Roma e Canterbury si riavvicinano dopo 5 secoli (e c’è anche lo zampino di San Marino)
Sotto lo sguardo severo di un Dio accigliato, irritato con l’umanità, la settimana scorsa la Cappella Sistina ha assistito a un evento storico: un papa cattolico e un re anglicano che pregano insieme. La sala affrescata da Michelangelo è abituata a fare la Storia, avendo ospitato decine di Conclavi per l’elezione del Sommo Pontefice, ma l’incontro tra Leone XIV, l’americano Robert Prevost (primo papa statunitense della storia), e Re Carlo III ha avuto un’importanza ben maggiore.
Lo scisma anglicano
Per la prima volta in mezzo millennio, ossia da quando esiste la Chiesa Anglicana, i due capi spirituali del cristianesimo hanno pregato insieme. Correva l’anno 1534 e il cattolicissimo re inglese Enrico VIII si separò dalla Chiesa di Roma. Lo scisma fu un terremoto, che seguiva già quello di Martin Lutero di 20 anni prima: nei libri di Storia, il motivo della separazione, che diede vita alla Church of England (dove il sovrano è anche il capo della chiesa, mentre il ruolo operativo spetta all’Arcivescovo di Canterbury), fosse una banale questione di corna e divorzi (lasciare la sterile moglie Caterina d’Aragona per l’amante Anna Bolena il che implicava a che un erede per la Corona), ma in realtà era un disegno molto più ampio che aveva a vedere di più con il potere e la ricchezza che con la dottrina del papa sui matrimoni.
La prima decisione di Enrico VIII da primo capo della neonata chiesa anglicana fu la soppressione di conventi e monasteri. Non era un dispetto o una mossa religiosa quanto patrimoniale: le centinaia di parrocchie sorte in mille anni di cristianesimo cattolico romano erano un tesoro di ricchezza su cui Enrico voleva mettere le mani. Da allora, però, nessun Re inglese, in quanto auto-proclamatosi capo della chiesa anglicana, e nessun Papa si erano più seduti accanto per professare la loro fede.

Un gesto storico
Dunque, quel semplice gesto, due persone sedute che leggono un foglio, è stato un momento che ha segnato la storia della Chiesa. Il Re e il Papa uniti in preghiera hanno sancito la fine pubblica di una divisione lunga 500 anni e inaugurando una nuova era per la fede cristiana.
E’ stato un gesto silenzioso, semplice e discreto, quasi impercettibile. Leone e Carlo non hanno unito le mani, non si sono inginocchiati né chinarono il capo in modo vistoso. Ma per la prima volta nella storia moderna un monarca britannico, in qualità di capo supremo della Chiesa d’Inghilterra, ha pregato con il Papa in pubblico. Per Re Carlo III, che si è posto come missione quella di colmare il divario tra le fedi e ora anche all’interno della fede cristiana, è finora il gesto più importante del suo regno. E forse quello per cui verrà ricordato nei libri di Storia.
La piccola repubblica del Titano
Dietro il gesto rivoluzionario si è mossa una macchina molto complessa che ha visto muoversi dietro le quinte anche la minuscola nazione di San Marino: la repubblica più antica del mondo ha fatto da apripista per lo storico appuntamento in Vaticano.
Il Consolato Onorario della Repubblica di San Marino a Londra, insieme a una delegazione parlamentare britannica, è stato ricevuto nella Santa Sede il giorno prima dell’arrivo del sovrano britannico: ufficialmente è stata una visita legata all’Anno Giubilare 2025. Ma la tempistica e le modalità hanno segnato un alto momento diplomatico.

Il viaggio, meno clamoroso, della delegazione inter-parlamentare inglese, capitanata da Maurizio Bragagni, console di San Marino e imprenditore Italiano a Londra, ha visto la partecipata dal deputato Andrew Rosindell e altri quattro MPs di Westminster: hanno incontrato l’arcivescovo Paul Gallagher, inglese di Liverpool, il sacerdote che ha reso possibile il riavvicinamento tra Vaticano e Chiesa Anglicana: oltre alla matrice britannica, Gallagher è anche il Segretario per i Rapporti con gli Stati, ossia il ministro degli esteri del Vaticano.
La convergenza dei due eventi non è stata casuale e ha evidenziato i valori condivisi di pace, dialogo e unità tra le nazioni, principi che sia la Repubblica di San Marino sia il Regno Unito sostengono con profondo impegno.
Andrew Rosindell, Maurizio Bragagni, Paul Gallagher, Repubblica di San Marino, RSM, vaticano



