Roma festeggia i 150 anni di Churchill, sotto l’ombra di Giulio Cesare

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Un giorno di Sant’Andrea, patrono della Scozia, il 30 Novembre di 150 anni fa, proprio pochi giorni fa, nasceva Winston Churchill, l’inglese che salvò l’Europa dal Nazismo e dal socialismo reale. Al di là delle simpatie politiche e soprattutto alla luce della miseria umana che affolla l’arena politica, il primo ministro della Gran Bretagna è un gigante inarrivabile. Oggi, non si trovano manco i nani, per i quali si possa sperare che salgano sulle sue spalle, come piaceva al filosofo del XII secolo Bernardo Di Chartres.

Le spalle dei giganti

Nel Medio Evo non pensavano di essere dei fenomeni ma semplicemente sfruttavano la grandezza culturale, dell’antichità classica, quella di Atene e di Roma. Churchill, dal canto suo, lo si può considerare l’ultimo “Uomo del Rinascimento”, nel senso della vastità di interessi e per il Latino di cui era imbevuto (a lui si deve l’invenzione della parola summit come incontro tra politici): prima di diventare Sir, Winston è stato tante persone, e lo statista, paradossalmente, fu l’ultimo. Soldato nelle colonie dell’Impero Britannico, dove nei momenti di noia legge gli storici Tucidide e Edward Gibbon, giornalista corrispondente di guerra (per pagarsi le bollette), scrittore di libri, conferenziere, parlamentare, avventuriero, stratega militare, inventore di apparati bellici (come i blocchi di cemento per i porti temporanei, il cosiddetto Mulberry Harbour), grande bevitore e altrettanto fumatore, persino muratore (ci costruì da solo i muretti della sua casa di campagna di Chartwell, nel Kent.

Commemorazione di Churchill a Palazzo San Macuto, Roma.

Se oggi potete leggere questo blog, e ancor di più se siete liberi di criticarlo, perché non siamo nella Cina che vieta internet, è per merito di Churchill. Se l’Europa non è diventata la distopica Fatherland immaginata da Robert Harris è per merito della testardaggine di questo pingue e glabro inglese che “non aveva ma vissuto un giorno della sua vita da sobrio, ma nemmeno da ubriaco”.

Che poi anche l’Occidente sia finito in una ControRiforma, un’epoca di suicidio culturale, di censura sociale e di paura di dire la verità, è un altro conto.

150 candeline a Roma

Lo statista è stato ricordato a Roma, a Palazzo San Macuto da due churchillologi inaspettati: Carlo Nordio e Carlo Calenda. L’evento è stato organizzato dalla ICS (International Churchill Society) Italia, con un video salo ure di Randolph Churchilll, il nipote dello statista,Il ministro della Giustizia, che la scorsa estate ha pubblicato una biografia di Churchill a puntate sul Foglio diretto da Claudio Cerasa, e il senatore di Azione sono due fanatici del politico inglese che fanno a gara a chi ne sa di più sul personaggio.

Dell’uomo dell’Ora più Buia, Nordio ha ricordato il momento fatidico del tentato armistizio con la Germania di Hitler, per il tramite di Benito Mussolini, che fu rifiutato, cambiando per sempre il corso della Storia. Il Ministro ha snocciolato aneddoti sulla wicked wit “arguzia salace” di Churchill, come quando dovendo ricevere un ministro antipatico, ed essendo seduto alla maniera di Enrico VIII, rispose che poteva “maneggiare solo uno str… alla volta”, uno essendo il prodotto biologico di “quel che si trangugia”, l’altro il suo ospite.

Oppure quando, catturato durante la Guerra dei Boeri (i coloni olandesi in SudAfrica), riuscì a evadere, tornò in patria da errore di guerra e si arrabbiò perché i Boeri avevano messo su di lui una taglia troppo bassa, offensiva.

Il senatore Calenda ha profuso un elogio della “Storia dei Popoli di Lingua Inglese“, monumentale opera storica che rivendica il primato della politica che oggi, nel mondo della tecne della turbofinanza, sarebbe necessario. Davanti ai relatori, ad ascoltarli una platea composta da Lord Llewellyn, l’ambasciatore inglese in Italia, con un passato nel Cabinet di Margaret Tatcher, l’unica vera erede di Churchill; David Freeman, direttore editoriale della rivista Finest Hour; l’onorevole Simone Billi, deputato per gli Italiani all’Estero.

Politicamente Scorretto

Un personaggio come Churchill, immenso nella storia dell’umanità, nel mondo buonista, politicamente corretto e inclusivo di oggi sarebbe poco più di uno sbandato, uno che nonssrnab stoaeo nemeo a conadairi alle lelzini comunali del più speduor villaggio della highlands scozzesi. Il brillante Daniele Capezzone, direttore editoriale di Libero, ha sottolineato il dannoso controsenso del buonismo progressista dominante: coi canoni di oggi, Churchill sarebbe bollato come un misogino, sovranista, razzista, imperialista, guerrafondaio e alcolizzato. Per fortuna, a quei tempi, l’identikit del perfetto statista non era tarato su Kamala Harris, altrimenti oggi avremmo la svastica a sventolare in tutta Europa.

Un genio esploso tardi

La vita di Churchill dimostra che il successo e la gloria possono arrivare a tardissima età, contrariamente al giovanilismo imperante oggi, figlio del mondo iper-tecnologico che venera le start-up come una religione.

La fama di Churchill è legata alla Seconda Guerra Mondiale, al celeberrimo discorso del “combatteremo su ogni spiaggia”, we shall fight on every beach. Questo, però, fu solo una piccola parte finale della sua carriera, pochissimi anni di vita preceduti da decenni di insuccessi e disastri, tra cui la disfatta dei Dardanelli (gli inglesi la chiamano la sconfitta di Gallipoli) quando era Primo Ammiraglio della flotta, durante la Prima Guerra Mondiale. Fu una tale disastri che già allora la sua carriera politica era ritenuta stroncata per sempre. Winston era già vecchio e finito quando fu scelto per salvare il paese nell’ Ora più Buia. E molti in Parlamento erano scettici: pensavano che non fosse per nulla adatto al ruolo.

Giulio Cesare assassinato, nel famoso dipinto di Jacques Louis David

Ave Giulio, Winston te salutat

Churchill non ebbe mai rapporti con Roma, nè ci sono aneddoti che lo legano alla Città Eterna. Ma, ha notato giustamente l’onorevole Nordio, è stato il vero erede di Giulio Cesare: l’antico condottiero è stato l’unico ad assommare insieme i mestieri di leader militare, politico, storico e scrittore: come lui, 2mila anni dopo, dopo Churchill. Il De Bello Gallico le Memorie & Avventure del personaggio inglese sono gli unici due testi fondamentali nella storia d’Europa. E l’amore per il Latino gli permise di costruire quella retorica con cui animò il paese verso la vittoria.

Piccola nota statistica: Churchill fu il primo premier dell’allora giovanissima e debuttante Regina Elisabetta II.

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