Crollo dei Tory e fine del Regno Unito? No, è solo una Sconfitta di Pirro per Boris.

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Nel palazzo novecentesco, con una scalinata in legno, del municipio di Wandsworth, quartiere di Londra decine di scrutatori, tutti con indosso una maglietta grigia “Election2022“, e ditali di plastica su indice e pollice per contare i fogli, vagliano le schede elettorali: la compostezza britannica dello scrutinio, sconosciuta alla sciatteria dei seggi elettorali italiani, nasconde, però, un terremoto. Decine di giornalisti sono arrivati in questo sconosciuto e snobbato municipio di zona, per assistere allo spoglio. Non ce n’erano mai stati così tanti. Wandsworth è diventato all’improvviso uno snodo cruciale della politica inglese: segna la fine del lungo dominio conservatore sulla Gran Bretagna.

Scrutatori al lavoro al seggio di Wandsworth, Londra sudovest

I Tory perdono la loro roccaforte

Per 40 anni questo quartiere a sud del Tamigi è stata una roccaforte dei Tory, anche perché il seggio comprende il prestigioso quartiere di Richmond, sede di Wimbledon ed enclave della Upper Class britannica (il baronetto Mick Jagger vive lì, tanto per fare un esempio). Ma la lunga notte elettorale ha dato: il partito conservatore del premier Boris Johnson è stato scavalcato dai Laburisti. Il partito di Keir Starmer per la prima volta, in quasi mezzo secolo, ha strappato ai conservatori un seggio . E’ subito partita la grancassa mediatica a predire la fine dei Tory e anche del Regno Unito, smembrato. Urla di giubilo di una grossa fetta di informazione europea (continentale e anche britannica) che già da giorni pregustava il tracollo. E che, dopo il risultato, si è lanciata a predire l’ennesimo scenario apocalittico. Come sempre, ormai, esagerato e in mala fede.

Dentro la Civic Suite del municipio di Wandsworth

Da Londra a Belfast

In una fin troppo tiepida (per queste latitudini) notte di maggio si è votato in oltre 1400 council (municipi) , nel Regno Unito: oltre 4mila “consiglieri comunali” sono stati rinnovati. Arrivando alla sede del municipio, di Wandsworth è una schiera di case monofamiliari: Wandsworth è nata come zona residenziale della middle class britannica, ossia bianca e anglicana. Ma negli ultimi decenni, la globalizzazione e un’immigrazione senza controlli ha di fatto stravolto la natura del quartiere. In giro, la sera delle elezioni, si vedono solo immigrati (perlopiù africani o mediorientali) in grosse auto tamarre con la musica hip hop sparata ad alto volume dai finestrini abbassati. Cosa che nessun britannico della classe media tradizionale si sognerebbe mai di fare. La profonda mutazione etnica e sociale dell’Inghilterra, specialmente a Londra dove i britannici sono ormai minoranza, si riflette anche nei seggi: l’elettorato cambia base etnica. E’ solo questa la banale spiegazione della “storica” conquista del seggio dei laburisti.

Dalla sala del municipio, dove svetta un cartellone, un po’ ingenuo, Wandsworth, the brighter borough, il trionfo Tory di Manchester sembra lontano ere geologiche: alla convention del partito, lo scorso ottobre, Boris era stato acclamato sul palco come il più potente Primo Ministro degli ultimi 15 anni. Ora sembrano passati secoli: la Guerra in Ucraina, peraltro abilmente sfruttata dal premier per proporsi come un nuovo Churchill, ma soprattutto la crisi del costo della vita ha fatto perdere smalto e tra la gente, che appena sette mesi fa stravedeva per il Governo Johnson, inizia a venire fuori del malcontento. Il governo, però, rimane saldo, i continui funerali di Boris si rivelano sempre tutti prematuri, ma di certo quell’aurea magica è svanita. Perché si avvicina la fine della legislatura e un ricambio è nell’aria, al di là di meriti e demeriti.

Non c’è solo l’ex feudo Tory a segnare un segnale di declino per il partito conservatore. Si votava anche nella turbolenta e delicata Irlanda del Nord, già alle prese con il problema della Brexit e della “dogana” con la Repubblica d’Irlanda, che invece è Ue. Anche lì un (mezzo) terremoto: dopo un lungo e incontrastato strapotere del DUP, partito vicino ai Tory, favorevole alla permanenza nel Regno Unito, l’indipendentista Sinn Fein è diventato il primo partito del paese. Anche qui i grandi scenari catastrofisti si sprecano: l’Ulster si staccherà dalla Gran Bretagna per riunirsi con l’Irlanda. Peccato che nulla di tutto ciò si avvererà: il partito laburista, che ha tutto l’interesse a cavalcare il successo dei secessionisti in chiave anti-governo, è il primo a pensare che non ci sarà alcuna separazione dell’Ulster dal Regno Unito e nessuna riunificazione dell’isola d’Irlanda.

La fine del Regno Unito?

L’Europa che non tollera che un paese abbia osato uscire dalla suona di nuovo la grancassa dell’ennesima catastrofe imminente. La vittoria del Sinn Fein era stata presentata come l’implosione del Regno Unito, lacerato da secessionisti. Su blasonati media di area liberal, come per esempio Politico.com, già vedevano il disastro in arrivo.

Il blocco progressista-tecnocrate profetizzava, ancora una volta, la fine del Regno Unito: un’uscita di Belfast dall’unione inglese comporterebbe l’implosione del paese. E’ il Dejavu della Scozia dell’anno scorso: dodici mesi fa, alle elezioni di Edinburgo, vince a valanga il partito secessionista SNP. Ma dopo un anno, nessuna traccia di una presunta indipendenza: la Scozia è ancora lì salda e attaccata alla mammella di Londra e non ha mai fiatato mezza volta di un possibile referendum. Succederà lo stesso in Irlanda del Nord: Sinn Fein sale al potere, ma non riuscirà a formare un governo che possa chiedere a Londra un referendum. E se anche lo facesse, a Westminster verrebbe respinto.

Sconfitta di Pirro

I Tory hanno sì perso posti chiave, ma non è quel cataclisma che la stampa descrive. I seggi persi a Londra sono migliaia di voti in meno, ma sposta poco perché la capitale è già in mano alla sinistra (con il sindaco musulmano, ovviamente di area liberal-progressista), e nel resto del paese, il Labour non ha sfondato come tutti speravano. E’ molto probabile che il lungo regno dei Tory stia per finire, ma non per i meriti di un’opposizione inesistente e capziosa (che vive solo di “politically correct”), ma semplicemente per quel meccanismo, che nel mondo anglosassone funziona benissimo, dell’alternanza. Dopo 12 anni a Downing Street, i conservatori si preparano a lasciare lo scettro del potere dopo una cavalcata iniziata con il traballante governo allargato di David Cameron.

A scuola, insegnano che la Vittoria di Pirro è un successo che però non serve a niente: il condottiero greco Pirro vinse varie battaglie contro i romani, ma furono inutili. Ecco, le elezioni 2022 del Regno Unito, salutate come lo schianto dei Tory e la fine del Regno Unito, sono invece una Sconfitta di Pirro. Sembra una debacle, ma non è vero.

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