L’Europa della BERS, da Londra, punta all’Africa per frenare la Cina

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A Canary Wharf, il quartiere della finanza di Londra, tra i tanti grattacieli, ce n’è uno più speciale degli altri. E’ al 5 di Bank Street, è un alto palazzo a trapezoidale che si affaccia sul Middle Dock, dei laghi artificiali che una volta erano il porto merci della città. Lì c’è la sede della EBRD (European Bank for Reconstructiona and Deveolpment), in italiano la BERS (Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo).

Una banca speciale

E’ un banca speciale: non ha sportelli, non apre conti correnti a persone comuni e non eroga carte di credito o bancomat. Fu fondata nel 1991, a Parigi, per dare finanziamenti agli ex paesi sovietici, dopo la caduta del Muro di Berlino. Oggi è una delle grandi banche sovranazionali che erogano prestiti a paesi e aziende: nei primi decenni di vita si era concentrata perlopiù sui paesi dell’Europa dell’Est, ma ha poi allargato la sua sfera d’azione. Fino a oggi ha erogato 210 miliardi di Euro di presiti, in oltre 7mila progetti.

In questi giorni, il grattacielo ospita la 34esima Assemblea Annuale della banca. È la prima volta, in quasi un decennio, che l’evento si tiene nella sede centrale, riunendo gli azionisti (75 paesi più la Ue più la BEI, Banca Europa per gli Investimenti), funzionari governativi, dirigenti aziendali, rappresentanti della società civile e media, per discutere di urgenti questioni economiche globali e approvare il bilancio.

Per il 2024, la BERS ha registrato un solido utile netto di 1,7 miliardi, dopo i 2,1 miliardi del 2023. Questa performance è stata trainata dagli interessi sui prestiti, dai rendimenti degli investimenti azionari e dalla gestione della tesoreria. Nonostante un leggero calo dell’utile netto dovuto ai maggiori costi di finanziamento, la Banca mantiene un rating creditizio tripla A con outlook stabile da parte delle principali agenzie di rating. Più che le voci del conto economico, profitti o perdite, sono importanti i finanziamenti che eroga: l’anno scorso i total asset della banca (impieghi e capitali) sono 71 miliardi di cui circa 60 prestati a paesi e aziende.

La sede della EBRD

Allargamento in Africa e Medio-Oriente

Più dei numeri, però, l’assemblea del 2025 sarà ricordata per un emendamento all’articolo 1 dell’accordo istitutivo della BERS, che consente l’espansione delle sue operazioni. La Banca Europea entrerà nell’Africa subsahariana e in Iraq. E’ un passo storico, che segna l’allargamento della banca: è anche una mossa geopolitica di peso perché significa entrare nel continente più strategico per i prossimi decenni, in paesi come Nigeria, Kenya, Senegal e Ghana. E’ anche un modo per frenare lo strapotere della Cina che già da anni ha messo le mani (ossia prestiti) in Africa. L’Iraq è, a sua volta, un’altra pedina importante nello scacchiere mediorientale, oggi più che mai diventato sensibile e delicato: dopo le due guerre portate dall’Occidente per deporre Saddam Hussein, il paese è rimasto al palo ma oggi si trova proprio in mezzo tra Israele e Iran, le due superpotenze della zona, a rischio conflitto.

Due italiani a Canary Wharf

Piccola curiosità statistica: all’assemblea del 2025, l’Italia è unico paese al mondo ad avere due rappresentanti. Il governo di Roma, che ha un rappresentante permanente, si appoggia a Manuela Nenna. Ma c’è un altro connazionale: Maurizio Bragagni, aretino di Pieve Santo Stefano (nome che a molti ricorderà la Prima Repubblica perché è il paese natale di Amintore Fanfani), console della Repubblica di San Marino a Londra e “alternate governor” della più antica repubblica al mondo presso la BERS. Ulteriore curiosità: Bragagni, insignito del titolo di OBE (Officer of the British Empire) dalla Regina Elisabetta II e in un Queen’s Award per la sua azienda, non è nemmeno un banchiere o economista ma un industriale.

Maurizio Bragagni, imprenditore italiano e alternate governor della Repubblica di San Marino presso la EBRD

Londra, capitale finanziaria d’Europa

La potenza economica della BERS che è sempre rimasta a Londra, nonostante la Brexit. E’ la dimostrazione di come la City rimanga il centro della finanza in Europa, di come l’addio alla Ue non abbia scalfito il ruolo della capitale britannica come snodo centrale del mercato dei capitali. La tanto paventata Apocalisse del paese non c’è stata. Piccola ironia della storia: a capo della BERS, per tradizione, c’è sempre un banchiere francese, eredità parigina della creazione della banca: attualmente è la signora Odile Renaud-Basso. Anche la Francia acerrima nemica del Regno Unito e antiBrexit fino al midollo, deve inginocchiarsi al ruolo di Londra e andare in pellegrinaggio fino a Canary Wharf.

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