La Gran Bretagna? E’un’invenzione “latina”. Ma l’Italia è stata fatta dagli inglesi
“Il Diavolo si nasconde nei Dettagli”, dice un proverbio anglosassone. Ma anche l’amore dei Re. Per ringraziare l’Italia dell’accoglienza ricevuta, Carlo III e Camilla hanno pubblicato un post, sul loro profilo di X @RoyalFamily, dove scrivono addirittura in italiano. Un dettaglio, appunto, ma non capita quasi mai che i reali abbandonino l’inglese, lingua universale peraltro, nei loro messaggi. E rivela il profondo amore che il Re d’Inghilterra da sempre nutre per l’Italia. Del Belpaese ama tutto: la storia, la cultura e, soprattutto, il cibo.
D’altronde già lo scorso febbraio, quando ospitò ad Highgrove l’ormai famosa super-cena in onore dell’Italia in vista della sua visita di Stato in Italia, la prima da sovrano ma la 18esima della sua vita (e per la cronaca rosa la più importante sarebbe quella del 1985 con la scomparsa Lady Diana a Venezia), aveva già pronunciato un piccolo discorso in italiano, mentre aveva fatto pure la scarpetta con un pezzo di pane, per non sprecare l’olio extra vergine (fornito dall’azienda umbra Farchioni di Spoleto).
I legami Italia – Regno Unito
In un secondo messaggio, per ringraziare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i sovrani, ma stavolta in inglese, hanno ricordato i profondi legami dei due paesi.
Non era la solita frase di rito della diplomazia: in effetti i due paesi hanno legami millenari,e lo stesso nome del paese, Gran Bretagna, è di derivazione romana.
Eccone qui un elenco:
- La Gran Bretagna è un’invenzione “italiana”: l’Imperatore Claudio, nel 50 Dopo Cristo, conquistò e fondò la provincia di Britannia, fino ad allora un’area marginale dell’Europa, abitata da bellicose popolazioni celtiche. L’isola era pressoché sconosciuta e un secolo prima Giulio Cesare, impegnato a conquistare la Gallia, aveva fatto una piccola sortita sulla costa sud del paese, ma fu respinto dai “barbari” locali. L’Impero, invece, arrivò con forze più consistenti e una rete di alleanze locali che aiutarono la conquista. Il terzo imperatore di Roma era così entusiasta che chiamò pure suo figlio “Britannico” (sarà poi avvelenato dal cugino Nerone).

- I Romani fecero una “Brexit al contrario” nel 400 Dopo Cristo, abbandonando l’isola alle invasioni barbariche di Angli e Sassoni: la provincia era diventata troppo costosa, il confine settentrionale, dove l’imperatore Adriano aveva fatto costruire il famoso Vallo, non difendeva abbastanza e il clima non rendeva i raccolti interessanti. Lana, petrolio, vento e finanza sarebbero arrivati solo secoli dopo

- Fino al ‘700 il paese era ancora sotto l’influenza culturale latina, tanto che quando Scozia e Inghilterra si unirono, con l’Act of Union del 1797, il nome che Queen Anne scelse per il paese finalmente riunito fu quello di Great Britain, per ricollegarsi all’antica dominazione romana, al nome latino e ad un passato glorioso

- Dall’800 si invertono le parti e inizia una profonda influenza inglese sulla futura Italia: la Gran Bretagna inizia ad accogliere esuli politici italiani: l’antinapoleonico Ugo Foscolo e il repubblicano Giuseppe Mazzini sono tra i più famosi. Gli inglesi finanziano il Risorgimento, entrando direttamente nella politica italiana: la Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi fu armata dalla Regina Vittoria, in funziona anti-Austro-Ungarica.

- Nel ‘900, i servizi segreti britannici sostennero l’ascesa di Benito Mussolini, sempre con l’obiettivo di contrastare gli imperi centrali, e anche quando l’Italia si alleò con la Germania, la Gran Bretagna mantenne sempre un canale aperto con il Fascismo: all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Lord Halifax, il ministro degli Esteri di Winston Churchill, cercò di fare un accordo di pace tra Regno Unito e Germania, per evitare un’invasione, proprio tramite il Duce.

- Nel 1992, con Italia in piena bufera di Tangentopoli, assassino del giudice Giovanni Falcone e stallo per elezione del Presidente della Repubblica, lo yacht Britannia, la nave della Regina Elisabetta II, attraccò a Civitavecchia per ospitare un convegno sulle privatizzazioni, che sarebbero poi state fatte: tra i partecipanti c’era anche l’allora Direttore Generale del Tesoro, tale Mario Draghi.

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