L’improbabile duo Poggi – Carlo mette la pietra tombale sulla lotta per la Colacem

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Maggio, nella città di Gubbio, piccolo gioiello medievale dell’Umbria, è sempre un mese speciale: la Festa dei Ceri, pluri-secolare tradizione a metà tra fede religiosa e spericolata prova di forza fisica, che si celebra il giorno 15 da quasi 800 anni, permea la vita di tutta la città per tutto il mese.

Già la mattina del 3 Maggio, prima domenica del mese, gli eugubini, a migliaia, si ritroveranno nella Basilica di Sant’Ubaldo, il patrono della città, costruita in cima al Monte Ingino per dare via alle celebrazioni che culmineranno con la folle corsa per le vie cittadine di metà Maggio. Un’atmosfera elettrica e allegra contagerà tutti.

Anche il Cavalier Carlo Colaiacovo, l’80enne patron del gruppo Colacem, il terzo produttore di cemento in Italia e una multinazionale che spazia da Santo Domingo alla Tunisia, è un fedele devoto al Santo partono. Anche lui sta vivendo momenti di gioia ma per altri motivi: ha messo la parola fine. Nei giorni scorsi ha fermato un attacco delle nipoti, l’ostacolo finale per sistemare la partita: l’assetto societario di un colosso industriale da 1 miliardo di Euro di ricavi e la struttura della (troppo) numerosa famiglia.

Saranno lui, e il nipote Ubaldo, attuale amministratore delegato, a controllare l’azienda, con il 75% delle quote della cassaforte Financo. Fuori dai giochi il nipote Giuseppe, con cui per quasi 15 anni c’è stato un braccio di ferro, e messe in un angolo le altre nipoti Paola e Francesca, ridotte a una impotente e svalutata minoranza. Dietro le quinte, però, emerge la regia di Luca Poggi, consulente bolognese, che si è ritagliato il ruolo di Richelieu di una complicata vicenda industriale e familiare.

Il Cavalier Carlo Colaiacovo, il dominus del Gruppo Colacem e capo-famiglia

L’affondo delle Due Sorelle

La scorsa settimana questo blog ave anticipato lo scoop della vittoria: Carlo e Ubaldo, a sorpresa, hanno esercitato un diritto di prelazione per comprare la quota “nemica” di Giuseppe e scongiurare l’ingresso di Gianluca Vacchi, il famoso influencer che si era fatto avanti: due anni aveva finanziato, assieme a Brunello Cucinelli, Giuseppe, con un maxi-prestito da 200 milioni di Euro, e a inizio dell’anno si era anche candidato a comprare, per la cifra considerevole di 450 milioni, la quota di Giuseppe (pari al 25%), gettando lo scompiglio nell’azienda (già bloccata dalla faida tra rami familiari)e in tutta la città umbra che vive di fatto sull’industria del cemento e il suo vasto indotto.

La notizia si chiudeva, però, con l’interrogativo su cosa avrebbero fatto le due sorelle Francesca e Paola, titolari di un altro 25% assieme al padre Pasquale, che erano alleati con il cugino Giuseppe e ora, dopo la vendita di quest’ultimo allo zio Carlo, si sono all’improvviso ritrovate in un vicolo cieco: azioniste di minoranza, e dalla parte sbagliata del tavolo, senza possibilità di vendere.

La risposta non si è fatta attendere: il ramo di Pasquale ha cercato di bloccare il clamoroso accordo, con una richiesta di sospensiva d’urgenza (ex Art. 700 del Codice Civile). Dopo anni di guerra giudiziaria, tra Carlo Giusee, finita con la Pax Vacchiana, rischiava di aprirsi un altro fronte di scontro e di rinnovare la faida. Ma il giudice ha bloccato l’offensiva di Pasquale: a detta del Tribunale di Milano l’offerta di Vacchi a Giuseppe è stata lecita così come la prelazione arrivata all’ultimo momento. Il Cavaliere ha dunque strada spianata per liquidare l’ingombrante nipote Giuseppe e Vacchi potrà portare un’operazione finanziaria coi fiocchi.

Gianluca Vacchi con Re del Cashmere, Brunello Cucinelli, entrambi soci d’affari di Giuseppe Colaiacovo

Strascichi legali

Gli strascichi legali non sono però finiti: il medesimo Giuseppe, a fine Marzo, aveva fatto l’ennesima causa legale contro lo zio, con una richiesta di risarcimento danni per il caso giudiziario del dissesto della sua società Gold, causa che verrà ora verosimilmente ritirata. E le medesime cugine, Paola e Francesca, assieme al padre Pasquale, persa la battaglia campale potrebbero però portare gli altri rami in Tribunale con una richiesta di danni. Ma intanto la grande operazione sulla Colacem sarà completa e un’eventuale causa, con le azioni ormai passate di mano da Giuseppe a Carlo, sarà al limite solo un tema di risarcimento.

A Gubbio il commento più diffuso è che di fatto il ramo di Pasquale è rimasto a bocca asciutta, trovatosi abbandonato dagli altri due. Ma il gruppo famigliare si sentiva forte del fronte comune con Giuseppe, l’imprenditore con la rete di relazioni più vasta di tutta la famiglia, perché erano allineati con il loro 50% contro gli altri due rami e sopratutto. perché c’era un patto di co-vendita, che il diritto di prelazione avrebbe violato: tuttavia quel patto era solo verso compratori terzi e non si applica a Vacchi, in quanto creditore. In più, in caso di uscita in tandem, le sorelle Paola e Francesca avrebbero dovuto versare una una commissione molto alta a Vacchi, come parte dell’accordo che aveva finanziato Giuseppe due anni fa e che aveva costretto gli altri rami a uscire allo scoperto.

Nel corso degli ultimi tempi, lo scenario di una vendita in blocco di tutto il 50% si era palesato più volte. Le due sorelle hanno ricevuto offerte sull’ordine dei 350 milioni, quindi più alte di ogni verosimile cifra netta che le due rotelle avrebbero incassato tolta la quota da versare a Vacchi e hanno sempre rifiutato.

L’imprenditore Giuseppe Colaiacovo (a destra) con il padre Franco (scomparso)

L’Uomo di Bologna

Oltre al Cavaliere Carlo, il capofamiglia che ha riconfermato il suo ruolo di patriarca del gruppo, l’altro grande protagonista è un uomo dietro le quinte, semi-sconosciuto al grande pubblico: Luca Poggi, commercialista e consulente di Bologna. E’ da sempre il consigliere di Vacchi e colui che disegnato tutta la strategia dell’influencer.

Nel caso del “Cemento Glamour”, Poggi ha strutturato un’operazione inattaccabile e senza sbavature: Vacchi esce dalla Colacem senza esserci mai entrato ma con una lauta plusvalenza che servirà alla celebrità dei social a puntellare le altre sue avventure imprenditoriali, in perdita.

Ci voleva un bolognese per “sbolognare” la spinosa saga familiare dei Colaiacovo di Gubbio.





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