Le misteriose morti a Palermo e Cambridge del magnate Lynch e socio: caso o vendetta?
Il giallo dell’estate 2024 vede morti su un inedito asse Palermo–Cambridge e intreccia alta finanza, banchieri e avvocati d’affari, miliardi, grandi colossi informatici e (fin troppo miracolose) assoluzioni. Il naufragio del mega-veliero britannico Bayesian, al largo delle coste di Palermo, sarà forse la tomba di Michael Lynch, imprenditore soprannominato il “Bill Gates d’Inghilterra“. Ma quella che sembrava solo una pura fatalità, apre le porte alla dietrologia: nelle stesse ore, su un letto di un ospedale di Cambridge, è deceduto Stephen Chamberlain, ex braccio destro di Lynch.

Dietro l’affondamento del Bayesian, una super barca di lusso con 10 uomini di equipaggio (e uscita dai cantieri italiani di Perini Navi), che ora giace a 50 metri di profondità con i sommozzatori dei Vigili del Fuoco che non riescono a entrare nelle cabine, c’è una storia da 11 miliardi di Dollari e dieci anni di battaglie legali.
C’era una volta a Cambridge…
Tutto inizia a Cambridge: la città inglese dei famosi college e di Isaac Newton con la mela e del DNA scoperto in un pub, è diventata nei decenni il centro della tecnologia in Gran Bretagna, una sorta di Silicon Valley tra le campagne inglesi. L’anno è il 1996: il giovane politico Tony Blair scalda i motori per riportare dopo decenni i Laburisti al governo, con una storica vittoria; il BritPop impazza, con la lotta tra Oasis e Blur; le ragazzine inglesi vogliono tutte essere come le Spice Girls (d’altronde sono 5 e ce n’è una per ogni gusto). Un altro giovane, invece, è meno interessato alla musica: a 31 anni, Lynch, con in tasca una Laurea in Matematica al Christ’s College, fonda una società chiamata Autonomy: è una start-up che nasce come costola della Cambridge Neurodynamics, un’azienda specializzata nel riconoscimento elettronico delle impronte digitali.

Autonomy, che raccoglie ed elabora dati, una sorta di antesignano di Data Analytics, ha successo: sbarca in Borsa sul Nasdaq, il listino americano delle aziende tecnologiche che in quegli anni è in pieno boom. Le azioni passano da un valore nominale di 0.30 Sterline a un picco di 30 durante la bolla speculativa di Internet. Nel 2006, la Regina Elisabetta II conferisce a Lynch il titolo di MBE, Master of the British Empire, equivalente del Commendatore: è un’incoronazione imprenditoriale.
La Grande Scommessa
La vera svolta, però, per Autonomy arriva nel 2011: il colosso americano dei computer HP offre 42 Dollari per azione. Tutta la società viene comprata per 10,2 miliardi: Lynch è il nuovo Re Mida della Gran Bretagna e l’operazione gli vale il titolo di “Bill Gates d’Inghilterra“. Personalmente, incassa 800 milioni. Ma l’entusiasmo dura poco: passa appena un anno e HP lo licenzia perché i profitti della strapagata Autonomy crollano. Il nuovo proprietario sente puzza di bruciato: cresce il sospetto che Lynch abbia rifilato un “pacco”, di qui la sua cacciata. Inizia una lunghissima battaglia legale che finirà solo 13 anni dopo, appena due mesi prima del naufragio che è costato la vita al magnate: ironia della sorte, il nome della barca è un riferimento al Teorema di Bayes, statistico inglese, a cui Lynch doveva la sua fortuna.

Una mini Parmalat nella Silicon Valley?
Da stella della tecnologia, Autonomy finisce nei tribunali: HP accusa Lynch e il suo braccio destro Chamberlain di truffa. Avrebbero falsificato i conti della società, gonfiando i ricavi. La causa va avanti per molti anni: nel 2023 Lynch accetta un’estradizione negli Stati Uniti. Appena atterrato viene arrestato, ma paga una cauzione da 100mila Dollari per andare ai domiciliari. Pochi mesi dopo, a Febbraio di quest’anno, inizia un processo a San Francisco, sede legale della HP: il processo era durato un mese. Nel frattempo l’azienda americana, sicura di essere stata truffata, fa una contro-causa a Londra dove chiede un risarcimento monstre di 4 miliardi di Dollari a Lynch e soci.
Entrambi i Tribunali riservano sorprese: alla Corte di Londra, pochi mesi fa aveva portato prove che inchiodavano Lynch. Testimoni sostenevano che la sua azienda avrebbe gonfiato i ricavi di circa 300 milioni di Sterline già da un anno e mezzo prima della vendita alla Hewlett-Packard. Lynch sembrava avviato a una condanna, ma poi il colpo di scena: lo scorso giugno, la sentenza che a sorpresa aveva scagionato il miliardario inglese. Molto del merito era stato attribuito a Clifford Chance, lo studio legale che assisteva Lynch.
Il benestante uomo d’affari inglese era davvero innocente o era riuscito abilmente a schivare una possibile condanna solo grazie a cavilli legali? Nessuno scioglierà mai il dubbio perché a bordo del veliero affondato dopo Ferragosto in Sicilia, tra le 28 persone coinvolte, c’era anche Chris Morvillo, il super avvocato che ha fatto assolvere il magnate, assieme alla di lui moglie.
Un tempismo sospetto
Di Paperoni morti o che hanno rischiato la morte mentre erano a godersi vacanze da lusso è piena la storia: dalla famiglia turca Sabanci, che l’anno scorso è stata investita da un motoscafo in Grecia, fino al caso di Vittorio Missoni, l’erede della famosa famiglia di stilisti, inghiottito dall’oceano in Venezuela cadendo da un piccolo aereo. Mentre gli speleo-sub cercavano il corpo del riccone britannico, ormai presumibilmente cadavere dopo 2 giorni sott’acqua, 1.500 chilometri più a nord, in un ospedale di Cambridge è morto Chamberlain, l’ex vice-presidente di Autonomy, anche lui finito a processo e assolto. Era stato investito pochi giorni prima da un auto mentre faceva jogging. I due episodi potrebbero essere derubricati a tragiche fatalità, se non fossero capitati a così poca distanza. Sembra quasi una Pizza Connection in salsa anglosassone o, meglio, un romanzo di John Grisham, il Re dei Gialli Legali. Il destino ha giocato un macabro scherzo ai due imprenditori inglesi, dopo anni di traversìe quando avevano iniziato a godersi la vita, oppure, a dar sfogo alle teorie dietrologiche, qualcuno ha meditato vendetta?
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