Fuga dalla Francia: i capitali in Euro scappano verso la Sterlina. Alla faccia della Brexit
La mattina dopo la Brexit, scattata ufficialmente il 31 Gennaio del 2020, molti giornali europei erano in giubilo perché i capitali finanziari stavano uscendo dalla Borsa di Londra per dirigersi in Europa, in particolare alla Borsa di Amsterdam. Esultavano perché quel deflusso era, a loro dire, la dimostrazione che l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue avrebbe portato il paese allo sfascio.
In realtà, non c’era nessuna fuga: era solo un riallineamento tecnico. Tutti i contratti derivati stipulati in Euro non potevano essere più trattati al London Stock Exchange, da quel giorno fuori dall’Area Euro, e dunque avrebbero dovuto essere spostati su una piattaforma di scambio dentro i confini dell’Unione. Ma quelle furono le uniche attività finanziarie che Londra perse: tutto il resto è rimasto e rimane tuttora nella City.
A dieci anni dalla “maltrattata” Brexit, invece, altri capitali scappano, ma non dal Tamigi verso il Continente. Anzi, è il contrario: vanno dalla Francia alla “nemica” Gran Bretagna. Gli investitori stanno ritirando i propri capitali dalle imprese francesi per trasferirli sulla Borsa di Londra, mentre crescono le preoccupazioni per l’aumento del debito e la crescita altalenante oltremanica.
Il Regno Unito ha registrato i maggiori flussi di investimento in entrata d’Europa lo scorso mese, secondo i gestori di fondi monitorati da HSBC, mentre la Francia ha subito il calo più netto.
La cara vecchia Sterlina
Alla faccia della Brexit e della continua propaganda Eurolirica (rinfocolata dal nuovo Primo Ministro, Andy Burnham), dunque, quando c’è da portare i capitali in salvo, nessuno sceglie l’Unione Europea ma tutti vogliono la cara vecchia Sterlina.
All’interno dell’Europa, i fondi sembrano ruotare dalla Francia, vista sempre più come un mercato troppo a rischio. Al contrario, il Regno Unito sta attirando nuovo interesse.

Borse a confronto
L’indice britannico delle Blue-Chip, il FTSE 100, è in rialzo del 5% dall’inizio dell’anno, mentre il Cac40 di Euronext è sceso del 3,7%. Gli investitori stanno progressivamente abbandonando i titoli francesi mentre il Paese fa i conti con l’aumento dell’inflazione e un indebolimento della fiducia tra datori di lavoro e consumatori.
L’economia britannica è cresciuta dello 0,6% nel primo trimestre dell’anno e dello 0,5% nel secondo. L’economia francese, nel frattempo, si è contratta dello 0,2% nei primi tre mesi del 2026 prima di stagnare nel trimestre successivo.
Un porto sicuro
Nonostante le tante difficoltà (ma nessuna per colpa della Brexit, anche qui nonostante quello che dice la macchina della propaganda), la Gran Bretagna rimane un porto sicuro. E lo è proprio perché è fuori da quel blocco in declino irreversibile che è l’Unione Europea. E soprattutto perché non ha mai aderito alla moneta unica. Curiosamente, i capitali denominati in valuta Euro di investitori globali, che si danno a gambe levate dalla Francia non vengono spostati in qualche altra piazza finanziaria europea, che sarebbe la cosa più facile, meno costosa e senza rischio cambio. Ma sono dirottati su Londra e su un’altra valuta. La dice lunga sulla reale fiducia del mercato nei confronti della Ue.
Gli investitori preferiscono accollarsi il rischio cambio e perdere soldi nel travaso da Euro a Sterlina piuttosto che tenerli dentro l’Unione: vale sempre il detto Follow the Money.

Di recente l’OCSE ha inflitto alla Francia il taglio delle stime di crescita più pesante tra le principali economie nelle sue ultime previsioni, mentre ha rivisto al rialzo le proiezioni di crescita per il Regno Unito per il 2026. La Francia ha inoltre incontrato difficoltà nel ridurre la disoccupazione, che si attesta all’8,3%, contro il 4,9% della Gran Bretagna che ha comunque dovuto fare anch’essa i conti con un aumento globale dei costi di indebitamento, che si trovano sui livelli più alti dai tempi precedenti alla crisi finanziaria. Il Regno Unito paga il 5,4% sui propri titoli di Stato decennali di riferimento, mentre la Francia paga il 4,8%.
Anche altri economisti, come quelli di Allianz Trade sono pessimisti: l’aumento del costo del debito pubblico e l’incertezza sulle elezioni presidenziali del prossimo anno sono un pessimo scenario per gli investitori. I mercati finanziari temono all’idea che le elezioni si risolvano in uno scontro tra Marine Le Pen, del partito di destra Rassemblement National, e Jean-Luc Mélenchon, del partito populista di sinistra La France Insoumise.
La Francia è il Malato Grave d’Europa, oggi, ma chi scappa non va a rifugiarsi a Milano, Madrid o Berlino. Chissà perché, alla fin fine, quando c’è da difendere soldi e investimenti, i grandi capitali guardano sempre a Londra.



