“Build Back Beavers”: le nutrie e il capitalismo sociale di Boris Johnson

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Nei fiumi inglesi, dopo decenni di inquinamento, sono tornare le nutrie. “Ripartiamo dalle nutrie” è esploso in un boato il primo ministro Boris Johnson, storpiando lo slogan del governo da un anno e mezzo: da “Build Back Better” a “Build Back Beaver”. In inglese, Beaver è appunto la nutria.

Il riferimento ambientalista è più di una battuta felice: racchiude la nuova dottrina Tory. E’ una dottrina socio-economica del mondo dopo la pandemia, che ha richiesto massicce dosi di assistenzialismo e statalismo (un’eresia per il partito conservatore). In meno di due anni, il premier ha portato a casa la Brexit (rimasta impantanata per quasi 5 anni dopo il referendum del 2016) e ha superato la pandemia. Lo slogan #GetBrexitDone (completare la Brexit) è ora diventato #GetSocialCareDone (Completare la riforma sociale).

Sanità e Tasse

Dopo alcuni sbandamenti iniziali sul Covid, che gli sono costati gli strali dell’opinione pubblica, perbenista e marziana, per aver detto quello che tutti pensavano ma nessuno aveva il coraggio di dire, “Preparatevi a perdere de i vostri cari”, d’altronde non si chiama epidemia a caso, Boris Johnson ha avuto una svolta. Ha portato il Regno Unito a essere il primo paese al mondo a vaccinare una persona contro il Covid e il più veloce nella campagna vaccinale.

C’era un buco nella NHS, la sanità pubblica inglese dimenticata per decenni, che la pandemia ha fatto mergere. Il buco è stato colmato ma ora c’è un altro buco, quello de conti pubblici. Il costo della pandemia è di 478 miliardi di sterline, da coprire con più tasse. E’ un tradimento della promessa elettorale. Ma anche Margaret Tatcher avrebbe fatto lo stesso: nemmeno lei, allergica a tasse e statalismo, avrebbe eluso il meteorite del debito publico. Le maggiori tasse andranno a finanziare i lavoratori sanitari in prima linea, non la burocrazia. Lo spettinato Boris, che indossa sempre abiti fuori taglia, aspira a essere l’erede di Winston Churchill. Di sicuro, al momento, è l’erede della Lady di Ferro. Per arrivare a Churchill c’è ancora tempo. Ora, finita l’emergenza, cambiano le priorità: da “Jabs, Jabs, Jabs” a “Jobs, Jobs Jobs” (vaccini, vaccini vaccini a lavoro, lavoro, lavoro).

Capitalismo&Socialismo

Il Regno Unito ha avuti un successo planetario a sconfiggere il Covid, grazie al vaccino AstraZeneca sviluppato dall’Università di Cambridge. Ma a sua volta il vaccino deve tutto alla City di Londra. Le banche e i capitali hanno permesso di finanziare la ricerca. I più sottili analisti hanno notato come Boris, nel suo discorso, non abbia mai citato Londra, guidata dal sindaco laburista e musulmano Sadiq Khan. Non ha però dimenticato la City, il cuore della finanza, il motore del paese. Nonostante la Brexit, descritta dai giornali europei come un’Apocalisse, il Regno Unito rimane uno dei paesi più innovativi al mondo: assieme a USA e Cina è la nazione che ha più “unicorni. Per la cronaca, in Italia di start-up miliardarie non ce n’è nemmeno una.

Quatso è il nodo cruciale del suo discorso: la saldatura tra capitalismo e socialismo. Senza le vituperate banche d’affari, che peraltro non sono scappate da Londra dopo la Brexit, non ci sarebbe stato il vaccino. Lo Stato Sociale si ottiene con il Capitale. La Brexit ha spezzato un circolo vizioso socio-economico: ha messo fine al modello di immigrazione incontrollata, di forza lavoro a basso costo che arrivava a frotte dall’Europa. Per la prima volta gli stipendi stanno salendo: ai camionisti vengono offerti stipendi da 53mila sterline l’anno. Il riassestamento non sarà veloce né indolore, ha avvertito Johnson. Casi, episodici, come le pompe di benzina vuote o i 120mila maiali da macellare sono alcuni dei disagi. C’è un prezzo da pagare per essersi ripresi la sovranità, per aver ripreso il controllo del paese.

Boris e l’Italia

Il premier classicista, forte della sua laurea a Oxford, ha infarcito il suo discorso di riferimenti all’Italia, la culla della cultura umanista: per esporre la sua dottrina economica avrebbe potuto facilmente citare lo scozzese Adam Smith, padre del liberismo. E invece è andato a pescare tra gli ammuffiti ricordi universitari per citare Vilfredo Pareto, il sociologo che per primo teorizzò il potere delle “elite”. E per spiegare il coraggio di dichiarare finita la pandemia, grazie ai vaccini, ha citato Cristoforo Colombo: se il marinaio genovese avesse avuto paura, sarebbe diventato famoso solo per aver scoperto Tenerife (un paragone che ho usato anche nel mio libro Un Pianeta Piccolo Piccolo). Si fosse tenuto in Italia il congresso dei Tory, il premier avrebbe parlato di fronte a una platea di gente distanziata, con una mascherina indosso, invece che alla folla in estasi che lo ha applaudito.

La morale

Boris Johnson può piacer o meno. In Italia, per esempio, è meno: tutti i giornali e tv lo bersagliano, è l’emblema del male, come lo era Donald Trump (cacciato il quale, non risulta che gli Stati Uniti siano migliorati, anzi). Il premier inglese incarna alla perfezione l’identità britannica: il paese delle libertà e delle responsabilità individuali. Caratteristiche la Storia ha catalizzato nel capitalismo. Parafrasando proprio Churchill, il capitalismo è un sistema pieno di distorsioni e inefficienze, in parte profondamente sbagliato, ma al momento non ne esiste uno migliore (a meno di non considerare un’alternativa il capitalismo totalitario della Cina).

Boris Johnson, Conservatori, Manchester, Tory





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