La Brexit fa più male all’Unione Europea che alla Gran Bretagna (e tra sette giorni si vota)

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Da anni, la Gran Bretagna viene data per spacciata. Dopo il fatidico referendum sulla Brexit, a Giugno del 2016, è una continua, e lamentosa, geremiade sull’imminente tracollo del paese. Ma, prendendo a prestito Mark Twain, il paese può dire che “le notizie sulla mia morte sono grossolanamente esagerate”. Anzi, a guardare le ultime radiografie, chi sta peggio è l’Unione Europea.

Quasi dieci anni a profetizzare, invano, il tracollo del Regno Unito, reo di aver osato abbandonare il dogma infallibile del Mercato Unico. E poi ci si accorge che il malato è la Ue, che invece di passare il tempo ad accusare un “malato immaginario” farebbe meglio a guardarsi in casa.

L’Europa vota: “It’s the economy, stupid”

Tra una settimana si vota per l’EuroParlamento e allora fioccano areticolesse e notizie sulla Ue, tutte con tono entusiastico. Non tutto, però: qualcosa sfugge anche alle maglie della martellante propaganda filo Bruxelles. Per esempio, una paginata del Financial Times, considerata la “Bibbia” dell’economia e dei mercati, ha dipinto un quadro molto meno roseo. Eurolandia è malata di bassa crescita economica, di bassa natalità, di bassa produttività. E dunque, in prospettiva, di impoverimento. Il confronto con gli Stati Uniti, che pure negli ultimi 15 anni hanno smesso di essere la locomotiva del mondo, passando lo scettro alla Cina, e ultimamente accusano problemi è impietoso: l’economia americana è cresciuta di quasi il 9% in più rispetto ai livelli pre-Covid nei primi mesi del 2024, mentre l’Europa (senza Londra) si è fermata a un misero 3%. Ma più dei dati macro, che sono un aggregato di tanti parametri diversi, è l’economia reale il vero fattore da guardare: un cittadino americano ha, in media, 13mila Dollari di reddito in più di un europeo. Vale sempre il vecchio motto del Presidente Bill Clinton: “It’s the economy, stupid”. I cittadini vanno a votare col portafoglio.

Foto di Franz Wender su Unsplash

Soluzioni sbagliate a vecchi problemi

In Europa scarseggia la forza lavoro, e quella che c’è vuole lavorare sempre meno, e produce sempre meno, tra Lavoro Remoto e settimana corta. La “manodopera” disponibile negli Stati Uniti cresce, in Europa va sempre più verso una riduzione. La soluzione alla mancanza di forza lavoro, per ora, è stata l’immigrazione selvaggia dal Nord Africa, come manodopera a basso costo, che si si sta rivelando un boomerang, per i problemi sociali che stanno sorgendo (sicurezza, degrado, radicalismo ecc.). Negli ultimi 30 anni, minori investimenti in tecnologia e politiche fiscali vessatorie, la famosa Austerity in nome del “rigore di bilancio”, ossia l’esatto contrario degli Stati Uniti, hanno portato la Ue in stagnazione. E se, come pare, a Novembre Donald Trump tornerà alla Casa Bianca, il divario USa-Ue aumenterà perché lo stimolo fiscale americano salirà ancora.

Vuoi vedere che con la Brexit e perderci di più è stata l’Unione Europea?

Hanno passati anni (anche il medesimo FT) a raccontare un film inesistente, ossia la morte della Gran Bretagna, uccisa dalla Brexit. Invece qui a morire è la Ue, o perlomeno anche la Ue, descritta invece, nei medesimi anni, sempre e immancabilmente come il Paradiso Terrestre. Anche il Guardian, giornale filo Ue e anti-Brexit, si è accorto che a non funzionare è il Continente, non il Regno Unito. Con un’analisi della professoressa italiana Nathalie Tocci, ha ammesso che l’Europa sta perdendo potere, sempre più schiava di paure più o meno sensate (Ucraina, Gaza, ecc.).

https://x.com/NathalieTocci/status/1790277467359281527

Londra riparte, l’Europa arranca

Ma siccome il destino ama spesso farsi beffe della Storia, proprio mentre 300 milioni di Eurocittadini sono chiamate al voto, quel Regno Unito che sarebbe dovuto andare alla deriva si ritrova con un’economia in ripresa (+0,6% l’ultimo dato del Pil), mentre l’Eurozona è in pseudo-recessione, ad eccezione dell’Italia (che però viene da venti anni di crescita nulla e ha i salari più bassi del continente).

Il declino dell’Unione Europea, come certificato dai grafici pubblicati da FT, dimostra semmai che ha fatto bene l’Inghilterra, nel suo opportunismo nazionalista, a uscire sennò sarebbe anche lei nel pantano. Le ultime stime del FMI (Fondo Monetario Internazionale) danno una crescita cumulata per l’area Ue dello 0,8% per quest’anno: briciole. La Gran Bretagna, da sola, farà +0,5%. Che non è granché, ma che è sempre meglio di Germania (0,2%), ma soprattutto è unica economia europea attesa in espansione e non in contrazione come tutte le altre.

https://x.com/IMFinEurope/status/1790185305133486270

L’Ue e i suoi politici da tempo vivono in una bolla di auto compiacimento, dove pensa di essere il centro del mondo, e non si accorge che è invece finita stritolata tra due potenze: gli Stati Uniti, attorno a cui ha sempre gravitato dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma che dopo la Guerra in Ucraina sta spolpando il suo “alleato” vendendogli energia a carissimo prezzo. E dall’altra, c’è la Cina che sta conquistando l’Europa, a suon di Vie della Seta, pannelli solari, auto elettriche, biciclette a noleggio e produzioni a basso costo (e ancor più bassa qualità).

I motivi del declino dell’Unione Europea vengono da lontano, da molto prima che i perfidi albionici decidessero, contro ogni aspettativa, di dire addio. E di fatto sono gli stessi per cui già dalla metà degli anni ’90 la pancia della Gran Bretagna mal sopportava i tecnocrati di Bruxelles. E, alla prima occasione, è uscita. Ma, a giudicare dalle malandate condizioni della Ue, ha fatto bene.

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