Il Milan si compra il “Telegraph” di Londra: Cardinale (con gli arabi) diventa editore

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Una piovosa sera d’inverno di tre anni fa, un frettoloso Gerry Cardinale, il proprietario del club di calcio AC Milan, circondato da varie guardie uscì velocemente dal Biltmore Hotel di Londra, sulla elegantissima Grosvenor Square a Mayfair: era stato invitato dal Financial Times come ospite d’onore al Football Summit, l’evento annuale del quotidiano britannico sull’industria del calcio. La sua intervista si era perlopiù incentrata sullo Stadio di San Siro, il grande progetto del nuovo impianto di cui si parla da 10 anni, ma di cui ancora a Milano non è stato posato un mattone.

Gerry Cardinale, proprietario dell’AC Milan.

Dal calcio ai giornali

Forse il calcio, e soprattutto la mega operazione immobiliare che gira attorno alla proprietà del Milan, non era il solo motivo per cui l’uomo d’affari italo-americano era volato fin sul Tamigi. Aveva tentato anche una scalata, fallita, al Liverpool FC, il più blasonato club di calcio al mondo.

Mentre è impelagato nelle lungaggini della palude italiana della politica e della burocrazia, e mentre il club sta per chiudere una stagione fallimentare (dal punto di vista sportivo ed economico con la mancata qualificazione alle coppe europee), Cardinale ha messo a segno un obiettivo che nulla c’entra con il calcio: è il The Daily Telegraph, uno dei quotidiani più prestigiosi e storici di Londra. E’ in coppia con un alleato inedito: gli sceicchi di Abu Dhabi, e in mezzo c’è pure un super manager statunitense. Cardinale è proprietario del fondo Redbird, la società finanziaria con cui ha rilevato il club, reso glorioso dallo scomparso Silvio Berlusconi, comprandolo da un altro fondo di investimento americano, Elliott Management.

I gemelli Barclay, ex proprietari del Telegraph

Un isolotto sperduto e due Fratelli Coltelli

Il Telegraph non solo è un pregevole giornale, con firme eccezionali, come Ambrose Evans-Pritchard, il più acuto giornalista economico in Europa (una spanna sopra il pur eccellente Martin Wolf del Financial Times), ma è anche la voce dei Conservatori, incarna l’anima conservatrice e tradizionalista. Per decenni il quotidiano è stato di proprietà della famiglia Barclay, che da sola varrebbe un romanzo o una serie Netflix. I due fratelli gemelli Frederick e David, totalmente identici se non per la riga sui capelli, sono tra gli uomini più ricchi d’Inghilterra, vivono su un isolotto privato dove non pagano tasse (la loro storia completa, l’ho raccontata qui). Il giornale, però, negli anni ha accumulato una montagna di debiti: 1,2 miliardi di sterline. Troppi e soprattutto non rimborsati: così, nell’estate del 2022 la banca creditrice Lloyds (che nulla ha a che fare con la compagnia di assicurazioni) ha pignorato il giornale e ne è diventata proprietaria. Il problema è che una banca non è un editore e non sa fare il mestiere di pubblicare giornali. Così ha deciso di mettere in vendita la secolare testata. E qui entra in campo Cardinale: il patron del Milan si è alleato con la società finanziaria IMI di Abu Dhabi, uno dei tanti fondi sovrani della famiglia regnante, guidato da Sheik Al-Mansour: a capo hanno messo l’ex amministratore delegato della CNN, la tv americana di notizie, Jeff Zucker. La Redbird IMI, con una potenza di fuoco di 9 miliardi di dollari, si è fatta avanti per il giornale fondato nel lontano 1895 da Arthur B. Sleigh.

Dagli USA agli sceicchi (in minoranza)

In Gran Bretagna i grandi giornali cartacei in edicola hanno ancora influenza, continuano a essere il Quarto Potere, a differenza dell’Italia dove la stampa è sempre meno letta e influente): le testate, da destra e da sinistra, fanno da cane da guardia reciproco. L’idea, dunque, che un pilastro della democrazia potesse finire sotto il cappello del mondo islamico (dove non esistono Parlamenti) fece venire più un di mal di pancia alla politica e all’opinione pubblica. I potenti del Golfo Persico hanno già messo le mani su mezza Europa, dal calcio (vedi alla voce PSG di Parigi al Manchester City sempre di Al Mansour e al Newcastle) fino alla Difesa (il caccia Tempest). Ma il Telegraph era davvero troppo. Prima di Natale del 2023, come nel più classico dei romanzi di Charles Dickens, c’era stato un colpo di scena con lieto fine annesso: la famiglia Barclay è riuscita a riprendersi il giornale, ripagando i debiti con la banca Lloyds. Ma dove hanno preso i soldi visto che avevano perso la testata perchè non avevano liquidità? Ecco il dettaglio che rovina il finale felice: glieli aveva prestati la medesima Redbird IMI, ossia Cardinale e gli sceicchi. Siccome nessuno regala denaro, i finanziatori hanno anche un’opzione per diventare proprietari, assieme ai Barclay. E di qui era nato il polverone, tanto che era dovuto intervenire l’allora Governo Tory bloccando l’operazione per chiedere rassicurazioni su un temuto passaggio di proprietà.

Lo sceicco Al Mansour, proprietario del fondo IMI e del Manchester City

Questione di Lobby

Il problema era che lo stesso schieramento Conservatore si è spaccato, o meglio è stato comprato: Redbird IMI ha scelto infatti come suo consulente e lobbista per l’operazione un “senatore” dei Tory: George Osborne, pezzo grosso del partito. Osborne è stato Cancelliere dello Scacchiere, ossia Ministro del Tesoro, sotto il governo di David Cameron (attuale Ministro degli Esteri del governo Sunak) per 5 anni. La nomina aveva fatto infuriare il Ministro per la Cultura e lo Sport Lucy Frazer che ha emesso una sorta di Decreto Legge ad hoc per impedire che Cardinale e Abu Dhabi diventino proprietari del giornale.

Alla fine è arrivato il classico uovo di colombo: dopo quasi due anni di trattative, politica e investitori hanno trovato una quadra, complice anche un cambio di governo nel Regno Unito. La soluzione, semplice, è stata quella di far salire un po’ Cardinale e far scendere gli sceicchi: Redbird ha preso la maggioranza del consorzio, gli arabi sono scesi. Tutti contenti. E chissà che ora il giornale britannico non inizi a scrivere più articoli sul calcio italiano e sui Rossoneri.

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