’è lo zampino di Arnault?
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