Congiuntura astrale a Londra: la doppia finale di Wimbledon e Wembley è Storia.

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“Nemmeno gli Dei possono sfuggire al loro destino” scriveva Sofocle, il grande scrittore greco che così cristallizzava l’essenza della Tragedia antica. Chissà quali Dei hanno deciso il destino dell’Italia dello sport, intrecciato a Londra per una qualche insondabile congiuntura astrale. L’11 luglio 2021 sarà una domenica fatale per l’Italia: alle 3 del pomeriggio sull’erba spelacchiata, ma sacra, di Wimblebon, Matteo Berrettini proverà a scrivere la storia del tennis. Per la prima volta in 111 anni, un connazionale scenderà in campo per provare a vincere il più prestigioso trofeo al mondo. E’ come Cristoforo Colombo che naviga in acque mai esplorate prima. Ci saranno 2-3 ore di lotta e sofferenza: appena finita la Finale di Wimbledon, tutto il paese sposterà l’attenzione a Wembley: alle 8 di sera (le 9 ora italiana) gli Azzurri giocheranno nel Tempio del calcio per giocarsi la Finale di Euro 2020 contro l’Inghilterra.

Il talismano Draghi?

Nessuno avrebbe mai immaginato un’estate così per il paese. L’Italia è in vetta all’Europa nello sport, la nazione che tutti ammirano e studiano. Dalla politica allo sport, in pochi mesi la reputazione del paese, da anni ai minimi, è salita a razzo. E sempre grazie all’Inghilterra. Coincidenza o meno, l’arrivo di Mario Draghi alla guida del paese è coinciso con un cambio di marcia. A Giugno, il premier italiano è stato incoronato il leader del G7, in Cornovaglia.

Ora la doppia finale di Wimbledon e Wembley proietta il paese al vertice dello sport. E lo sport oggi non è più solo un futile vanto: è un’industria che dà lavoro a migliaia di persone, è un business che muove miliardi di euro, è promozione del paese, per attrarre investimenti. Basti pensare solo agli sponsor: Puma, azienda tedesca di abbigliamento sportivo, sponsor tecnico degli Azzurri, ha avuto un boom di vendite: ha finito le scorte della maglietta della Nazionale. Matteo Berrettini ha riportato in auge il suo sponsor Lotto, storica azienda veneta della famiglia Caberlotto che nel 2018 era fallita. E ora risorge grazie al tennista umbro: pubblicità ovunque e effetto Wimbledon sulle vendite di completi da tennis.

Tutto merito del “Talismano Draghi”?

Presidenti&Finali

Che lo sport, poi, si anche politica lo dimostra il viaggio-lampo di Sergio Mattarella a Londra: il Presidente della Repubblica andrà a Wembley per sostenere gli Azzurri. La memoria torna a Sandro Pertini, che esulta allo stadio Bernabeu per i Mondiali del 1982, e Giorgio Napolitano a Berlino nel 2006. Causa Covid, Mattarella ha pianificato un viaggio mordi e fuggi a Londra, ma ora, dopo la notizia di Berrettini in finale, forse dovrà allungare la visita per fare un salto anche al centrale di Wimbledon.

Matteo Berrettini a Wimbledon
Un rilassato Matteo Berrettini sul “deck” che ospita i tennisti a Wimbledon. (Copyright: Alessandro Umberto Belluzzo)

Il tennis nella storia

Il calcio è il calcio. Ma quello che il tennis italiano sta facendo è al di là di ogni aggettivo: il paese non era mai arrivato così in alto. In oltre un secolo di storia, la federazione italiana tennis non era mai riuscita a mandare un suo atleta alla finale di Wimbledon. L’aveva sfiorata Nicola Pietrangeli nel 1968: arrivò in Semifinale, massimo piazzamento di sempre. Almeno fino a venerdì 9 luglio quando è stato abbattuto il muro della Finale.

Matteo Berrettini manda in soffitta i record di Adriano Panatta e di Pietrangeli. Era anche ora: il tennis italiano non poteva continuare a vivere di nostalgia di epoche passate. Il tennista di Foligno è oggi il terzo al mondo: ha superato anche il “Re” Roger Federer. “Sotto il cielo di un’estate italiana” cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini a Italia 90. Ma il cielo più dolce e paradisiaco è quello grigio, umido e piovoso Londra, con la sua English Summer e le temperature serali da golfino.

La storia è sempre beffarda: nell’anno della Brexit, nel 2021 in cui la Gran Bretagna esce dall’Europa, l’Italia conquista l’Europa in casa degli inglesi.

Football is coming home (or coming Rome)?

Dopo che l’Italia sarà salita in cima all’Olimpo del tennis, o comunque avrà un prestigioso secondo posto, venti chilometri più a nord, il paese proverà a scrivere un altro pezzo di Storia. A Wembley gli Azzurri sfideranno i padroni di casa dell’Inghilterra nella finale di Euro 2020. L’ultima finale per gli Azzurri è stata 10 anni fa, contro la Spagna, erano gli Europei 2012, quelli di Mario Balotelli e Cesare Prandelli.

In questi anni, il calcio italiano è finito nella polvere, con il disonore della mancata qualificazione ai Mondiali in Russia del 2018. Da lì la lenta risalita, la resurrezione di Roberto Mancini, culminata nella finale di domenica 11 luglio.

Vinca il migliore

Sarà una sfida difficile: vincerà chi ha più fame. Nonostante sia la patria del calcio moderno, l’Inghilterra ha un solo titolo nel palmares: il Mondiale del 1966. Questa è la loro seconda finale. I tifosi sono in visibilio: 55 anni sono un’eternità e stavolta può essere davvero la volta giusta. Hanno una buona squadra, e uno stadio con 60mila tifosi dalla loro parte. La nazionale di Harry Kane o vince adesso o mai più. Football is coming home, cantano i tifosi inglesi: il calcio torna a casa.

L’Italia, dal canto suo, non vince un titolo dal 2006, dalla notte di Berlino, che non saranno i 55 anni dell’Inghilterra ma sono pur sempre 15 anni. Gli Europei li ha vinti solo una volta, nel 1968: le altre due volte che è arrivata in Finale (a Euro 2000 contro la Francia e contro la Spagna) ha sempre perso. Anche l’Italia deve vincere: chissà che invece di tornare a casa in Inghilterra, il calcio vada invece a Roma. Football is coming Rome?





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