Il torrido 2026 inglese batte la famosa Estate calda del 1976, nel meteo e nella politica
Pioveva, Governo Ladro. All’inizio del 2026, in Gran Bretagna ha piovuto per 43 giorni di fila. Era tanto, troppo, pure per la piovosa Gran Bretagna. La notizia finì pure sui telegiornali di mezzo mondo. C’era poco da lamentarsi, però. Perché finito un inverno più umido del solito, è iniziato un disastro climatico di caldo e siccità. L’estate del 2026, sotto un sole implacabile che brucia i parchi di Londra e trasforma la capitale britannica in una fornace, dove la tradizionale erba verde è da mesi gialla bruciata come a Roma o a Napoli, passerà alla storia per la più calda della storia e per curiose analogie tra meteo e politica. Non è solo il termometro, schizzato ben oltre i livelli di guardia, a spaventare: è la sensazione strisciante di un pessimo Dejavù.
Giambattista Vico aveva forse ragione da vendere: la torrida, anormale e traballante estate del 2026 ricorda, fin troppo da vicino, quella di cinquant’anni fa. Nella drammatica Estate del 1976, il Regno Unito visse la medesima combinazione fatale di siccità record e fallimento politico-economico, sempre con un Governo Laburista (governi che nella storia del paese si contano sulla dita di una mano). Mezzo secolo dopo, la storia si ripete, ma siccome non insegna mai, si ripetono anche gli errori.

Il disastro del 1976
Il 1976 è rimasto impresso nella memoria collettiva del paese: fu l’anno dei razionamenti dell’acqua, dei fiumi in secca, di un caldo africano da record. Non era mai successo prima, a memoria d’uomo: per due settimane consecutive, il termometro segnò 30 gradi, per oltre un mese non si vide una goccia d’acqua. Per la prima volta nella storia, la Gran Bretagna scoprì le Heatwave, le ondate di calore.
La situazione era così terribile che il Primo Ministro, il Laburista James Callaghan, fu costretto a nominare addirittura un Ministro della Siccità, per gestire l’emergenza acqua e caldo, in un paese che aveva sempre abbondato della prima e per nulla del secondo. Fu anche il momento in cui il Paese mostrò tutte le sue crepe, quel caldo fece da preludio a un altro tipo di caldo, la crisi sociale che avrebbe portato poi al Winter of Discontent.
Quell’Inverno dello Scontento, due anni dopo, segnò la fine dell’illusione imperiale e del welfare post-bellico: un’isola soffocata dal caldo e stritolata dall’inflazione. Il malcontento trovò dapprima uno sfogo musicale: nella medesima estate un gruppo di ragazzi scapestrati e ribelli mise a soqquadro tutta la società britannica, ancora rimasta all’epoca vittoriana. Si chiamavano Sex Pistols, nome già di per sè osceno per l’epoca, li aveva lanciati un giovane ragazzo dai capelli lunghi chiamato Richard Branson (destinato a diventare un magnate miliardario) e invocavano Anarchy in the UK. Era nato il Punk, genere musicale destinato a fare storia, rappresentava un movimento cultuale, un fenomeno sociale che incarnava la disperazione di un’intera generazione.
Pessimo Anniversario
A cinquant’anni esatti di distanza, il parallelo è impietoso e i dettagli fanno venire i brividi. Il 2026 consegna agli inglesi una sovrapposizione identica di sventure: la Gran Bretagna si desertifica sotto un sole tropicale. I numeri del 1976 impallidiscono di fronte al disastro climatico di quest’anno: ci sono stati fino ad ora più di 30 giorni con temperature a 30 gradi, il doppio di mezzo secolo prima; non piove da più di 60 giorni consecutivi, con le ultime piogge significative che ormai risalgono a inizio Giugno. A inizio agosto, un grafico del servizio meteorologico mostrava che il 71% dell’Inghilterra è in siccità, condizione a dir poco anomala.
Già prima di Giugno il clima era stato rovente: le ondata di calore, con il termometro che ha iniziato a toccare sono iniziate già a fine maggio. Le piogge erano state scarse pure in primavera: tra aprile e maggio ha piovuto così poco che l’erba aveva iniziato a ingiallire quando invece avrebbe dovuto essere verde smeraldo. Da April’s Fool , il Pesce d’Aprile, a Ferragosto, a Londra ha piovuto solo 22 giorni, quasi niente, su un totale di 137 giorni, ossia un terzo di tutto l’anno. Lo scorso Luglio le precipitazioni sono state il 90% in meno della media: non è un mese un po’ più asciutto, è una desertificazione.
La Storia non perdona (nessuno)
Sui media e sui social britannici si sprecano i confronti con il ’76, ma con una nota ancora più amara. Se allora c’era la percezione che si potesse ricostruire sulle macerie, oggi domina un rassegnato senso di declino irreversibile. Londra non è più la metropoli efficiente e orgogliosa di un tempo, ma una gigantesca bolla immobiliare fragile e surriscaldata, in balìa di immigrazione incontrollata, criminalità e degrado.
A Downing Street c’è un nuovo Primo Ministro, Andy Burnham, ma anche lui appare del tutto incapace di gestire l’emergenza del paese, prigioniero di ricatti ideologici e di un apparato amministrativo sempre più immobile, per effetto delle troppe assunzioni “buoniste” e politicamente corrette.
La lezione del 1976 era stata chiara: quando il clima estremo incontra la debolezza della classe politica e un apparato statale debole, la resa dei conti è inevitabile. Il 2026 sta dimostrando che mezzo secolo non è bastato per imparare la lezione. L’Inghilterra continua a bruciare, non solo per colpa del sole, ma per la crescente incapacità di proteggere sé stessa.
Lo spauracchio del FMI
La storica heatwave di 50 anni fa si porta dietro anche un sinistro presagio, non climatico ma economico. chiedere il salvataggio con il cappello in mano all’FMI (il Fondo Monetario Internazionale). Il Governo Callaghan fu costretto a richiedere un prestito d’emergenza a causa dell’aumento del deficit di bilancio e dell’inflazione. Questa crisi è passata alla storia come uno dei problemi economici più gravi del dopoguerra per il Paese, e le politiche di austerità richieste dal FMI portarono a pesanti tagli alla spesa pubblica.
La Gran Bretagna di oggi, ossessionata dal spendere soldi pubblici per immigrati e richiedenti asilo, è economicamente molto più fragile di 50 anni fa: crescita anemica, debito fuori controllo, spesa pubblica ideologizzata, classe media sempre più impoverita, prelievo fiscale elevato, inflazione persistente e ricchi in fuga.
Il nuovo premier è stato accolto tra esagerato entusiasmo dei media, allineati con la propaganda progressista: stai a vedere, invece, che Burnham si rivelerà un altro Callaghan?
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