In Italia è un’Odissea per i passaporti. A Londra, invece, 33mila nuovi documenti

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Per l’Immacolata, la festa che in Italia apre la stagione delle feste, quest’anno con annesso ponte, una grossa fetta di Belpaese si è riversata a Londra: migliaia i turisti in giro per la città. Viaggio non banale per un italiano perché, dopo la Brexit, serve il passaporto per entrare nel Regno Unito. Non sarebbe un grande ostacolo in sè, il passaporto, ma per motivi tuttora oscuri, gli italiani hanno un qualche rifiuto verso il libretto dalla copertina rossa: siamo la nazione con la più bassa percentuale. Ora si è aggiunto un motivo in più: anche volendo, oggi in Italia è praticamente impossibile ottenere un passaporto.

Odissea nella burocrazia

Anche un semplice documento di identità, in Italie è un’Odissea, una lotta titanica contro la burocrazia, la lentezza e i disservizi: c’è in media quasi un anno di attesa. Nei giorni scorsi, Il Sole 24 Ore ha rivelato numeri da Terzo Mondo: 10 mesi di attesa in media, da Aosta a Siracusa. Tutte le grandi città in netto peggioramento, l’osannata Milano in testa, con i casi limite di Genova, dove non c’è disponibilità di appuntamenti a un anno, e le piccole oasi felici, ma che sono le classiche rondini senza primavera, di Perugia e Pescara.

L’eccezione di Londra

Londra invece, anche Italia va contro concorrente. Anche quando si tratta della medesima Pubblica Amministrazione italiana. Dentro agli uffici del consolato generale d’Italia, la Harp House, un moderno edificio a Farringdon, a due passi da Ludgate Circus, l’incrocio tra St. Paul’s e Blackfriars, dove un tempo c’era la porta d’ingresso alla colonia romana dell’antica Londinium, la macchina dei passaporti va a pieno regime. Con 378mila italiani residenti (su un totale di 450mila ufficiali e 700mila ufficiosi), Londra è grande quanto Firenze ma funziona molto meglio. Nel 2023, su numeri non definitivi visto che l’anno non è ancora chiuso, l’ufficio pubblico ha emesso la bellezza di oltre 33mila passaporti, al ritmo di 3mila al mese (2.700 nel mese di Novembre): l’incremento sul 2022 è stato dell’11%, già molto di suo ma addirittura incomparabile rispetto all’arretramento delle città italiane.

È sempre colpa della Brexit

Paradosso, se l’Italia è un disastro nei passaporti, la colpa è della Brexit. Siccome ora è appunto necessario il documento per entrare, mentre prima bastava la banale Carta d’Identità, questo avrebbe “ingolfato” le prefetture italiane. Non se ne capisce il nesso: il passaporto serve per entrare in tutti i paesi del mondo. Non è necessariamente, ma soprattutto una persona avrebbe potuto averlo da ben prima dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. Ma l’Italia è il paese delle scuse e delle auto-assoluzioni. E dunque ecco che pure la Brexit viene pure tirata in ballo per giustificare le lentezze della Pubblica Amministrazione: in Italia un passaporto non arriva? Tutta responsabilità di un altro paese, come se fossero i funzionari inglesi a emettere i documenti italiani. Peraltro anche i cittadini di tutti gli altri paesi europei hanno bisogno del passaporto per entrare nel Regno Unito: anche loro, dunque, avranno avuto un picco di richieste di passaporti. Eppure non si hanno notizie di rallentamenti o ritardi.

La Brexit, al contrario, ha dato una mano proprio all’Italia. Proprio l’impennata di richieste, anche a Londra, dopo il 2020, ha costretto i funzionari del consolato far lavorare meglio gli uffici, per stare dietro alle maggiori pratiche.

Storia di un risanamento

Per anni, il consolato italiano a Londra è stato il bersaglio di critiche feroci e polemiche. Da circa un anno, ha avuto un balzo in avanti: il nuovo console Domenico Bellantone ha dato una grossa spinta alla macchina amministrativa. Ha anche aiutato l’inaugurazione di un nuovo consolato, a Manchester, che copre l’area delle Midlands, sgravando così Londra.

La capacità di un consolato si misura proprio sui passaporti: mentre in Italia il numero di passaporti emessi scendeva pericolosamente, arrivando allo zero in alcune città, a Londra nel 2023 il numero di passaporti emessi a Londra è addirittura aumentato. C’è un efficiente sistema di prenotazione on-line, prima disastroso, e i tempi di attesa si sono molto ridotti. Il merito è anche della novità dei “Walk-In“: in alcuni giorni si può andare in consolato senza appuntamento per rifare il passaporto. È stato poi introdotto anche il Passaporto a distanza: i consoli onorari vanno a casa delle persone che non possono muoversi. Questo banale espediente ha consentito di rilasciare 36mila passaporti quest’anno in tutto il Regno Unito (inclusi, Scozia, Cornovaglia e Irlanda del Nord). La macchina consolare di Londra macina risultati inimmaginabili in Italia.

Il console generale d’Italia a Londra, Domenico Bellantone: 33mila passaporti emessi nel 2023

A certificare i numeri del primato degli uffici britannici, il premio inglese della rivista Embassy Network al medesimo Bellantone come “Miglior Console” dell’anno tra tutti quelli stranieri presenti a Londra. Al di là dei riconoscimenti, che possono anche essere auto-referenziali, il miglior premio è quello dei cittadini: fino all’anno scorso, le recensioni di Google, il parametro che oggi di più approssima l’opinione pubblica, erano impietose con un punteggio di appena 1 stella, veramente pessimo. Oggi il “rating” è di 3 stelle, figlio di una media di recensioni a 4 stelle dell’ultimo anno che hanno fatto salire il valore complessivo.

Il futuro tech e AI del consolato

Proprio per il suo ruolo di apripista, in quanto consolato più popoloso del mondo per la Farnesina, Londra sarà anche la prima a lanciare nuovi servizi digitali e tecnologici: il più futuribile è la App “Gaia”, un sistema interattivo che usa AI, l’intelligenza artificiale, per dialogare col cittadino e snellire le procedure consolari (visti, documenti, ecc.). Londra sarà anche la sede pilota per testare il chatbot, un nuovo servizio di assistenza clienti online, gestito dal computer.

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