Addio a Millionaire: il “londinese” Cerri fa morire la storica rivista degli Anni ’90

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Correva l’anno 1990: l’Italia è quella dei Mondiali di calcio, quando non solo il paese ancora li giocava, ma addirittura li ospitava. Non esistono i telefonini, i primi esemplari (enormi e ingombranti) si vedono proprio in mano ai giocatori della Nazionale e al compianto Totò Schillaci. Internet è di là da venire: si comprano e si leggono giornali di carta, sono uno dei pochi modi che la gente ha per informarsi. Nelle edicole dell’Italia. allora quinta potenza del mondo che veniva dai Favolosi Anni ’80 del secondo boom economico, debutta una nuova rivista: cavalca l’onda lunga degli yuppie di Wall Street e propone agli italiani il sogno americano. L’idea è di un giovane milanese, Virgilio Degiovanni: a soli 25 anni, il ragazzo fonda il mensile Millionaire.   

Trenta anni e molte traversie dopo, tra cui il crack in Borsa di Freedomland – invenzione di Degiovanni di cui ancora oggi i risparmiatori truffati aspettano un risarcimento – e un incidente quasi mortale in Corsica nell’estate del 2011, la rivista è viva e vegeta, ma il “Degio”, come tutti lo chiamano, è stato costretto a passare la mano. L’imprenditore, che negli Anni ’80 divenne famoso per i suoi eventi da “motivatore”, stile convention americana, ha guai (non sono i primi) con la giustizia: c’è un’indagine penale su di lui. Sette anni fa, nel 2017, era scattato un sequestro (preventivo) dei suoi beni, tra cui anche la Virgilio Degiovanni Editore (VDE), la società editrice guidata dal fratello Massimiliano, che però non aveva smesso, in tutti questi anni, di pubblicare la rivista. C’è un dettaglio importante: i giudici sequestrano il gruppo di Degiovanni di cui la VDE è una società controllata, ma tecnicamente estranea al sequestro.

Virgilio De Giovanni, ai tempi del successo negli Anni ’80

Do you speak Millionaire?

Una volta messa in moto, la macchina giudiziaria non si ferma: l’anno dopo arriva pure la confisca e il Tribunale di Milano diventa proprietario della casa editrice. I giudici, però, di mestiere non fanno gli imprenditori né tantomeno gli editori: il commissario giudiziale indice un’asta per trovare un compratore. E, ovviamente, salvare i posti di lavoro. La prima asta va deserta: il mondo dell’editoria è già in crisi di suo, e da tempo, in Italia. Che non si faccia avanti nessuno, dunque, non suona strano. In realtà, Millionaire, figlio sopravvissuto degli Anni ’80, ha un tesoretto che fa gola: nelle sue casse c’è liquidità per 650mila euro.

La cosa non passa inosservata ed ecco che, alla seconda asta, si presentano vari pretendenti. La spunta un outsider, in senso anche linguistico: la casa editrice inglese APL Media. Un’azienda di Londra diventa il nuovo proprietario di Millionaire.

Ancora una volta i dettagli sono importanti: al Tribunale di Milano, in realtà, gli inglesi nessuno li vede. Si presenta invece il commercialista Franco Colombo: ha una procura che lo qualifica come mediatore per conto della APL. Il rappresentante italiano dei britannici paga Millionaire 60mila euro tramite 4 assegni emessi dalla filiale di Lodi di Banco Bpm.  Altri 600mila euro, invece, arrivano nelle casse del Tribunale da un conto corrente della banca inglese Natwest, una delle più grosse banche commerciali del Regno Unito. Per il Tribunale, che vende la casa editrice, la storia finisce lì. Ed è pure una storia a lieto fine: sono stati salvati azienda e lavoratori. Purtroppo non sarà così: sarà solo una morte differita.

The Italian Job

Se già è anomalo che un editore estero compri una rivista in lingua italiana, cosa rarissima nel mondo dei giornali tricolori (più comune che testate straniere pubblichino una versione in lingua locale), lo è ancor di più il fatto che i nuovi proprietari non si siano fatti (quasi) mai vivi. Non solo: del neo acquisto italiano, nei bilanci della APL non c’è mai stata traccia: la società inglese non deposita documenti dettagliati alla Companies House (la camera di commercio inglese) ma un esborso di 600mila euro da qualche parte dovrebbe comparire.

L’acquisto è avvenuto a fine 2021. Nel bilancio 2022, chiuso fiscalmente a gennaio del 2023, il documento più recente disponibile, ancora nessun riferimento a Millionaire. E’ come se l’Italian Job della casa editrice londinese non esista. Contattata, lo scorso dicembre, la APL Media ha informato, via email, con un laconico messaggio di non essere più la proprietaria. Un’operazione fantasma: gli inglesi hanno comprato Millionaire, non hanno mai dichiarato ufficialmente l’operazione nella contabilità e dopo soli due anni l’hanno già rivenduto. A chi? La medesima APL, contattata via email, suggerisce di chiedere maggiori informazioni a Matteo Cerri, personaggio noto alle cronache finanziarie. Prima anomalia: alla Camera di Commercio di Milano, APL Media risulta il padrone della testata, di Cerri non c’è traccia.

La casa editrice inglese, peraltro, ha anch’essa varie zone d’ombra. Nel Regno Unito pubblica il National Geographic: la famosa rivista americana di documentari pubblica la sua testata su licenza in giro per il mondo: in Italia, per esempio, l’accordo è con il gruppo GEDI della famiglia Agnelli. Ma c’è anche un lato meno nobile dell’azienda inglese: ha venduto anche pacchetti turistici sulle nevi, alcuni anche in Italia. Nel 2019, uno di questi pacchetti, pubblicizzato sul The Guardian, si rivelò una truffa. Su internet, in passato, c’erano state recensioni di clienti imbufaliti che denunciavano di aver pagato la APL Media per vacanze inesistenti. Come sia andata a finire, non si sa.

L’imprenditore Matteo Cerri, oggi proprietario di Millionaire

Una vecchia conoscenza

Se gli inglesi in redazione a Milano , lo ha fatto invece fin da subito una vecchia conoscenza italiana, anch’essa con base a Londra: il finanziere Cerri. L’uomo d’affari, secondo varie testimonianze dentro alla rivista, si è presentato in redazione appena dopo l’acquisto “fantasma” degli inglesi e oggi di fatto è il Padre-Padrone della casa editrice. Sui profili social e sul sito della rivisita si presenta come Direttore Editoriale. Lavora pure come redattore: molti articoli sul sito di Millionaire portano la sua firma. Fa tutto lui anche perché la storica redazione è stata eliminata: tutti i giornalisti sono scappati, esasperati dai mancati pagamenti degli stipendi.

A Londra Cerri non ha proprio un pedigree immacolato: è stato condannato dalla giustizia inglese per una truffa alla famiglia Foglia, i proprietari di Banca del Ceresio, famosa private bank svizzera. Cerri e alcuni suoi dirigenti si erano spacciati per emissari della Fiduciaria della famiglia di Lugano e avevano “sifonato” 15 milioni di Euro da un conto bancario della signora Foglia alle Isole Cayman. Cerri ha sempre negato la vicenda, rivendicando di essere un incensurato. Ma è solo per un cavillo: la sentenza inglese non è esecutiva in Italia, dove Cerri risulta essere un cittadino dalla fedina immacolata.

Da Finanziere a Giornalista

Ma perché il controverso imprenditore ha deciso di diventare editore e, addirittura redattore di una decennale rivista italina? Cerri, tra le altre cose, gestisce in Italia una piattaforma digitale di crowdfunding, raccolta pubblica di denaro. Si chiama ITS di fondi vende quote di borghi in Italia, a metà tra un fondo comune d’investimento e l’agenzia immobiliare. I sindaci di molti paesini del Sud, sempre più spopolati e sempre più alla disperata ricerca di entrate, sono felicissimi di accoglierlo e gli stendono tappeti rossi. Il progetto, sulla carta, è nobile e ambizioso: ridare vita e valore a immobili abbandonati e in degrado. Ma anche su ITS aleggiano nubi: anni fa Il Sole 24 Ore si occupò della piattaforma, tra luci e ombre. Ora sembrano prevalere le ombre. Negli ultimi tempi, la piattaforma risulta bloccata: il sito è bianco e una scritta dice che è “temporaneamente disabilitato”. Fino a qualche mese era ancora attivo, ma i riscatti erano impossibili: chi aveva versato soldi, comprando quote degli immobili, non poteva più ritirare i propri risparmi.

L’improvvisa comparsa di Cerri nella redazione di Millionaire è anche coincisa con la comparsa di pubblicità di ITS sulla rivista. La sensazione è che il mensile serva solo come per attrarre le persone a mettere i soldi in ITS. Fin qui, nulla di male. Se non fosse che ITS si sta rivelando una gabbia senza uscita. E che anche la rivista annaspa: dallo scorso Dicembre non si trova più in edicola, dove invece era sempre uscita in 40 anni. Il motivo: Cerri non ha pagato lo stampatore il quale, per risposta, ha spento le rotative.

Piazza Pulita

I risparmiatori che hanno messo soldi in ITS non sono i soli a penare. Anche la redazione di Millionaire è finita in difficoltà: dagli anni d’oro della rivista, erano rimasti 3 giornalisti, più il direttore. Nel corso del 2023, i redattori si erano dimessi “per giusta causa”, lamentando il non pagamento degli stipendi. Lo storico direttore degli ultimi anni, Nora Chioda, aveva sbattuto la porta, non condividendo la nuova linea editoriale, troppo schiacciata sul fare del mensile il megafono pubblicitario del sito ITS. Dopo le dimissioni, al timone della rivista è stato chiamato un nome famoso: Lionello Cadorin, firma conosciuta del giornalismo economico in Italia. E’ rimasto in sella pochi mesi perché non ha ricevuto il suo compenso: ora il Direttore Responsabile risulta essere Donato Perete. Anche i collaboratori lamentano mancati pagamenti: loro fatturavano a una società inglese, la Millionaire Multimedia Services, domiciliata negli esclusivi appartamenti lungo il Tamigi, nella zona di Battersea, ex magazzini riqualificati, ma che risulta essere una sorta di “scatola vuota” dove l’amministratore era la moglie di Cerri, la signora Raluca Ioana Badea, origine rumene ma passaporto italiano: la società risulta avere beni per appena 30mila sterline di beni mentre i creditori (inclusi anche i collaboratori) vantano 42mila Sterline. La signora Badea si è dimessa lo scorso maggio dall’incarico, ma rimane amministratrice di Italian Magazines, di ITS Italy e ITS for Italy, in un intreccio immobiliar-immobiliare. Da ultimo, anche un imprenditore, Samuel Lo Gioco, ideatore della rivista Smart Working Magazine ha avuto problemi con Cerri: l’imprenditore, nel 2018, si era anche buttato in politica, candidandosi per gli italiani all’estero con la lista Salvini-Berlusconi-Meloni.

Cerri candidato alle Elezioni Politiche del 2018

Millionaire, nel frattempo, è scomparso dalle edicole: dopo essere stato per decenni un mensile, la rivista è passata a bimestrale e poi trimestrale, ma di copie fisiche, nelle edicole, non se ne sono mai viste. Il medesimo Cerri, in una rubrica sul sito internet del mensile chiamata “Esco quando voglio”, aveva annunciato a inizio anno una rivoluzione, con una campagna di crowdfunding (l’ennesima raccolta fondi), che ancora campeggia sul sito www.millionaire.it, e scusandosi per il ritardo nell’uscita del numero di Febbraio-Marzo. Il problema della mancata uscita, però, sarebbe un altro: la rivista non ha uno stampatore, dettaglio non secondario perché in Italia la Legge sulla Stampa, che risale al 1948, obbliga qualsiasi testata, che voglia definirsi tale, ad averne uno. Quello di Millionaire ha tagliato i ponti perché non sarebbe stato pagato: secondo indiscrezioni, a fine 2023 Millionaire prima fece un bonifico di 50mila Euro allo stampatore, come anticipo sulle copie da mandare in rotativa, ma poi modificò il bonifico in uscita, correggendo la somma da 50mila a 50 Euro. La rivista risulta pubblicata solo online e l’ultimo numero risale all’Estate 2024, ormai 5 mesi fa.

Nel frattempo, gli ex giornalisti si sono stancati di dover aspettare i loro passati stipendi e hanno presentato un’istanza di fallimento al Tribunale di Milano. Come rivelato da Andrea Giacobino su Affari Italiani, qualche giorno fa, Francesco Pipicelli giudice delegato del tribunale di Milano ha decretato la liquidazione giudiziale della Millionaire Magazine srl, nominando Luigi Spagnolo quale curatore: a fine gennaio del prossimo anno, i creditori, tra cui i medesimi giornalisti, saranno convocati per vedere cosa si riuscirà a riprendere delle somme dovute. Per Millionaire, è il primo fallimento nella sua gloriosa storia, ma rischia di essere anche la pietra tombale: quattro anni fa la rivista aveva un tesoretto di centinaia di migliaia di Euro, che era stata l’assicurazione sulla sua vita. E infatti la casa editrice era scampata al sequestro del gruppo di De Giovanni. Oggi non si sa se e quanta liquidità ci sia: bisognerà aspettare che il curatore fallimentare faccia l’autopsia del cadavere. La gestione Cerri risulta avere debiti verso tutti i dipendenti, non solo i giornalisti che hanno fatto più rumore: tra i debiti c’è anche il TFR da liquidare alle persone che lavoravano nella casa editrice VDE, alcuni di loro anche da 30 anni, somme cospicue che andranno a prosciugare la cassa che c’era.

La rivista che era riuscita a sopravvive a mille traversie, dalla rivoluzione di internet, ai problemi del fondatore, alla crisi dei giornali fino al fallimento della casamadre, potrebbe non sopravvivere alla fin troppo breve gestione di Cerri, il finanziere inventatosi editore-giornalista.

La replica di Cerri

Dopo la pubblicazione di questo articolo sul mio blog, Matteo Cerri ha chiesto la possibilità di replicare, un diritto che gli spetta.

Pubblichiamo qui sotto in calce, tutte le sue precisazioni, lasciandone il giudizio ai lettori.

Questa mia mail non esclude azioni mie o delle parti coinvolte, loro malgrado nei contenuti da lei pubblicati. 
In massima sintesi i punti su cui l’articolo del suo blog andrebbe corretto e/o commentato.È una sintesi, ma le correzioni e le inesattezze deliberate sono talmente numerose, da rendere evidente che la pubblicazione stessa non è altro che un puro artificio intimidatorio come in passato da parte sua.
– Nelle casse di Millionaire nel 2022 non c’erano 650 mila euro (come purtroppo fece credere l’asta) bensì meno di 480 mila euro, debiti per circa 200 mila e crediti inesigibili per circa 180 mila euro. Il burn rate, per la passata gestione, era di circa 35/45 mila euro al mese. Gestione per la quale la stessa Chioda chiese di essere riconosciuta come attrice primaria negli anni 2017-2022 (periodo del commissariamento). Nessun tesoretto. 
– Non c’è alcun significato nel menzionare il Dott. Colombo e le modalità di pagamento. Non in questa forma che fa intendere qualcosa di poco lineare, quando tutti i passaggi furono concordati con il Commissario. Tenga conto che per partecipare ad un’asta era necessario nominare un rappresentante legale e fiscale in Italia. Tale era (ed è) Colombo. 
– Le operazioni sul capitale di Millionaire (Luglio 2022) hanno modificato la struttura partecipativa, il ruolo di APL (e successive opzioni cedute a terzo investitore) e sancirono la divisione tra la testata cartacea Magazine, quella del sito e dei social Millionaire.it e quella dedicata al Franchising. La liquidazione cui siamo giunti con il Giudice è relativa unicamente alla testata cartacea.  Millionaire Multimedia Srl e Millionaire.it Srl sono estranee ed operative per tutto quello che riguarda l’edizione digitale – come concordato e monitorato insieme al curatore di Millionaire Magazine Srl. Millionaire ha quindi solo interrotto le pubblicazioni cartacee, ma da tempo come conseguenza dell’azione ostile generata dalla stessa persona (Eleonora Chioda) che la portò al dissesto negli anni prima. – La mia nomina ad amministratore è del Febbraio 2024 per gestire la crisi aziendale, che ho subito avviato dopo la mia nomina. Descrivermi come Padre-Padrone può essere solo dato dalla visione di passati impiegati di Millionaire, gli stessi che hanno portato l’azienda con cui ci siamo dovuti confrontare e che si sono messi apertamente ad ostacolare ogni cambiamento aziendale. 
– Il sottoscritto non è mai stato socio diretto o beneficiario della società, anzi ne sono uno dei principali creditori non essendo stato remunerato dal 2023.
– Mia moglie, con una delle sue aziende, è diventata socio di una piccola minoranza, dopo aver convertito in quote il lavoro non remunerato per la gestione di tutto l’aspetto grafico e produttivo in due anni. 
– Per sua informazione il sottoscritto e Italians Magazine ad oggi sono detentori della maggioranza dei crediti verso Millionaire Magazine. 
– La menzione di passate vicende – peraltro estranee ad APL – non ha alcun senso nel contesto dell’articolo se non quello di creare ulteriore fumosità e danneggiare tutte le parti coinvolte. Inoltre non ho interessi nel business di APL (come se lei dovesse rispondere di tutte le condanne del Sole 24 Ore negli anni, non le sembra?).
– La redazione di Millionaire Magazine (fin quando ha pubblicato) e di Millionaire.it è composta da giornalisti, pubblicisti e il sottoscritto ha un contratto anche per contributi editoriali sin dal 2022 (con mandati dai precedenti Direttori responsabili). Per sua informazione contribuisco a diverso titolo a testate dal 1996/1997 (quando iniziai a scrivere per Vita e pubblicai un libro per Egea). La scrittura e la libertà di parola non è dominio esclusivo dei giornalisti e, si, scrivere è una passione che mantengo da tempo.
– Non trovo elegante fare commenti sulla gestione della Redazione da parte del Sig. Cadorin. Fare emergere i conflitti in seno alla Redazione, tra le giornaliste e lo stesso sarebbe ‘inclemente’ per le parti coinvolte. 
– Avendo raggiunti i titoli per iscrivermi all’ordine non avrei problemi a farlo – cosa che non escludo.
– Sulla vicenda ‘Foglia’, che lei riporta ad ogni occasione, le condizioni sono sensibilmente mutate nel tempo, non è pertinente a Millionaire – e le mancano aspetti successivi determinanti che probabilmente ha di proposito escluso -. Nonostante le sue ripetute offese pubbliche e affermazioni ambigue, non sono mai stato indagato a fini penali sulla vicenda, non nel Regno Unito e certamente non Italia, sono incensurato in entrambi i paesi (e altrove) e semplicemente il fatto non è mai stato di rilevanza penale, ma esclusivamente civile. Non sono, come sostiene lei, incensurato per un loophole o altro artificio legale. Molti aspetti della vicenda, a me estranei, si sono poi evoluti e non ho la discrezione di poterne parlare.
– Altra menzione inutile, inserita solo per generare sospetti, è quella a ITS Lending, già trattata nella mia precedente mail. Una non notizia a meno che la si voglia creare per mere finalità diffamatorie. Ad oggi il debito di Ge Park, non solo è ridotto drasticamente grazie al mio supporto, ma non esiste alcuna azione legale.
– ITS Lending in passato ha fatto pubblicità sul magazine, ma sempre a tariffario pieno e regolarmente fatturato e pagato. Sarebbe curioso fare stessa disamina sulle pratiche passate della stessa Redazione – per non menzionare altre testate. Dire che Millionaire sia stato usato per attrarre investitori a ITS Lending è chiaramente smentito dalla realtà dei fatti (i numeri sono impietosi a riguardo) e peraltro non sarebbe stata nemmeno pratica illegale, avendo sempre dichiarato la natura commerciale delle pubblicità pagate. Da notare che Millionaire (2 anni prima che ne fossi coinvolto) già parlò dell’attività di ITS Italy. Qualcosa che chiaramente la Sig.ra Chioda, che le ha fornito alcune sue visioni, ha fatto finta di ignorare.
– Quale la finalità di menzionare Millionaire Multimedia Services Ltd quando il debito verso terzi è 0. Conosciamo la sua fonte per parlare di mancati pagamenti (per circa 1500 euro) e la persona interessata ha da tempo desistito dalle richieste. La stessa che ha provato a mettere in cattiva luce l’ottimo rapporto tra il sottoscritto e Smart Working Magazine. 
– Finalità di menzionare la Signora Badea con chiara accezione discriminatoria per le sue origini? Oltre ad essere mia moglie, è imprenditrice, in Italia e in UK, da ben prima che lei iniziasse a scrivere a livello professionale. Comprendiamo che per lei il fatto che una donna, non di origini italiane, possa essere imprenditrice attiva indipendentemente dal marito è forse qualcosa di inaccettabile. Il tono e il riferimento alla nazionalità non sfugge nel suo vero intento. 
– Il rapporto con il Signor Samuel LoGioco è ottimo e durevole. Lo stesso chiede di essere rimosso per i termini lesivi. Smart Working Magazine è una collaborazione per entrambi molto proficua.
– Le ragioni della menzione per la mia ‘avventura’ politica del 2018 sono fuori contesto (il suo articolo è solo un’occasione per riassumere 3 anni di suoi attacchi al sottoscritto), ma comprendo come possa riferirsi a cortesie per altri suoi contatti. 
– Il suo riferimento alla legge sulla stampa del 1948 è fuori luogo per una pubblicazione in digitale – fatto ben assodato dalla giurisprudenza in materia. 
– Nego con fermezza ogni menzione a bonifici da lei menzionati – non essendo mai stata mia competenza fino al febbraio 2024.
– L’articolo di Andrea Giacobino è stato successivamente fortemente redatto proprio su richiesta nostra e loro presa d’atto di diverse inesattezze. Questo succede quando le fonti sono parti interessate, altri giornalisti, con finalità ben lontane dal rappresentare la verità, bensì un loro interesse diretto. 

Affari Italiani, Andrea Giacobino, Banca del Ceresio, De Giovanni, Famiglia Foglia, ITS, Lionello Cadorin, Matteo Cerri, Millionaire, Samuel Lo Gioco





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