La beffa Stellantis: caos per l’addio di Tavares, ma gli inglesi brindano
A sorpresa, la domenica sera del 1 Dicembre, arriva il terremoto nel mondo dell’auto: Stellantis, che è la vecchia FCA (a sua volta ex Fiat) assieme a Peugeot, ha cacciato senza preavviso Carlos Tavares, il portoghese salito a capo del gruppo dopo la fusione.
La notizia ha creato incertezza e paura sul futuro del gruppo: Tavares non era dato come traballante e ci vorranno sei mesi per trovare il sostituto. Se c’è una cosa che Piazza Affari odia più delle cattive notizie sono le notizie vaghe: le azioni Stellantis sono cadute del 6% dopo essere state sospese al ribasso per ore, in Borsa.
Festeggiano gli inglesi
C’è un solo posto dove la notizia del terremoto Stellantis non ha causato mezza scossa, ma anzi è stata accolta con gioia: a Luton. E’ una cittadina a nord di Londra, famosa solo perché ci atterrano le compagnie a basso costo Ryanair e Easyjet che portano frotte di turisti nella capitale inglese. Lì c’è uno stabilimento di furgoni della marca Vauxhall, gruppo Stellantis. E proprio la settimana scorsa, l’ormai ex Tavares aveva annunciato la chiusura di quello stabilimento, scelto come agnello sacrificale sull’altare della crisi dell’industria automobilistica.
Ora, immaginate di essere una grande multinazionale dell’auto, a proprietà italiana (la famiglia Agnelli-Elkann) e francese, due paesi fondatori della Ue. Questa grande multinazionale ha fabbriche in tante nazioni, a partire dai due paesi di origine, ma anche, casualità, nel Regno Unito, uscito dalla Ue.

Immaginate di ora di essere l’amministratore delegato di quella multinazionale e di dover tagliare costi e razionalizzare perché di auto se ne producono e vendono sempre di meno. E quale scegliereste? Lo stabilimento inglese di Vauxhall. E’ un No Brainer, nemmeno c’è da pensarci: si chiude nel paese che meno esposto politicamente e “lontano”, così nessuno se ne lamenterà, a casa propria.
Ecco dunque la trovata geniale di Tavares, solo che non sapeva ancora che sarebbe stata l’ultima: la scure si era abbattuta sull’Inghilterra, ormai ostracizzata dopo l’uscita dalla Ue. Ma ecco che la cacciata improvvisa del super dirigente da 35 milioni di Euro l’anno (il più pagato dell’intera industria) ora è quantomeno congelata, se non addirittura rinviata sine die, in attesa che il gruppo trovi un nuovo capo. Per i 1.100 operai dello stabilimento di Luton, il Natale, che improvvisamente era diventato nero, sarà un sollievo. Qualcuno stapperà anche del buon spumante, per lo scampato pericolo. E brinderà anche Keir Starmer: per il premier Laburista, già alle prese con un drastico calo di popolarità, sarebbe stato l’ennesimo disastro politico.

Vauxhall, l’auto della classe media
L’esultanza di oggi segue le lacrime di ieri. Quando Peugeot e Fca si unirono in matrimonio anni fa, gli inglesi non brindarono per nulla, rendendosi conto che la Vauxhall era come Don Abbondio, un vaso di coccio tra vasi di ferro. La Vauxhall è una marca solo inglese: è l’automobile della classe media. In crisi da anni, era già finita in mano alla Opel (infatti i nomi dei modelli sono uguali) e poi tutto fu comprato dall’americana General Motors. Poi anche la GM, che in Italia era rimasta scottata con la famosa opzione put della Fiat di Sergio Marchionne, passò tutto il pacchetto a Peugeot: Stellantis si ritrovò in eredità la derelitta Vauxhall. Già anni fa, girava l’idea di chiudere l’altro stabilimento della casa inglese, a Ellesmere Port, poi fu deciso di convertirlo a batterie per auto elettriche. Ora che l’elettrico è in crisi, quale sarà il destino di Vauxhall?
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