Gli inglesi di CVC hanno messo gli occhi sui “lobbisti” italiani di Comin&Partners

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Il “Lobbista” è uno dei mestieri più seri e rigorosi, nel Regno Unito. Sono persone che cercano di promuovere istanza e interessi di gruppi o singoli: sono interessi di parte ma legittimi e alla luce del sole. In Italia, sbagliando, il lobbista è sempre percepito come un mestiere dubbio, ma in realtà fare lobbying è una parte essenziale della politica e della democrazia di un paese moderno: è dallo scontro/incontro di vari portatori di interessi che poi i Governi fanno (o quantomeno dovrebbero fare) una sintesi o un punto di incontro per le loro decisioni.

E proprio dall’Inghilterra, la patria del Lobbismo, quello sano, ci sono occhi puntati sull’Italia: il fondo d’investimento anglosassone CVC, sede a Londra, uno dei giganti europei e mondiali del private equity, si è fatta avanti per acquistare la società Comin&Partners di Roma.

Valori & Dettagli

Fondata da Gianluca Comin, veneto trapiantato nella capitale, era stato per 12 anni il Direttore delle Relazioni Esterne di Enel, fino al 2014. Dopo aveva aperto la sua agenzia di comunicazione, istituzionale e societaria, diventando uno dei punti di riferimento in Italia. Dagli uffici di Piazza SS. Apostoli, la Comin&Partners si è costruita la fama di consulente di spessore negli “Affari Pubblici”, in grado di entrare nei palazzi romani e di gestire relazioni istituzionali e industriali ai più alti livelli.

Gianluca Comin e i soci della Comin&Partners

Secondo indiscrezioni, i contatti avvenuti, per ora però senza ulteriori passi avanti, si basano su una valutazione di 70 milioni di Euro della società, di cui Comin ha il 70% e il resto è diviso tra i vari dirigenti-soci: Elena Di Giovanni, co-fondatrice, Lelio Alfonso, Federico Fabretti e Gianluca Giansante. Altre fonti, fanno notare che nel mondo della comunicazione, le transazioni di solito passano a multipli di 1 vole il fatturato e 7 volte i margini: quindi il prezzo potrebbe essere più basso.

Il fondo inglese, tuttavia, non è direttamente coinvolto: l’operazione è orchestrata da BIP, società internazionale di consulenza controllata da CVC, anch’essa affermatasi negli ultimi anni sul mercato come un nuovo soggetto importante. A capo di BIP in Italia c’è peraltro una vecchia conoscenza del mondo della consulenza: Donato Iacovone, ex amministratore delegato di EY in Italia, che molti ricordano come patron del Convegno di Capri sulle Telecomunicazioni, all’epoca uno dei maggiori eventi tecnologici in Italia.

La finanza compra la Comunicazione (in Italia)

Se venisse concluso, l’accordo segnerebbe il terzo caso di investitori finanziari internazionali che rilevano società di comunicazione in Italia: è un fenomeno nuovo per il paese ma anche questo con origini anglosassoni. Da decenni, a Londra, le grandi agenzie di PR e Lobby, da Burson a Edelman, sono in mano grandi fondi o investitori che hanno “ingegnerizzato” l’industria. In Italia, il mercato delle Pubbliche Relazioni è stato in mano ai grandi e geniali fondatori e singoli imprenditori: oltre a Gianluca Comin, Auro Palomba, Giuliana Paoletti e Luca Barabino).

Nel 2022, il fondo Xenon Private Equity aveva rivelato la società Community, fondata da Palomba e oggi guidata Roberto Patriarca e Marco Rubino, e diventata una delle più importanti in Italia grazie a clienti come John Elkann e Alessandro Benetton. Gli investitori avevano creato un gruppo più ampio, unendo anche un’altra società che avevano in portafoglio, la Cattaneo Zanetto Pomposo & Co. in un nuovo gruppo chiamato Excellera: lo scorso anno, poi, hanno poi assorbito anche la storica Barabino&Partners, una delle più antiche agenzie italiane, con 21 milioni di ricavi (e consulenti rinomati come Federico Steiner e Stefania Bassi), creando il più grande gruppo italiano.

La società di comunicazione Community

A fare da apripista all’ingresso della finanza nel mercato della comunicazione in Italia è stata la SEC di Fiorenzo Tagliabue: anni fa entrò il fondo THCP di Mauro Moretti e Marco Anatriello, due finanzieri italiani con base a Londra. SEC fece una fusione inversa con una storica, ma traballante, società inglese la PortaNewGate, diventando SecNewgate e quotandosi alla Borsa di Londra. Oggi è uno dei casi internazionali di investimento finanziario nelle PR di maggior successo.

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