Da Dover a Catania, l’Africa si travasa in Europa. E ricorda la fine dell’Antica Roma
Potete ormai rimetterci l’orologio: precisi come uno svizzero puntuale, col bel tempo, in tutta Europa arrivano gli sbarchi degli immigrati clandestini. Da Dover, in Inghilterra, a Catania, dal Canale della Manica alla Geo Barents, con l’anomalo caldo e alta pressione di Ottobre, e dunque il Mar Mediterraneo una macchia d’olio, ecco che ripartono i barconi.
Da febbraio, da quando è scoppiata la Guerra in Ucraina, tra sanzioni masochiste, costo della vita esploso, rischio di un inverno al freddo e recessione in arrivo, nessuno ha più dato attenzione al problema, mai risolto, dell’immigrazione clandestina in Europa. Fino a pochi giorni, quando di nuovo sono scoppiate le polemiche per l’impennata di sbarchi, che in realtà non si erano mai fermati, solo che nessuno ne parlava più.

A Dover, la città della costa inglese dove arrivano tutti i traghetti e le navi dall’Europa, un pensionato del Buckinghamshire ha lanciato delle bombe fatte in casa su un centro profughi. Dover è la Lampedusa di Inghilterra: è un continuo arrivo di clandestini sui gommoni.
Dopo una primavera battuta da pioggia e freddo, un estate bollente e un autunno troppo mite hanno fatto impennare gli sbarchi: il 2022 è un anno record per gli scafisti, e batterà il 2021 che era già un anno record. Il canale della Manica. d’altronde, è largo appena 20 chilometri di fronte a Dover. E sebbene non sia propriamente un mare tranquillo, diventa uno stagno facile facile da attraversare quando è bel tempo, ormai sempre più spesso per colpa del Cambiamento Climatico.
E così, tra clima e affari inconfessabili, l’Inghilterra, che per secoli è stata protetta dalla natura contro le “invasioni”, si scopre molto vulnerabile alle migrazioni clandestine.

Coincidenza o no, il nuovo picco di sbarchi in UK coincide con nuovi casi di navi ONG attraccate, tra mille polemiche, in Italia, dove il nuovo governo, di destra, in Italia, è contrario all’immigrazione clandestina. La litania sulle ONG, che approdano sfidando la legge, diventa un battibecco che ha poco di giuridico ma che sfocia nella lotta politica e nella propaganda.
Dimenticate il buonismo, studiate la Storia
Ma non è la polemica, ormai stucchevole e senza soluzione, tra pro e contro l’immigrazione il vero tema, divisi come tifosi. Il vero tema sono, invece, le analogie col passato. Due secoli dopo la nascita di Cristo, l’Impero Romano è al culmine della sua potenza. Si estende su tutte le terre allora conosciute, o quasi. Va dalla provincia di Britannia (attuale Inghilterra), estremo nord abitabile, fino ai confini della Persia dei bellicosi Parti (attuale Iran); dal fiume Reno fino alla Mauritania. Nessun regno al mondo è paragonabile alla Urbe Eterna. Ma proprio al culmine, i Romani godono di un benessere tale benessere che smettono di voler difendere i propri enormi confini, peraltro minacciati da tribù sempre più numerose che pigiano alla frontiera, attratti appunto da ricchezza e benessere. Perché fare un lavoro faticoso e rischioso come quello del soldato, “mestiere” che invece era stato il mattone del successo di Roma? Ci sono le risorse, si paga qualcuno che lo faccia per te.

“Fanno i lavori che non vogliamo più fare”
Così, attraverso i confini dell’Impero entrano sempre più barbari, arruolati per difendere quei confini dai barbari medesimi. Il corto-circuito è servito. Ecco che l’esercito romano si riempie di così tanti “stranieri” che diventa ingestibile: questi mercenari parlano male la lingua, hanno poche competenze a gestire un esercito complesso. Ma, soprattutto, non hanno alcun senso di patria, non gli interessa davvero difendere un Impero che non è loro, sfruttano soltanto un’opportunità economica. Anzi, man mano che vivono dentro ai confini, vedono come l’Impero sia debole, come la gente sia troppo rammollita dal benessere. E decidono di prendere il comando.
A questo problema se ne aggiunge un altro: ai patrizi, ai senatori, ossia la classe dirigente, ma anche alla plebe della capitale, quello che vive di Panem et Circenses, il problema appare lontano e remoto. I confini dell’Impero sono così distanti che quello che succede laggiù non sembra in grado di impensierire. Anzi, i barbari, al soldo dell’Imperatore, “fanno i lavori che nessuno vuole più fare”, per usare un’espressione in voga oggi. Roma, d’altronde è Caput Mundi, domina tutto il mondo (ricorda la globalizzazione di oggi): di cosa ci si sarebbe dovuti preoccupare?
Un lento stillicidio
E invece l’apertura a quegli immigrati, pochi rispetto alla grandezza dell’Impero, fu l’inizio di uno stillicidio, l’inizio della fine di Roma. Dimenticata la lezione del Cavallo di Troia, i romani si portarono in casa i loro stessi nemici. Da pochi divennero, man mano, una minoranza agguerrita in grado di sovvertire l’intero sistema, che non voleva o non poteva più opporsi.
Un lento, ma pericoloso, stillicidio, sta avvenendo anche nell’Europa di oggi. Europa che ha un grosso problema: invecchia e non fa figli. La spesa sociale, per sanità e pensioni, e i conti pubblici di tutti gli stati europei rischia di collassare, come ha lucidamente osservato Davide Colombo dell’ufficio stampa dell’Istat alcuni mesi fa.
La soluzione al disastro dell’inverno demografico è, per una buona fetta di intellighenzia europea, l’immigrazione: questi nuovi abitanti dovrebbero colmare il calo di nascite (ma sono perlopiù maschi mentre la demografia ha bisogno di donne) e, in prospettiva, tenere in piedi il Welfare State con i contributi che versano lavorando (il che suppone che trovino tutti lavoro e che non sia un lavoro in nero). Peccato che la Storia europea insegni tuttaltro. Uno non vale mai un altro, in un continente con radici e tradizione secolari. E soprattutto se in mezzo ci sono culture, religioni e etnie molto diverse e lontane. Far riversare l’Africa in Italia non è la soluzione. Anche perché l’Africa ha 1 miliardo di abitanti, l’Europa di 740 milioni. I numeri non lasciano scampo: l’immigrazione rischia di trasformarsi in un’invasione.
Un’immigrazione di 1500 anni fa. Non ha funzionato
L’immigrazione incontrollata da paesi e culture lontane non è la soluzione per l’Europa. Banalmente perché lo abbiamo già sperimentato, 1500 anni fa, in una situazione analoga. E non ha funzionato. Anzi, ha portato al disastro. L‘Europa di oggi ricorda fin troppo da vicino la Roma del Tardo Impero: una società vecchia, poco affamata (in senso letterale e metaforico), indebolita dal troppo benessere e da uno stile vita esageratamente edonista.
Alla fine vince sempre la demografia: i barbari a poco a poco diventarono la maggioranza. Un barcone alla volta, l’Africa si sta riversando in Europa. Sembra un fenomeno marginale, amplificato dai media che fanno terrorismo e che vorrebbero spaventare le persone. I numeri, però, dicono ben altro: in Italia, nel 2022 (che non è nemmeno finito), sono arrivati 88mila immigrati, da paesi africani e/o poveri. E’ la stessa popolazione di due città di provincia, in Italia. Su 60 milioni di abitanti è appena lo 0,1% della popolazione. Poco se fosse un’immigrazione una tantum, ma è invece un flusso continuo. A questi ritmi, però, tra 10 anni, è come se ci saranno 20 città italiane fatte solo di immigrati. Già così sarebbe un problema. In più si aggiunge un problema di religione: il 90% degli immigrati sono musulmani.
Ancora una volta l’esempio dell’antica Roma è eloquente: le religioni monoteiste non riescono a convivere. La religione si lega poi di nuovo con la demografia. Altro esempio sempre da Roma: i cristiani, da minoranza religiosa, diventarono la maggioranza e presero il sopravvento tanto da costringere l’Imperatore Costantino, nel Terzo Secolo, a dichiararla religione ufficiale dell’Impero. L’Islam è ancora una minoranza in Europa, ma in alcune zone, proprio nel Regno Unito, è già la maggioranza della popolazione. I musulmani fanno molti figli, i cristiani europei no. E’ solo questione di tempo: tra qualche decennio tutta l’Europa sarà islamizzata. E allora un altro cataclisma (nel senso etimologico greco di di sovvertimento) succederà.
La società feudale e cristiana sostituì la società romana, pagana e imperialista. La società islamica-africana, integralista e tribale, prenderà inevitabilmente il posto di quella cristiana-occidentale che abbiamo finora conosciuto.

Alla fine, tutto si riduce a uno scontro di interessi: i Romani avevano interesse a pagare i barbari per fare un lavoro non più ambito, fino a che si sono resi conto che i barbari andavano contro i loro interessi. Ma quando l’hanno capito era già troppo tardi. In Europa, oggi, c’è un interesse a spingere su un’immigrazione incontrollata: manodopera a basso costo, sfruttamento, dumping salariale. Con un ulteriore vantaggio: Innescare una guerra dei poveri (“gli immigrati ci rubano il lavoro”) che distoglie dalla guerra di classe è interesse delle classi dominanti. Tutti concentrati sul dito, l’emergenza umanitaria e la polemica sul buonismo, nessuno guarda alla Luna e valuta le conseguenze di un’immigrazione eccessiva nei numeri e traumatica per la società.
L’Eutanasia dell’Occidente
Quello che stupisce più di tutti è la passività, che in molti è addirittura entusiasmo, con cui la Civiltà Occidentale, nata con Omero ed Erodoto nell’Antica Grecia, accetti la sua fine. E’ quasi un’eutanasia. La città di Troia cade perché gli stessi abitanti hanno fatto entrare in città un cavallo di legno. A prima vista è un magnifico dono dei Greci, ma nasconde al suo interno un pericolo. I Troiani non lo capiscono e anzi esultano per il dono: sarà la loro fine.
Il mondo, Europa inclusa, non finisce mai, almeno fino a quando la razza umana non si estingue. Ma finiscono sempre le società, crollano le civiltà. Dopo la caduta di Roma, l’Europa non scomparve mica, ma si impose un’altra società, un’altra civiltà quella che noi moderni chiamiamo Medio Evo. Trasformazioni storiche così profonde, come quella a cui sta andando incontro l’Europa, non sono mai indolori. Le conseguenze socio-economiche di questo lento ma inesorabile travaso dell’Africa nel Vecchio Continente saranno drammatiche.
Dell’Impero Romano sono rimasti il Colosseo, pezzi di raffinate statue di marmo, resti di templi, teatri e colonne corinzie sparsi qua e là per il mondo e una tradizione culturale. Chissà, un barcone alla volta, cosa rimarrà dell’Europa del XX secolo.
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