Vacchi fa il cementiere: entrerà nella Colacem della famiglia Colaiacovo con il 25%
La lunga e sfibrante faida della famiglia Colaiacovo di Gubbio, grandi industriali italiani del cemento accanto alle multinazionali Buzzi e Cementir (gruppo Caltagirone), sta finalmente per terminare. La pace dentro una dinastia impelagata in una guerra intestina ultradecennale, dentro e fuori i Tribunali, per il controllo della Colacem, la porterà forse il più improbabile degli “ambasciatori”: il bolognese Gianluca Vacchi, la celebrità dei social media, con il fisico scolpito, i tatuaggi e i balletti, si è fatto avanti per rilevare il 25% di Financo, la cassaforte che controlla tutta la conglomerata (che spazia da circuiti sportivi a televisioni fino ad alberghi di lusso), che è in mano a Giuseppe Colaiacovo, uno dei 4 rami della famiglia.
Dopo infinite battaglie legali, e uno stallo che stava logorando la famiglia e bloccando l’azienda, il 2026 potrebbe portare a una soluzione che accontenti tutti. E la soluzione sarebbe l’uscita proprio di Giuseppe e il possibile ingresso di Vacchi: l’imprenditore ha infatti fatto arrivare sul tavolo di Gold, la società personale di Giuseppe, una proposta di acquisto per la sua quota in Financo. La valutazione sarebbe di 450 milioni di Euro, il che implicherebbe un valore della cassaforte, e in trasparenza di tutto il gruppo, di 1,6 miliardi.

“Un’offerta che non si può rifiutare”
L’indiscrezione è trapelata indirettamente perché, nei giorni scorsi, la medesima Gold ha sua volta fatto recapitare una lettera, ai soci della Financo, dove informava di aver appunto ricevuto un’offerta. Non era un gesto di cortesia, visti i pessimi rapporti, ma un obbligo di legge perché gli altri soci, a partire dal Cavalier Carlo, il dominus dell’azienda, e i vari nipoti, tra cui Carmela Colaiacovo, attuale presidente del Sole 24 Ore, godono, da sempre, di un diritto di prelazione. E peraltro proprio attorno a quel diritto si erano sollevate polemiche a Natale del 2023 quando fu annunciato il clamoroso soccorso della strana coppia Vacchi e Brunello Cucinelli, più altri finanziatori come la famiglia Seragnoli, avevano orchestrato, con la regia del commercialista Luca Poggi anch’egli bolognese: un finanziamento alla Gold, finita in crisi sotto il peso di debiti per circa 200 milioni. La vicenda aveva portato a una spaccatura della famiglia in due fronti contrapposti, entrambi al 50% (e di qui lo stallo): il fronte di Giuseppe e della cugine Paola e Francesca; e quello del Cavaliere e dei nipoti Carmela e Ubaldo.

Un nuovo assetto
L’offerta di Vacchi valuta la più grande industria umbra, che naviga oltre un miliardo di fatturato con margini da centinaia di milioni di Euro, la stessa cifra che aveva proposto un paio di anni il fondo di private equity OEP, colosso finanziario americano, proprietario anche di Comau in Italia. Con la differenza che all’epoca l’investitore statunitense voleva tutta l’azienda e il Cavaliere si rifiutò di cedere l’azienda di famiglia, fondata dai genitori. Adesso, però, lo scenario è più favorevole: il ramo di Carlo e Carmela, potrebbe esercitare la prelazione e liquidare il loro parente, salendo così al 75% della Financo.
Ma indiscrezioni riferiscono che la famiglia non sarebbe intenzionata a fare questo passo. E’ più probabile che Vacchi comprerà la Gold, per quasi mezzo miliardo, e un socio estero entrerà per la prima volta nell’impero dei Colaiacovo. Qualche sia lo scenario, per Giuseppe la strada pare ormai segnata: dirà addio all’azienda di famiglia e uscire dal gruppo. Il 60enne imprenditore, forte di una rete di relazioni di altissimo profilo, e pure scrittore, ha pubblicato un premiato romanzo sulla storia della sua famiglia, Le Signore del Branco, a quel punto proseguirà la sua strada in modo indipendente dalla Colacem, facendo affidamento solo sul tesoretto della vendita: alcune voci parlano di circa 80-100 milioni di Euro al netto del rimborso del prestito a Vacchi e Cucinelli (ammontare che verrà probabilmente scalato dal prezzo di acquisto), dai debiti che la Gold deve saldare ai creditori.

Pace in Famiglia
L’affondo di Vacchi, che quando affiancò Giuseppe scatenò il panico in azienda e nella città umbra, è l’occasione per riportare la pace in famiglia: sblocca l’impasse tra i vari rami della dinastia, consente al gruppo a focalizzarsi sulle strategie industriali, riporta il governo societario a un andamento fisiologico che al momento è invece bloccato poiché da 2 anni la capogruppo Financo non riesce ad approvare il bilancio per l’ostruzionismo del fronte Giuseppe – Francesca.
Ma una volta entrato dentro il colosso del cemento, cosa farà Vacchi? L’influencer ha quasi 50 milioni di seguaci sui social media, ha fatto investimenti immobiliari in giro per il mondo, ma non è un’ industriale né tantomeno ha esperienza nel cemento. Di certo, non ha l’ambizione o la voglia di fare l’imprenditore ma, da investitore, punta a capitalizzare: è ragionevole ipotizzare che il suo ingresso nella capogruppo Financo sia temporaneo e che il resto della famiglia vedrebbe di buon occhio un futuro acquisto della quota di Vacchi, per tornare ad avere tutta l’azienda in mano. E il miglior modo per favorire un’uscita di Vacchi nel medio termine è la Borsa: una quotazione del gruppo Colacem avrebbe senso, trattandosi di una grande industria con numeri da “Blue Chip” e visto che i principali correnti lo sono; in più uno sbarco a Piazza Affari consentirebbe ai Colaiacovo di liquidare l’azionista esterno senza dover intaccare la cassa del gruppo; e in più di incamerare risorse con cui sistemare magari anche il passaggio generazionale e gli equilibri di famiglia.
Tutti ci guadagnano?
L’addio di Giuseppe Colaiacovo alla Colacem, che si chiami Vacchi o che siano gli altri parenti, pur risolvendo l’annosa questione dell’industria umbra lascia però uno strascico: il ramo di Francesca e Paola, alleato con Giuseppe, si ritrova isolato e perdente, senza nemmeno la possibilità di incassare ugualmente. Tra i due alleati c’è un patto di co-vendita che li obbliga a cedere insieme le loro quote, proprio per tutelare entrambi ed evitare che uno dei due si ritrovi da solo, ma non scatta nel caso di un’offerta ricevuta. Le due sorelle rischiano di ritrovarsi “imprigionate” con il loro 25% in una Financo al 75% in mano del fronte avversario: una minoranza senza potere di veto come ora.
E’ uno scenario che rende l’idea di una quotazione in Borsa del gruppo ancor più concreta: visto che in IMA, la multinazionale degli imballaggi del cugino Alberto Vacchi, Gianluca ha portato fortuna e ne è uscito con un incasso monstre (700 milioni di Euro), a Gubbio sperano che l’arrivo di Vacchi possa avere lo stesso effetto.
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