La rivincita di Mincione: Cairo paga per lo scandalo Vaticano (e forse anche Elkann)

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L’ultima volta che Raffaele Mincione era apparso in un’uscita pubblica era stato nell’ottobre del 2019, a Londra, durante Frieze, la fiera di arte moderna e contemporanea più famoso al mondo. Era appena scoppiato lo “Scandalo di Sloane Avenue”, la vendita di un lussuoso palazzo a Chelsea, ex autorimessa dei grandi magazzini Harrods) al Vaticano.

La Santa Sede aveva sborsato decine di milioni di euro, frutto delle offerte dei fedeli, per comprare l’immobile, destinato a essere un investimento immobiliare di successo. E invece si è rivelato un buco di perdite: sul crack sono state fatte due indagini, dell’Italia e del Vaticano, ed è in corso un processo.

La vicenda era stata ricostruita dal bel libro di inchiesta “I Mercanti nel Tempio” di Fabrizio Massaro e Mario Gerevini.

Allo scoppio dello scandalo, mentre l’altro protagonista, Gianluigi Torzi, veniva incarcerato in Vaticano, primo cittadino italiano nella storia a essere trattenuto tra le mura leonini, Mincione sceglieva il silenzio e il basso profilo. E’ scomparso dai radar (anche se ha portato avanti i suoi affari: ha comprato da Conad gli immobili ex Auchan in Italia).

A 3 anni esatti dallo scandalo, proprio nell’anniversario di Frieze, il controverso finanziere di Gaeta, che ha fatto fortuna a Londra, si prende una rivincita. Urbano Cairo gli dovrà versare un consistente risarcimento: voci parlano di 600mila euro. Altre fonti, invece, sostengono che la cifra sia “molto inferiore”, ma senza quantificare perché c’è un vincolo di riservatezza firmato dai due.

Urbano Cairo, fondatore della Cairo Communications che controlla RCS

Mincione aveva sporto una querela, alla corte di Londra contro i quotidiani Corriere della Sera (controllato da Rcs, di proprietà del presidente del Torino Calcio) e La Repubblica, che fa capo all’editore GEDI della famiglia Agnelli-Elkann: nel mirino alcuni articoli pubblicati tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

Ora si apprende che alla Court of Justice, come riferito dal bollettino Law360, i litiganti hanno trovato un accordo: il gruppo Rcs ha transato con il finanziere italiano per non andare a processo.

Nel testo della sentenza, riportato anche dal quotidiano Libero in Italia, si viene a sapere anche che il quotidiano più importante d’Italia ha tentato una difesa debolissima. Di qui l’offerta: se la querela fosse arrivata fino in fondo davanti alla giustizia inglese, una condanna sarebbe stata molto probabile e sarebbe costata molto di più a Cairo. Meglio non rischiare, tanto più che RCS è già uscita semi-sconfitta (o semi-vittoriosa a seconda dei punti vista) dal braccio di ferro in cui ha trascinato per 5 anni il fondo d’investimento americano Blackstone. Tema del contendere: la sede del Corriere della Sera a Milano. Lo storico palazzo che ha visto i giganti del giornalismo, da Eugenio Torelli Viollier, a Indro Montanelli fino a Ferruccio De Bortoli, è tornato a Cairo, ma l’accusa agli americani di aver sottopagato il palazzo è stata smontata; Rcs ha dovuto pagare 10 milioni di euro di indennizzo, ne ha versati altri 60 per riprendersi l’immobile, ma, soprattutto, si è cosparsa il capo di cenere, pubblicando delle scuse ufficiali a Blackstone, nel comunicato stampa dell’accordo.

John “Jaki” Elkann, nipote dell’Avvocato Gianni Agnelli, numero uno di Exor

Vittorioso su Cairo, Mincione potrebbe anche fare il bis con Jaki Elkann, presidente di GEDI. Secondo indiscrezioni raccolte, anche Repubblica starebbe studiando una transazione. E addirittura si vocifera di un risarcimento di 500mila euro. Tuttavia, il gruppo GEDI, contattato, ha spiegato che la questione della querela a Repubblica è più complessa di quella del Corriere: il quotidiano diretto da Maurizio Molinari si sta difendendo e il giudice ha riconosciuto ragione a GEDI in un primo dibattimento: l’iter giudiziario prosegue e al momento la casa editrice, di proprietà della Exor (azionista di Stellantis e Ferrari), non avrebbe alcuna intenzione di offrire una transazione a Mincione (e in ogni caso la querela chiede un risarcimento di 100mila euro).

Alla prossima puntata, per il sipario.

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