Londra e New York, una storia di due città islamiche. L’Occidente è perduto?
Alla fermata della stazione Whitechapel della metropolitana di Londra, i tanti turisti italiani del ponte di Ognissanti, diretti al mercatino di Spitalfields o alle gallerie d’arte della zona, sono rimasti perplessi davanti all’insegna: era scritta in una lingua incomprensibile e non solo per un italiano ma per qualsiasi cittadino occidentale. Il nome della stazione è stato scritto in bengalese.
Il voto di Londra
La TFL, la società della metro di Londra, di “proprietà” del sindaco, ha deciso di cancellare la storica insegna in inglese, per favorire una minoranza etnica asiatica, al 90% musulmana. Da giorni infuria la polemica: gli strali hanno preso di mira il primo cittadino, Sadiq Khan, reo di snaturare la città e l’identità britannica.
Khan è già un sindaco dei record: è in carica da 11 anni, mai nessuno come lui, ma soprattutto è il primo sindaco musulmano di una capitale occidentale.
Le due cose hanno un legame: il 55enne figlio di immigrati pakistani, alle ultime elezioni del 2024 che lo hanno incoronato per un terzo mandato, ha ottenuto 1 milione di voti, su un totale di 8 milioni di abitanti di Londra. La medesima città conta 1,3 milioni di musulmani. Non esiste uno spaccato statistico del voto, ma è molto probabile che la comunità islamica abbia votato in massa il “suo” candidato. E lui ricambia coccolando il suo elettorato, incurante delle polemiche.

Da oggi, però, Khan non è più il solo a condividere il primato: a New York è stato eletto il primo sindaco musulmano, Zhoran Mamdani. Le due città principali metropoli dell’Occidente, i due motori politico ed economico dell’anglosfera, sono guidate da islamici di origini extra-europee: è la prima volta nella storia.
Racconto di due Città
La notte del 4 novembre, a New York, ha segnato la storia degli Stati Uniti. Fa scalpore che a farlo sia la medesima città dell’11 settembre del 2001, data entrata anch’essa nella storia ma per motivi opposti: 9/11 ricorda il più grande attacco terroristico islamista di sempre, la distruzione delle Torri Gemelle.
Charles Dickens, il grande scrittore inglese dell’800, scrisse l’unico suo romanzo storico della sua vita, Tale of Two Cities, dove raccontava le vicende contemporanee di Londra e Parigi, durante gli anni del Terrore giacobino, dopo la Rivoluzione francese. Due secoli dopo, Londra e New York sono appaiate in un’altra rivoluzione, quella dei primi cittadini islamici: negli ultimi venti anni, le due città hanno vissuto vite parallele con scatti e rincorse.
New York è stata la prima città del mondo occidentale a subire un attacco islamista, da parte di Osama Bin Laden. Quattro anni dopo, il 7 luglio del 2005 (giorno nero ricordato come il 7/7), quattro terroristi islamici si fecero saltare in aria simultaneamente su varie linee della Tube causando 52 morti. Il pugno duro del presidente George Bush Jr. e quello del sindaco Rudolph Giuliani mantennero la città e il paese al riparo da altri attentanti, mentre Londra è passata attraverso uno stillicidio che è culminato, nella notte del 3 giugno 2017, nella strage di Borough Market, nella zona della movida di Londra, vicino London Bridge. I responsabili di questi attacchi sono risultati essere tutti musulmani britannici. E i cittadini musulmani sono anche coloro che hanno contribuito a fare di Khan lo Zar “eterno” di Londra, con risultati pessimi per la città.
Il disastro di Khan
Sui social media inglesi, LinkedIn in testa, è un pullulare di articoli, commenti e post sul declino di Londra: costosa, invivibile, pericolosa, degradata. Al netto della tara che va fatta al “vomitatoio” dei social media, è comunque un segnale: appena cinque anni fa nessuno si sarebbe sognato di parlare male di Londra, era una città opulenta, ben tenuta, con servizi pubblici eccezionali, pulita e ordinata.
Negli anni del sindaco Khan, invece, il peggioramento è palpabile e i numeri mettono impietosamente a nudo il fallimento: 14mila accoltellamenti l’anno scorso, con un balzo del 20%; e quasi 100mila casi di rapine e furti, un numero record. Le razzie nei supermercati sono la normalità, mentre l’ultima moda tra i giovani balordi è noleggiare le bici pubbliche (quelle elettriche Lime che vanno più veloci), indossare un passamontagna, salire sui marciapiedi e strappare i telefonini di mano alle persone che camminano per poi fuggire: lo fanno a Oxford Street o nella City, non in qualche sobborgo di estrema periferia. Nei primi sei mesi del 2025 ci sono stati 101 omicidi, in media uno ogni due giorni. Quartieri come Tower Hamlets, peraltro centrale proprio dietro Tower Bridge, sono diventati zone off-limits per la polizia, come lo era Harlem negli Anni ’80.

La medesima Tube, da sempre vanto della città, è oggi sotto continuo ricatto dei sindacati, con proteste continue culminate nello sciopero di una settimana lo scorso settembre: mai nella storia del paese i lavoratori si erano astenuti così a lungo da un servizio pubblico, peraltro non per motivi seri.
Nel frattempo, per risollevare un’economia in affanno, il sindaco ha approvato 600 permessi edilizi per i prossimi 10 anni: a Londra sarà un boom di grattacieli ma rischiano di rimanere vuoti o di non vedere mai la luce se i paperoni globali, su cui la città (nel bene e nel male) ha fatto la sua fortuna, scappano: l’anno scorso 12mila super-ricchi hanno lasciato Londra (per Dubai o Milano) e quest’anno pare che saranno ancora di più: oltre 16mila.
L’amministrazione Khan ha incrinato l’aura di Londra come metropoli attraente, esemplare ed efficiente. Eppure il sindaco musulmano è stato rieletto per ben due volte.
«Benvenuti a Londra»
Mentre l’area liberal progressista newyorchese, che odia ferocemente il suo concittadino Donald Trump (nato ad Astoria, quartiere popolare di Long Island), acclama il musulmano Mamdani come una nuova speranza per l’America, a Londra il medesimo establishment si è infuriato per una provocatoria pubblicità comparsa nella medesima Tube che abolisce l’inglese: il comico Ricky Gervais reclamizza una vodka, indossando un giubotto anti-accoltellamento sovrastato dalla scritta “Welcome to London”. Una decina di giorni fa, il sindaco Khan non ha nascosto la sua felicità quando ai tifosi israeliani del Maccabi, la squadra di calcio di Tel Aviv, è stato deciso di impedire l’ingresso allo stadio, tra un mese, per la partita contro l’Aston Villa, di Birmingham: dilaga anche l’antisemitismo. Peraltro, lo stesso Trump aveva attaccato tempo fa Khan sul degrado di Londra: ora dovrà preoccuparsi del sindaco della prima città del suo paese. Anche New York farà la fine della capitale britannica?

Il tandem Islam-Sinistra
Dopo 10 anni dalla apripista Londra (Khan fu eletto per la prima volta nel 2016 e poi rieletto nel 2020 e ancora l’anno scorso), anche New York avrà come primo cittadino un musulmano, apertamente di sinistra (radicale). Un nuovo fenomeno politico si sta affacciando nel panorama politico delle democrazie occidentali: la sinistra islamista, il progressismo musulmano, concetto contraddittorio di politologia: Michael Gove, il direttore del settimanale The Spectator ed ex parlamentare Tory, definisce questa alleanza “Islamo-Socialista” gli “Ultras”: “Nel parlamento di Westminster – commenta – siedono oggi 4 deputati islamici, appartenenti alla sinistra radicale: non era mai successo nella storia della Houses of Parliament di avere questo tipo di estremisti”. Ironia della sorte, la sera del 5 novembre a Londra si festeggia la Bonfire Night, la notte del tentato golpe di Guy Fawkes nel ’600: un gruppo di insurrezionalisti cercò di far saltare in aria proprio il Parlamento. Il motivo, anche allora, era religioso.
7/7, Accoltellamenti, Bonfire Night, elezioni, Guy Fawkes, Mamdani, Michael Gove, New York



