Il treno verde italiano da Londra a Glasgow per salvare il clima

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Alla stazione ferroviaria di Euston, a Londra, la mattina del 30 Ottobre 2021, c’è una folla immensa: è il fine settimana di Halloween e la capitale britannica, baciata da un sole che sembra un’Ottobrata Romana e non l’autunno della Manica, è invasa da famiglie e turisti.

I binari 14 e 15 di Euston di solito partono i treni per il nord, Manchester, Liverpool e la Scozia. Ma stavolta c’è un treno particolare: il convoglio Avanti West Coast ha una livrea verde con scritto Our Planet means the World to Us (Il nostro pianeta per noi è il mondo). E’ un treno speciale per Glasgow, dove sta per iniziare COP26, l’evento mondiale sul clima con i capi di Stato dei maggiori paesi: il Climate Train che parte da Londra è un’idea italiana.

Trenitalia, che dal dicembre 2019 gestisce i treni Avanti West Coast da Londra verso la Scozia, ha organizzato un “Treno Verde” per portare delegati, diplomatici e ospiti. Niente auto blu, niente aerei inquinanti. Un piacevolissimo viaggio tra le campagne inglesi e gli incantevoli paesaggi scozzesi.

Il treno speciale di Avanti West Coast per Glasgow con la livrea dedicata a COP26

C’erano un francese, un olandese e un italiano

Sul treno speciale di Avanti sono salite 500 persone. Il “Premio Verde” è andato alle delegazioni di Francia e Olanda. Sono salite a bordo di un Eurostar, il treno veloce che passa sotto la Manica, ad Amsterdam e a Parigi; e sono scese alla stazione di St.Pancras a Londra. Da lì, hanno camminato a piedi per 500 metri di proposito, senza prendere taxi, per arrivare alla stazione di Euston, dove si sono imbarcati sul treno del clima di Avanti. I due paesi hanno voluto dare un segnale forte: i loro rappresentanti arrivano a Glasgow senza aver emesso un solo grammo di Co2 (o quasi).

A bordo del Climate Train, ribattezzato anche il treno delle feluche, c’erano anche vari diplomatici: l’ambasciatore italiano a Londra, Raffale Trombetta, a rappresentare l’Italia che è co-organizzatore dell’evento con la Gran Bretagna; accompagnato dal vice Alessandro Motta; e il consigliere economico Massimo Carnelos. E l’ambasciatore della UE nel Regno Unito, il portoghese Joao Vale de Almeida. Divise dal profondo fossato della Brexit, che ha allargato la Manica a dismisura, Ue e Uk sono però unite sulla lotta al cambiamento climatico e nella transizione ecologica, hanno cantato all’unisono i due diplomatici. Era atteso anche Luigi Corradi, il nuovo amministra delegato di Trenitalia, ma è stato bloccato a Roma. A rappresentare le ferrovie, il plenipotenziario di tutto l’internazionale, Ernesto Sicilia.

Il responsabile estero diTrenitalia, Ernesto Sicilia; e gli ambasciatori Almeida e Trombetta

Trasporti e Sostenibilità

Viaggiando in treno, ci sono volute più ore rispetto all’aereo, ma si sono risparmiati al pianeta 87 chilogrammi di Co2 a persona; e 57 in meno rispetto all’auto. Non lo scopre certo COP26 che il treno è il miglior mezzo di trasporto per l’ambiente. Ma oggi diventa essenziale; e per i governi è essenziale investire in trasporti ecologici.

L’Ambasciatore Ue Joao Vale de Almeida e l’ambasciatore italiano Raffaele Trombetta

Quando poi, nel 2028, anche il Regno Unito avrà la sua TAV (a oggi l’unico collegamento veloce è solo quello tra Londra e Parigi), allora il treno diverrà davvero concorrenziale con l’aereo. Durante il viaggio è stata l’occasione per ascoltare una lezione sulla sostenibilità da parte del professore della UCL di Londra Paolo Taticchi, il più autorevole accademico al mondo in tema di ESG (ambiente, sostenibilità e governance): “Il climate change è una pandemia al rallentatore”.

Il professor Paolo Taticchi di UCL

Il Covid è stato percepito come un’emergenza che rischiava di far scomparire l’umanità. E tutti si sono mossi a una velocità mai vista prima. Il climate change è un pericolo altrettanto mortale per l’umanità, ma non c’è stato finora questo senso di urgenza e pericolo. Ci sono voluti 20 anni di discussioni solo per metterci d’accordo che c’era un problema climatico. Gli stessi scienziati non erano d’accordo. E poi sono passati altri 10 anni, vedi COP21 di Parigi nel 2015, a prendere impegni che nessuno ha rispettato. Ora arriva l’ultima chiamata: questo è il decennio del fare. Se l’umanità perde questo treno, sarà la fine del pianeta.

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