Farnesina e Londra: nel 2022 cambio totale di feluche. E’ partito il valzer degli incarichi

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Il 2 Giugno di ogni anno, nelle ambasciate d’Italia in giro per il mondo, va in scena la replica dei Giardini del Quirinale: si festeggia anche all’estero la Repubblica. A Londra, nel 2022, quel giorno, però, nella sede della “missione governativa” tutto taceva: la celebrazione è avvenuta cinque giorni dopo. Il 2 giugno non è solo la nascita dello stato repubblicano, ma anche quello delI’incoronazione della Regina Elisabetta II. E nel 2022 cade il Giubileo di Platino della corona: 70 anni di regno.

Galateo Istituzionale

Per non fare uno sgarbo istituzionale, l’Ambasciata ha deciso di aspettare qualche giorno. L’invito al “National Day” d’Italia è uno dei più ambiti di tutta Londra, per la bellezza della sede, con la sua grandiosa scala di marmo bianco, e per il buffet, rigorosamente italiano: quest’anno gli ospiti sono andati in estasi per il gelato al pistacchio di Badiani, storica pasticceria fiorentina. Come un vecchio spot della Lancia Y10, è stato un piacere “per molti, ma non per tutti”: la coda per entrare faceva il giro di tutto l’isolato e molti, scoraggiati dalla lunga attesa, hanno desistito.

Da tre anni, il palazzo neo-classico che affaccia su Grosvenor Square, nel cuore di Mayfair, non riapriva le porte. E’ stato un successo enorme, complice anche la lunga attesa: per Raffaele Trombetta, l’ambasciatore che regge la sede di Londra, alla soddisfazione si è associato anche un velo di tristezza: è stata la sua ultima festa, sul Tamigi.

L’Ambasciatore a Londra Raffaele Trombetta

Sua Eccellenza in autunno lascerà la capitale britannica: è arrivato a fine mandato. Ha dovuto gestire un periodo molto turbolento: prima tutto lo stillicidio della Brexit, trascinatasi per 5 anni; poi il Covid, con i voli d’emergenza per rimpatriare i connazionali, e infine l’uscita effettiva del paese dall’Unione. La pandemia, con il corollario delle chiusure a singhiozzo, hanno di fatto ridotto al minimo, se non interrotto, le attività di ogni ambasciata. È stato dunque deciso di estendere i mandati dei vari ambasciatori in scadenza, per recuperare il tempo in cui di fatto non si è potuta tessere la rete di rapporti, essenziali per ogni missione diplomatica.

Il cambio della guardia in un’ambasciata in teoria è una non notizia: ogni 3-4 anni, gli ambasciatori vengono assegnati a nuovi incarichi. Nel caso della sede di Three King’s Yard, piazza diplomatica strategica e sensibile, il periodico passaggio di consegne, diventa una sorta di “vuoto”: il ricambio interessa Ambasciata e Consolato con numerosi diplomatici che scadono in contemporanea. Unica istituzione italiana che non avrà uno iato è l’ICE: l’agenzia per il commercio estero, che fa capo alla diarchia Ministero degli Esteri-Ministero dell’Economia, continua a essere retta da Giovanni Sacchi, arrivato l’anno scorso, a cui fa capo anche la guida degli uffici ICE di Parigi.

Mind the Gap

Per una coincidenza del calendario, tutto il vertice della Farnesina su Londra viene azzerato perché in scadenza: non dirà addio solo Trombetta, ma anche il vice ambasciatore Alessandro Motta, anch’egli napoletano come l’Ambasciatore che tornerà in sede alla Farnesina in attesa di un nuovo incarico. Scade, pure, entro la fine dell’anno il consigliere economico Massimo Carnelos, numero tre dell’ambasciata, che è stato molto attivo in questi anni sul fronte dell’innovazione tecnologica e ha lavorato molto per sostenere le start-up italiane a Londra. Anche lui, per ora, sarà di stanza a Roma. Ha già lasciato Londra, infine, Francesca Dell’Apa, ex capo dello staff dell’Ambasciatore, che è stata promossa a Dubai, aprendo ufficialmente il “valzer delle panchine” per usare una metafora calcistica estiva.

Il vice ambasciatore Alessandro Motta

Non cambiano solo i vertici dell’Ambasciata: anche il Console Generale a Londra, Marco Villani, ha la valigia pronta. Il diplomatico, che in questi anni ha dovuto gestire il complesso censimento degli italiani nel Regno Unito, con il passaggio obbligatorio al Settled Status per migliaia di connazionali che per anni avevano vissuto senza bisogno di alcun visto.

Mind the gap, dice l’annuncio nella metropolitana di Londra: attenti allo “spazio vuoto”. A Londra si viene a creare un tema di continuità, quella che appunto le strutture gerarchiche, con i loro vari livelli, garantiscono quando il numero uno cambia. Nel caso di Londra, invece, tutto il vertice, sia di Ambasciata sia del Consolato (entrambi rispondono al Ministero degli Esteri) cambia contemporaneamente; e i nuovi dovrà tessere daccapo le relazioni diplomatiche e commerciali che significano circa 20 miliardi di euro di interscambio commerciale, prima della pandemia; e rapporti politici delicati dopo la Brexit che ha ridisegnato la mappa geo-politica dell’Europa.

Italians a Londra

Il nuovo rappresentante dell’Italia a Londra è già stato scelto da almeno sei mesi: non c’è ancora l’annuncio ufficiale, ma il nome scelto dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e avallato dalla Presidenza del Consiglio di Mario Draghi è Inigo Lambertini, attuale capo del cerimoniale della Farnesina.

Il console generale Marco Villani

Con un passato di ambasciatore all’Onu, Lambertini, nominato ministro plenipotenziario già l’anno scorso, arriverà a Londra con alle spalle un’importante bagaglio internazionale. Ne avrà bisogno per colmare il “gap” di un riassetto così profondo. Per ora, l’ambasciatore in pectore ha ottenuto il gradimento del capo di stato del Regno Unito, che tecnicamente è la Regina Elisabetta II. E’ un passo formale ma indispensabile. Non basta, però: occorre anche ci sia un anche un accreditamento, prima che Lambertini potrà partecipare a incontri politici e istituzionali di alto livello: potrebbero volerci anche mesi e fino ad allora l’ambasciatore dovrà mandare un suo sostituto. Normalmente spetta al vice ambasciatore, ma cambiando anche quello a Londra, si dovrà andare sul primo accreditato in graduatoria.

Cambio della Guardia

Per Trombetta, si potrebbe profilare un trasloco a Parigi, come rappresentante diplomatico dell’Italia all’OCSE, l’organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico. Dopo la sede di Londra, secondo gli esperti di cose diplomatiche, sarebbe una deminutio, in termini di peso specifico dell’assegnazione, ma il diplomatico avrebbe espresso il suo favore per l’incarico. Sempre all’Ocse, peraltro, potrebbe raggiungerlo lo stesso Carnelos. Per Motta, avendo fatto da vice su Londra, potrebbe essere chiamato a fare l’Ambasciatore in una sede diplomatica di rango inferiore.

Primi passi (discreti)

In attesa dell’annuncio ufficiale e del trasloco da Roma a Londra, il futuro Ambasciatore Lambertini sta già lavorando con discrezione, al nuovo incarico. Con una lettera della Farnesina protocollata il 24 maggio scorso, il ministero ha convocato, in teleconferenza, per il 30 giugno gli uffici Relazioni Esterne di una lista di aziende. Oggetto della convocazione: “Riunione con il nuovo Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito”, il che lascia intendere che sia rivolto alle imprese italiane presenti o attive nel paese. E’ un primo contatto per entrare nei meccanismi del paese e conoscere le varie realtà. Piccola nota: l’elenco di aziende “convocate” deve essere stato preso da qualche vecchia lista, perchè non è aggiornato. Figurano aziende come Astaldi, finita in amministrazione e da due anni confluita nel gruppo WeBuild; o come “Borsa Italiana” che non fa più parte del London Stock Exchange, ma è stata venduta ai francesi di Euronext, e di fatto non ha più legami con il Regno Unito. Mancano, invece, grandi gruppi industriali come Trenitalia, guidata da Ernesto Sicilia; Lavazza, sponsor di Wimbledon; e tutti i colossi del lusso come Prada, che in Inghilterra ha 500 dipendenti, Brunello Cucinelli, Moncler e Tod’s che hanno forti interessi sulla piazza di Londra.

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