Mincione vince anche con Elkann: via gli articoli di Repubblica sul caso Vaticano a Londra
Lontano dai riflettori e nelle aule dei tribunali di Londra, che non sono il circo mediatico italiano (vedi alla voce Garlasco e Fabrizio Corona), Raffaele Mincione sta portando a casa una serie di vittorie, sullo scandalo del palazzo del Vaticano a Sloane Avenue, che causò un buco da circa 200 milioni di Euro per la Santa Sede. La più recente è stata nei confronti di John Elkann: ha ottenuto un accordo con GEDI, per degli articoli pubblicati anni fa da Repubblica.

Poco prima di Natale, è stato depositato un verbale in Tribunale a Londra dove il finanziere italiano, che viveva nella capitale e ora in Svizzera, dov’è diventato azionista dello storico albergo Bradutt’s di Sankt Moritz, informa che a Luglio del 2025 la sua società WRM ha raggiunto una transazione con la società editrice del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari: GEDI rimuoverà dal suo sito internet gli articoli incriminati (e anche due video) e in più pagherà anche una parte di spese legali di Mincione.
Le querele ai giornali italiani
Mincione aveva portato davanti ai tribunali inglesi, con l’accusa di diffamazione, prima RCS, di Urbano Cairo, per alcuni articoli pubblicati dal Corriere della Sera che sono costati all’editore torinese circa 600mila euro di risarcimento; e poi anche GEDI, di cui peraltro il nipote di Gianni Agnelli vorrebbe disfarsi, forse vendendolo all’imprenditore greco Theo Kyriakou del gruppo Antenna (dopo un fallito abboccamento con il rampollo Leonardo Maria Del Vecchio).

La strategia dei piccoli passi
L’affondo su Elkann arriva dopo la semi-vittoria dello scorso anno sullo stesso Vaticano: i giudici inglesi hanno riconosciuto che Mincione non mise in piedi un complotto contro la Santa Sede, imponendo alla Curia di rimborsare le spese legali, una cifra enorme di 4 milioni di Euro, ma allo stesso tempo non escluse la mala fede, come chiedeva il ricorso del medesimo imprenditore laziale: ci fu un atteggiamento spregiudicato, ma la WRM non ha commesso alcun reato in tutta la spinosa vicenda, in cui è stato coinvolto anche un altro finanziere, Gianluigi Torzi.
Anche la vittoria su Elkann segue un po’ la falsariga della sentenza sul Vaticano: i legali di WRM e GEDI, rispettivamente l’avvocato dello studio Withers (che ha anche una sede in Italia guidata da Roberta Crivellaro) e dallo studio inglese Archerfields, hanno trovato un accordo a metà strada.
Tuttavia va notato che i vari successi, questo ormai è il terzo, ridimensionano notevolmente la cattiva fama che si era costruita attorno a Mincione: dipinto come una sorta di diabolico (è proprio il caso di dire) regista di una truffa fina ai danni del Vaticano, ne sta venendo fuori, invece, come un caso finanza speculativa, una come tante, senza reati. Almeno fino alla sentenza che dovrà arrivare
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