Da Londra a Roma, l’estate delle cicale dura poco: la crisi spiegata con la mia bolletta
Da Londra a Roma, è boom di turismo. Il 2022 sarà pure l’anno della Guerra in Ucraina, tutti si indignano (almeno sui social), ma nessuno rinuncia a viaggi e vacanze, nonostante il costo del conflitto, per l’Europa e le economia occidentali sia altissimo e più alto dei presunti benefici.

L’estate delle cicale
Dopo due anni di restrizioni, questa è la prima estate di vera libertà. Mai così tanti turisti ovunque: in Italia è record, certificato dal Sole 24 Ore. Londra è stata presa d’assalto: sono mesi che fiumi di visitatori affollano la città, tra prezzi stellari di alberghi e ristoranti.

E’ l’estate della cicale: tutti sono in ferie, tutti scialano, i social abbondano di selfie da posti di lusso e costosi (Ibiza e New York, dove una bottiglietta d’acqua costa 5 dollari, i più gettonati). A una famiglia di 4 persone, una settimana negli States può tranquillamente costa 10mila euro.
Il problema non è il costo, una tantum, delle ferie (una volta all’anno è lecito fare un pazzia, dicevano gli antichi Latini) ma quello che aspetta tutti al ritorno dalle vacanze. All’estate segue sempre l’inverno; e la cicala, insegnano la biologia e una favola vecchia di 2mila anni, non sopravvive mai. Ora tutti si stanno godendo l’estate, spendendo e spandendo, e sbagliano: in inverno piangeranno.
Arriva la recessione, e sarà pesantissima
Una drammatica recessione arriverà nei prossimi mesi. L’economia sembra una materia complicata ma è in realtà molto semplice . Ve la spiego con una foto. Questa qui sotto è la stima di quanto andrò a pagare durante tutto il prossimo inverno 2022-2023 per il riscaldamento: in Inghilterra ti mandano una sorta di “preventivo” per intero anno, così una famiglia può fare due conti in anticipo.
Nell’appartamento dove ho vissuto fino a poco tempo fa ho sempre pagato circa 1.000 Sterline all’anno di bollette, elettricità e gas: il fornitore E.On offriva una tariffa annuale a prezzo fisso concordato. Ogni tre mesi, bolletta sempre allo stesso costo, approvato a inizio stagione, con eventuale conguaglio in caso di maggiore consumo. Se avessi consumato di meno, non mi avrebbero restituito soldi ma è un sistema che non dà brutte sorprese e consente di pianificare il bilancio di una famiglia.
Ora ho cambiato casa, e c’è un nuovo fornitore: la British Gas, l’azienda nazionale del gas. Nei giorni scorsi è arrivato il solito preventivo annuale: ma invece delle 1.000 Sterline abituali, il conto è di 4.400 Sterline. La nuova casa è più grande, ma questo non è un semplice rincaro, è una mazzata, un aumento del 400%. E solo per il gas: poi ci sarà l’elettricità, anch’essa rincarata perché viene prodotta in parte col medesimo gas.
Costi fissi e consumi
Il riscaldamento è un costo fisso, una di quelle voci base di una famiglia, non lo si può ridurre o eliminare. A meno che io non decida di far stare i miei figli al freddo il prossimo inverno, dovrò tirar fuori 3mila Sterline in più per avere lo stesso servizio dell’anno scorso. Ma il mio stipendio, come quello della maggior parte dei lavoratori, specie se dipendenti, non è mica salito del 400%. Dunque, se voglio scaldare la mia famiglia ho solo due modi per pagare la stangata del gas: o attingo ai miei risparmi (se ne ho) oppure sono costretto a non spendere per dirottare quei soldi sulla bolletta. Devo tagliare tutto quello che non è strettamente necessario per pagare il necessario. Che suona pure come una cosa di buon senso, da fare sempre, se non fosse che le economie occidentali si basano sui consumi: il modello capitalista moderno vive di spese voluttuarie, dalla Coca-Cola al nuovo telefonino Apple. Se scendono i consumi non essenziali, o voluttuari, dal cappuccino al bar a un paio di jeans da Zara, le economie vanno in recessione. E se nella cassetta della posta, o via mail, arriverà una bolletta esagerata, la conseguenza è anche una recessione spaventosa.
Da Amazon alla Tv, tutto rincara
Non sale solo la bolletta: tutti i costi fissi delle famiglie, effetto cascata del rincaro monstre delle materie prime, stanno salendo. Dalla retta dell’asilo all’abbonamento di Amazon Prime (con un mare di polemiche), il costo della vita sta diventando insostenibile per molti. E come conseguenza, le famiglie devono riadattarsi: in Inghilterra stanno già dando in massa disdetta a Netflix e alle tv a pagamento. Sono prodotti non essenziali, ma sono anche aziende con migliaia di dipendenti: se il loro fatturato cala, saranno costrette a tagliare e licenziare. I tagli aumenteranno ancora di più la recessione. L’effetto spirale è distruttivo sull’economia.
Moltiplicate questo schema su larga scala: milioni di famiglie in un paese e vari paesi. Non ci vuole la sfera di cristallo per capire che l’Europa, nella sua follia ideologica delle sanzioni, sta creando le basi per una grave crisi economica.
Se Londra non ride, l’Italia piange…
Italia è sulla stessa identica barca del Regno Unito, ma della crisi del costo della vita se ne parla poco lo niente. Incombono le Elezioni Politiche e il paese è distratto. Ma segnali preoccupanti sono già arrivati: alcuni sono piccoli, quasi folcloristici, altri molto più seri.
A CasalMaggiore, profonda e dimenticata Pianura Padana, in provincia di Cremona, la pizzeria Funky Gallo (da una vecchia canzone di Zucchero) ha alzato il prezzo della pizza margherita a 10 euro: un prezzo folle per una piccola cittadina di provincia (a Londra la stessa pizza costa 10 sterline, non molto di più). Travolto da mille polemiche, il proprietario Alberto Rovati si è visto costretto a mettere un cartello fuori dal locale per spiegare ogni singolo rincaro della sua pizza e la cosa ha fatto il giro dei social. La pizzeria di Casalmaggiore, segnalata da Gianluigi Paragone, il capo del partito Italexit, sul suo blog, la dice lunga sul paese reale, sulle piccole attività che campano con margini risicati: se sale la bolletta, o aumentano i prezzi o chiudono.
Ma il problema più serio non è in pizzeria. A differenze del Regno Unito, paese ormai deindustrializzato, Italia ha ancora la manifattura, la spina dorsale economica del paese. Ma le industrie sono energivore, consuma tanta elettricità per produrre. E il caro bolletta farà chiudere centinaia di piccole fabbriche da Aosta a Palermo. Con aumenti medi della bolletta stimati del 120% nel prossimo anno, sono a rischio 120mila imprese in Italia, secondo un recente sondaggio di Sky Tg24.
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