Gli italiani si mangiano Napolina, gli spaghetti più famosi in Uk e sognano la Borsa di Londra

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Gli spaghetti più famosi d’Inghilterra diventano italiani. Il gruppo alimentare Newlat, che a dispetto del nome inglese è italianissimo di Reggio Emilia (e guidato da un salernitano, Angelo Mastrolia), dopo mesi di trattative, ha comprato il gruppo alimentare Princes Food. E’ un nome che non dice niente a nessuno, nemmeno agli inglesi. Ma non c’è persona in Inghilterra, dalla massaia di Aberdeen allo studente di Brighton, che non conosca Napolina: è la marca di pasta e passate di pomodoro per eccellenza nel Regno Unito. Ogni cittadino britannico ha almeno una volta nella vita mangiato un piatto di spaghetti Napolina, di proprietà della Princes Food.

Napolina è quello che in Italia è la Barilla, una specie di monumento nazionale. Chiedete a qualsiasi massaia, ammesso che esistano ancora, ma anche a qualsiasi italiano che viva in Inghilterra da abbastanza tempo, e vi dirà che i prodotti Napolina, sconosciuti a chiunque viva oltre il canale della Manica, sono tra i migliori di tutto il paese. Il rapporto qualità prezzo è imbattibile: la pasta non scuoce, il pomodoro non è acido. “Good value for money” come dicono qui.

Il segreto è che il prodotto viene dall’Italia: Napolina, fa fare tutto a Foggia da dove importa il prodotto finito da un terzista. E’ un esempio di private label (aziende che producono per altri marchi) di successo; e anche di “Made in Italy” mascherato da una proprietà anglosassone.

L’imprenditore Angelo Mastrolia

Dall’Italian Sounding al Reshoring

Napolina è un curioso caso di italian sounding: l’azienda è di Liverpool e vende prodotti tipici italiani con un nome italiano, ha la sagoma del Vesuvio sul logo, ma non produce nel Regno Unito, ma in Italia il che la rende uno strano ibrido. Ora potrebbe finire in mano italiana, mettendo fine a un equivoco. La storica azienda, nata nel 1965, tornerebbe a casa: proprietà tricolore per un prodotto italiano e a nome italiano (ma che fino a oggi era legalmente inglese): un reshoring al contrario, dove non si sposta la produzione ma l’azionista.

Negli ultimi anni, Napolina è stata di proprietà della multinazionale giapponese Mitsubishi, dentro la holding Princes Foods, società ancor più storica (è nata a fine dell’800) che raccoglie vari marchi alimentari da supermercato nel Regno Unito. Tutto il gruppo Princes fattura circa 1,45 miliardi di sterline.

Il Liver Building, famoso edificio di Liverpool, sede della Princes Foods

Tu quoque, Parmalat?

Anche la storia di Newlat è interessante: l’azienda non è altro che un pezzo della vecchia Parmalat di Calisto Tanzi, di cui casualmente quest’anno cade il 20esimo anniversario del fallimento. Venne creata nel 2004 come “contenitore” per una serie di marchi del latte che il gruppo di Parma aveva comprato nel tempo: Polenghi Lombardo, Ala Zignago, Giglio e Torre in Pietra. Nel 2008, dopo che la Parmalat era uscita dal crack, l’autorità Antitrust ne impose la cessione al prezzo simbolico di 1 euro, a costo di accollarsi il debito. Si fa avanti una finanziaria di Lugano, la TMT Finance SA, fondata dall’imprenditore Mastrolia, che negli anni successivi ha progressivamente rilevato stabilimenti e marchi storici del settore agroalimentare italiano, tra cui la pasta Delverde e lo storico marchio Buitoni, comprato dalla Nestlè che a sua volta l’aveva rilevato, assieme al cioccolato Perugina, da Carlo De Benedetti dopo la falimentare scalata alla SG Belgique.

Le passate di pomodoro Napolina

Fin qui, le buone notizie. A guardare i numeri, qualche dubbio sulla stabilità finanziaria viene: il gruppo Newlat (nome terribile che mescola inglese e italiano) fattura circa 750 milioni di euro. Non poco, per un’azienda italiana che peraltro è l’unico gruppo alimentare di peso quotato in Borsa. Ma forse tutto questo non è abbastanza per conquistare Princes Foods che fattura più del doppio. Quando la preda è grande due volte il predatore, i timori si insinuano: come finanzierà Newlat un’operazione così impegnativa? Forse a debito (cosa non facile in un mercato di tassi alti) e magari facendo Princes a pezzi e vendendo i marchi meno interessanti per raccogliere liquidità. Con debiti una volta e mezzo il margine lordo (80 milioni di euro su 50), la società potrebbe anche andare “a leva”, ma oggi il costo del denaro, e degli interessi passivi, è molto alto.

La “regolarizzazione” di Napolina è una buona notizia per l’agroalimentare italiano, che si internazionalizza e mette fine a marchi finto-italiani, ma per Mastrolia rischia di essere un boccone finanziariamente troppo grande? Intanto, in una intervista al Sole24 Ore, l’imprenditore ipotizza di quotare la nuova Newlat con dentro gli spaghetti Napolina anche alla Borsa di Londra: sarebbe dunque un caso di doppia quotazione (Double Listing).

Dettagli di questa ipotetico sbarco in Borsa, che sarebbe la terza società italiana a quotarsi a Londra (dopo Luxottica e FCA che però ormai sono due gruppi sovranazionali, Essilor e Stellantis) o anche la prima italiana in senso stretto (come sede legale), ancora non ce ne sono, ma Mastrolia intanto ha già deciso che il gruppo si chiamerà New Princes.

Una quotazione anche a Londra, Potrebbe essere un modo efficace per il gruppo per finanziare la scalata di Liverpool e ridurre il debito. Anche negli uffi del LSEG, il London Stock Exchange, gongolano all’idea: il debutto di una nuova azienda nella mora gora del listino l’indice, fermo nel 2024 e bisognoso di un po’ di vivacità, sarebbe manna dal cielo. E sarebbe, anche, uno smacco per Euronext e la narrativa Anti-Brexit: dopo l’addio all’Unione Europea, un’azienda italiana che invece di andare a quotarsi a Parigi e dentro l’Europa, decide di bussare alla porta dei “traditori” inglesi.

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