Case fatiscenti ai poveri in UK e hotel di lusso a Venezia: i misteri di Mister Downing
A Venezia, il Carnevale del 2025 si è chiuso ieri calendario: migliaia di turisti si sono riversati nella città, per assistere alle sfilate con le maschere tipiche della laguna.
Quasi nessuno di loro si è fermato a visitare la Chiesa di San Moisè, che è proprio dietro Piazza San Marco. I pochi che lo abbiano fatto, hanno potuto ammirare uno dei capolavori del Tintoretto: “La Lavanda dei Piedi” di Gesù. Il vero tesoro della chiesa non è però quel dipinto barocco, ma una consunta iscrizione in latino. È sul pavimento, a quadrati bianchi e rossi: i visitatori la calpestano nel più totale disinteresse. Non è segnalata nemmeno nella mappa turistica della chiesa. Sotto quella pietra è stato sepolto John Law, scozzese di Edinburgo, ex ministro del tesoro del Re di Francia, morto nel 1729 all’età di 58 anni. Era un avventuriero, mezzo genio della finanza e mezzo truffatore, che inventò un sistema di titoli obbligazionari da scambiare, oggi si chiamerebbero cartolarizzazioni, per salvare le casse dei sovrani, tutti in semi-bancarotta.
All’inizio il Modello di Law fu un successo clamoroso, poi si rivelò una catena di Sant’Antonio che saltò in aria, travolgendo migliaia di persone. Law fuggì e morì, poverissimo, nella città che da secoli attrae i britannici, da Sir Henry Wotton a Lord Byron. Oggi, a Venezia si aggira un altro avventuriero inglese, un personaggio controverso: si chiama Christpher Downing. E’ un Re dell’Immobiliare: è diventato milionario in Inghilterra dove però si trascina dietro un passato oscuro, uno scandalo e una sentenza di colpevolezza; in Italia si è presentato come “Mister Golden Visa“: vuole attrarre stranieri a venire a vivere in Italia, vendendo loro progetti faraonici per residenze di lusso da Venezia alla Puglia, e pure il visto per gli uomini d’affari, sfruttando la cosiddetta Ronaldo Tax (regime fiscale agevolato con soglia tombale di 200mila Euro).
In Laguna gira in auto di lusso, a dar retta alle voci, e sembra uno dei tanti facoltosi uomini d’affari. Ma, forse, la sua vicenda ricorda il conterraneo Law.

Carità ai senzatetto
E’ la fine del 2020, il mondo è sotto Quarantena per il Covid. Nonostante la maggior parte della gente sia bloccata in casa, tantissimi professionisti siano senza lavoro e le aziende appese agli aiuti statali, Downing è molto attivo. Va in giro a presentare un progetto immobiliare pregevole: dare case ai senzatetto. Sul London Stock Exchange, la Borsa di Londra, in mezzo alla tempesta finanziaria, sta per sbarcare una società quotata che si chiama HOME Reit: ha un portafoglio di immobili che vale 850 milioni di Sterline. Sono tutte case per senzatetto e persone bisognose: compra case popolari da affittare a enti di beneficenza, con contratti di 25 anni. A loro volta le charity girano gli appartamenti a persone bisognose che hanno i requisiti per sussidi statali.
Nel 2020, HOME Reit è l’unica quotazione alla Borsa di Londra: riesce a convincere gli investitori anche perché il modello di ricavi è un “No Brainer“, come si dice nel gergo anglosassone: una roba facilissima, un’affare da non pensarci nemmeno. Non c’è rischio: gli inquilini sono garantiti, dalle associazioni caritatevoli che ricevono aiuti statali, e i contratti di affitto lunghissimi. Si rivelerà una mezza truffa (c’è ancora un’indagine in corso).
Downing sostiene di avere un canale privilegiato dentro la HOME Reit per piazzare immobili che la società comprerà automaticamente. Basta solo trovarne in gran numero: per farlo si affida a una serie di persone, tra cui Irfan Laiquat, nome sconosciuto in Italia ma di una certa fama nell’area di Newcastle, perché è stato per alcuni mesi il proprietario dei Blyth Spartans, storica squadra di calcio del Northumberland (nata nel 1899) che milita in una sorta di Serie D inglese. Oggi l’ex presidente del club denuncia una truffa: gli investitori sono bloccati nei fondi di Downing.
Il motivo per cui Mister Downing avrebbe il modo di fare affari sicuri con il colosso immobiliare quotato non è noto ma potrebbe aver a che fare con il suo passato: prima di diventare un imprenditore immobiliare, il cittadino inglese è stato un homeless anche lui. Ai suoi collaboratori ha rivelato di avere addirittura forzato una porta, entrando illegalmente in un ufficio, per cercare un poso dove dormire.
Anche in quell’Autunno del 2020, seppur presentandosi come imprenditore, Downing non navigava nell’oro. Chi lo incontrò, tra cui il medesimo Laiquat, non ebbe la sensazione che fosse una persona benestante: girava per Londra solo in bus e metropolitana. Non è la sola ombra nella storia di Downing.

Da Barbone a Paperone
L’idea di HOME Reit funziona: nei due anni successivi alla quotazione, Karla Home, una società di risparmio gestito che è il veicolo di Downing, trova vende centinaia di immobili alla HOME Reit: l’uomo d’affari incassa 92 milioni di Sterline. Da “barbone” a Paperone, in poco tempo.
Siccome non è mai tutt’oro quel che luccica, tanto più se l’oro è facile, due anni dopo il lancio di HOME Reit, scoppia lo scandalo: gli appartamenti per i senzatetto si rivelano delle topaie fatiscenti, mentre era stato promesso che sarebbero state fornite alle associazioni umanitarie degli appartamenti ristrutturati. Una parte di quegli immobili inadatti erano stati venduti dalla Karla Homes: a quel punto gli enti smettono di pagare gli affitti alla HOME Reit, che inizia ad accumulare debiti fino a che le sue azioni vengono sospese dal London Stock Exchange. Parte un’indagine della FCA, la Consob inglese, che è ancora in corso. C’è odore di truffa: nel frattempo la società si è messa in auto-liquidazione.
Lo stesso Downing viene travolto dallo scandalo: lo scorso agosto, mentre è già partita la sua avventura italiana, l’imprenditore inglese è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Civile di Leeds a risarcire 700mila Sterline a un fornitore che non era stato pagato. Oltre alla sconfitta, Downing è stato duramente criticato dal giudice Claire Jackson per il suo approccio durante il processo: si era pure rifiutato di mostrare i suoi estratti conto bancari. Lui ha sempre negato ogni accusa, sostenendo di essere stato infangato dalle medesime Ong che hanno intascato i soldi, scaricando su di lui la responsabilità.
A Leeds, Downing è stato difeso (ma senza successo) da tale Emma Lloyd, legale dello studio DLA Piper: il nome ricomparirà anche a Venezia.
Nella Russia post-comunista
Il passato di Downing non è solo fatto di una vita da senzatetto con presunte “infrazioni”. Ancor prima di diventare un “barbone” ha vissuto anche un’epoca da uomo d’affari in Russia. Cosa che solleva ancora più dubbi sul personaggio.
L’anno è il 1992: l’Unione Sovietica è implosa, ma il paese è un Eldorado perché è arrivato il libero mercato e tutta l’industria di Stato, l’intera economia dell’URSS, è da privatizzare. Sul sito www.dvsicaf.com Downing racconta così la sua avventura nell’Europa dell’Est: “Si trasferì in Russia nel 1992, dove sviluppò il primo nuovo edificio commerciale privato a Mosca dal 1917. Fu scelto per diventare Vice Capo della Proprietà per la Banca Statale Russa appena privatizzata, supervisionando le strutture e la gestione patrimoniale delle filiali e dei beni della banca in 182 città e 11 fusi orari. In seguito ricoprì una posizione dirigenziale in una società russa, dove fu determinante nella pianificazione di sei milioni di metri quadrati di uffici e spazi logistici nella Federazione Russa“.
Sembra una carriera di successo, ma dodici anni dopo, nel 2004, Christopher torna nel Regno Unito dove, a dar retta alle voci, finisce a fare la vita del clochard.

La “Dolce Visa”
Sbarcato, o forse fuggito, in Italia 4 anni fa, Downing si presenta nel Belpaese come un imprenditore di successo con una grande idea: offrire visti per stranieri. Da alcuni anni ormai, i Paperoni extra-Ue che vogliono trasferirsi nel Belpaese, godono di un “Golden Visa”: se investono un minimo di 250mila Euro ottengono la cittadinanza.
Downing ha lanciato una società d’investimento, chiamata, con il classico gusto inglese per i giochi di parole, “La Dolce Visa” (visa in inglese è il visto) che vuole raccogliere soldi dai SuperRicchi, invogliandoli a trasferirsi in Italia, e investendo i soldi in hotel le residenze di lusso da costruire. Dalle topaie per i senzatetto alla Dolce Vita, il salto è notevole. La società è partita con un capitale iniziale di 3 milioni di Euro, e punta raccoglierne 200: ai sui clienti chiede un investimento minimo di 500mila euro con un vincolo di 5 anni.
Alcuni siti, come IMI Daily, molto ben disposti verso Downing, lo definiscono come la “driving force” dietro il fenomeno di attrazione dei Paperoni in Italia. In realtà, la cittadinanza italiana, tramite il Visto per Investitori, la può ottenere chiunque: è un programma del Governo Italiano per gli extracomunitari non serve diventare soci di Downing per aver il visto.
Non è il solo “merito” di cui La Dolce Visa si è appropriato: tempo fa anche annunciato un accordo con Invest In Italy che è appunto il programma del Governo. Ma non è l’originale, quello dello Stato: è una società privata, creata in provincia di Venezia, che ha lo stesso nome.
Una vetreria a Murano
Il progetto “Dolce Visa” a sua volta finanzia investimenti immobiliari di una società chiamata FGH, ForeverGood Hotels fondata da Downing ma gestita da Sebastian, il figlio 27enne di Christopher: ha progetti di hotel di lusso in Italia, a partire da Venezia. Sul sito, dove tutto è molto generico e non c’è alcun dato concreto, FGH esibisce anche i loghi di Pininfarina e Salviati Venezia. I ricconi, dunque, mettono soldi in una società che gestirà i futuri immobili della FGH, tutti da costruire. Il vantaggio sarebbe duplice, per gli investitori: quello di ottenere la cittadinanza, con la quale poi potersi muovere in tutta Europa, e fare un investimento redditizio “senza i rischi della gestione diretta”. Ma, visto il turbolento passato di Downing, questi progetti vedranno mai la luce?
“La Dolce Visa” è stata costituita in Italia come una SICAF, una società di investimento a capitale fisso, secondo le regole italiane sulla gestione del risparmio. Due banche italiane si sono messe a disposizione: il gruppo BFF Bank, quotato in Borsa ma finito sotto indagine della Banca d’Italia; e Fineco, fuggita dal Regno Unito lo scorso anno per la presunta “colpa” della Brexit (in realtà perché pochi clienti), è la banca che tiene le relazioni con gli aspiranti cittadini italiani. Tre anni fa esatti, il funzionario Matteo Claudio Cazzola riceve una lettera a garanzia dei redditi e della provenienza della liquidità di Mr. Downing. Chi la firma? Sempre l’avvocato Emma Lloyd, che però ora lavora per un altro studio legale: Keystone Law. La signora è più di un legale: al momento del passaggio al nuovo studio, Downing le avrebbe concesso un “bonus” inaspettato da 100mila Sterline.
Lo fece in una cena aziendale a Dublino, lasciando tutti gli altri soci di stucco. Incluso l’ex socio Laiqat che accusa Downing di avergli sottratto fondi e non pagato i compensi per il suo lavoro. Al Times di Londra, contro cui Downing ha lanciato una causa giudiziaria perché il giornale britannico ha pubblicato un’inchiesta sullo scandalo HOME Reit, l’uomo d’affari inglese ha dichiarato di essere un semi-pensionato che vive in un appartamento con una sola camra da letto, del valore di 250mila Euro, in un villaggio di pescatori sulla Laguna di Venezia. Il villaggio è in realtà Murano, dove Downing ha un progetto di riconvertire una vecchia vetreria in una struttura di lusso: il Riva Murano Club, un progetto da 75 milioni di Euro, dove sarebbe coinvolto anche Riva, il prestigioso marchio di motoscafi in legno.
C’è un bellissimo depliant che viene fatto circolare sul mercato. Ma la brochure non risolve i misteri di Mister Downing.
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