Prove di pace sul cemento di Gubbio, conteso tra Londra e Cucinelli-Vacchi

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E’ tempo di (faticose) prove di pace all’interno della famiglia Colaiacovo di Gubbio, proprietaria del gruppo cementiero Colacem, improvvisamente diventato glamour e finito al centro di appetiti locali e internazionali mentre i vari rami familiari, ai ferri corti da quasi venti anni (dopo un presunto scandalo di opere d’arte rubate e un’accusa, infondata, di complotto di una parte della famiglia).

A un anno dal corteggiamento del colosso americano One Equity Partners (OEP),  che da Londra aveva avanzato un’offerta faraonica da 1,6 miliardi di Euro, lo scenario della vendita a uno straniero del terzo produttore italiano di cemento, è definitivamente tramontato.

Allo stesso tempo, i vari rami dei 4 fratelli fondatori (Pasquale, Giovanni, Franco e Carlo), spaccati in due fronti e in stallo da tempo perché ognuno ha il 25% della Financo, la società capofila che controlla il gruppo: dunque ciascun fronte ha il 50% e può bloccare l’altro.

La sede del gruppo Financo-Colacem a Gubbio

Nuovi Segnali

Anche se nulla è trapelato all’esterno della riservata famiglia umbra, che ha di recente visto l’erede Maria Carmela, sorella del co-amministratore delegato Ubaldo eletta presidente del Sole 24 Ore, alcuni segnali lasciano intuire trattative in corso. Lo scorso 11 Luglio si è tenuta l’assemblea della Financo, diviso da una Cortina di Ferro tra il gruppo del cavaliere Carlo, patron dell’azienda e ad, con Ubaldo e Maria Carmela; e quello di Giuseppe, vice-presidente, e la cugina Francesca, co-ad con alcune deleghe specifiche. È stata un’assemblea fuori tempo massimo perché era chiamata ad approvare il bilancio del 2023, ormai “scaduto” da più di un anno. Ma nemmeno stavolta è arrivato il disco verde: la famiglia ha ancora rinviato l’approvazione. Arriveranno sanzioni per la holding, ma il segnale tra le righe è ben altro: l’anno scorso i due rami di Giuseppe e Francesca avevano fatto ostruzionismo, votando contro l’approvazione del bilancio, rimasto in sospeso.

L’ostruzionismo sul bilancio era stata una mossa all’interno di una più ampia strategia per il futuro dell’azienda: a inizio del 2024, il medesimo Giuseppe, che nel suo passato vanta anche un ruolo di consigliere nella banca d’affari MCC e la quotazione in Borsa della società tecnologica Go Internet, aveva stretto un accordo con l’amico e corregionale Brunello Cucinelli, il Re del Cashmere,  e la celebrita’ dei social media Gianluca Vacchi. La “Strana Coppia” gli aveva erogato un finanziamento da 100 milioni di Euro che aveva scatenato il panico in azienda e nella piccola città umbra: era in ballo il futuro stesso della Colacem che di fatto è il più grande datore di lavoro locale.

Maria Carmela Colaiacovo, presidente del Sole 24 Ore, e il fratello Ubaldo, amministratore delegato di Colacem

Dopo l’arrivo dei due cavalieri bianchi, era spuntata l’offerta (non vincolante) del fondo d’investimento americano (che in Italia ha rilevato la società COMAU del gruppo Stellantis della famiglia Agnelli), anch’esso ritenuto vicino al ramo di Giuseppe. L’offerta era di quelle che, a prima vita, non si possono rifiutare perché valorizzava la cementeria Colacem a un prezzo stratosferico, mai visto prima. Ma per il ramo di Carlo e Ubaldo non era solo una questione di soldi, ma anche di responsabilità sociale, e hanno declinato la pur generosa avance. Inoltre, il medesimo fronte agguerrito aveva anche lanciato un attacco sul fronte giudiziario, invocando davanti al Tribunale di Perugia una liquidazione della holding Financo.

Un anno dopo quelle notizie-bomba, il “semplice” rinvio del medesimo bilancio, che invece era stato bloccato 12 mesi fa, lascia intuire che il ramo di Giuseppe e Francesca sia disposto a trattare un accordo, altrimenti avrebbe bocciato di nuovo lo stesso documento, a quel punto aprendo una crisi davvero grave.

Il prezzo per uscire dall’azienda

Questo approccio più docile si può forse spiegare con due motivi: il primo, oggettivo, è che l’offensiva giudiziaria di Giuseppe non ha avuto successo. Il tentativo di far mettere in liquidazione la cassaforte di famiglia, perché spaccata a metà e impossibilitata ad approvare il bilancio è stata per due volte respinto dai giudici: la prima volta a fine 2024 e poi, nei mesi mesi scorsi, pure il successivo ricorso in appello. A questo punto, la strada della liquidazione, che peraltro avrebbe avuto conseguenze preoccupanti per l’azienda, è definitivamente tramontata.

La famiglia Colaiacovo: i fratelli Giovanni (scomparso), Pasquale, Carlo e Franco (scomparso)

Il secondo, più ipotetico, è che Giuseppe e Francesca siano disposti a vendere le loro quote e farsi liquidare, per sistemare le loro posizioni personali. Nel caso di Giuseppe anche forse per rimborsare il prestito del duo Cucinelli-Vacchi, i cui termini non sono stati resi noti, che di fatto è un debito che grava sul suo bilancio; per Francesca, forse, per volontà di uscire dall’empasse e incassare un tesoretto tale da garantire un futuro da imprenditrice.

In entrambi i casi, e più in generale come sempre accade quando ci sono aziende familiari con molti azionisti in lotta tra loro, la soluzione si riduce sempre a un tema di prezzo: si tratta di vendere il 50% della società madre all’altro 50%. E’ un impego finanziario notevole per il ramo di Carlo e Ubaldo ma che avrebbe l’indubbio vantaggio di porre fine a una guerra che si trascina da 15 anni.

Secondo indiscrezioni, Giuseppe avrebbe chiesto 500 milioni di Euro per la sua quota, il che implica una valutazione dell’intero gruppo di 2 miliardi, addirittura più alta di quella del fondo OEP (che pure era stata rifiutata). Per l’altro ramo significherebbe dover liquidare i fratelli-cugini versando 1 miliardo. Forse troppo, pure per la potenza economica della famiglia Colaiacovo.

Analizzando il mercato, poi, i colossi italiani come Buzzi Unicem e Cementir quotano in Borsa 3,5-4 volte il loro margine operativo lordo, secondo un recente studio della casa d’affari Intermonte. La Financo nel 2024 si stima abbia avuto avuto un margine di 250 milioni, il più alto di sempre, ma non può essere valorizzata agli stessi multipli dei due concorrenti, più grandi e globali come attività. Tuttavia, anche volendo usare lo stesso parametro, si arriverebbe a una valutazione intorno o addirittura inferiore al miliardo.

A Gubbio, sarà l’estate dei numeri per trovare una quadra alla saga della famiglia Colaiacovo.

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