COP26 forse non salverà il pianeta, ma Glasgow brinda e Boris è il Re del 2021
Nella camera la tv si accende da sola appena si entra e in sottofondo parte Alive adn Kicking, grande success Anni 80 dei Simple Minds: la colonna sonora di benvenuto è azzeccata quanto scontata: la rock band scozzese è la gloria nazionale a Glasgow (anche se negli anni il cantante Jim Kerr ha preferito il sole e il blu di Taormina alle piovose lowlands). Il Carlton George Hotel è un boutique hotel in centro, vicino la piazza di City Hall, ma il nome nulla ha che vedere con la raffinata e lussuosa catena Ritz-Carlton. Qui le camere sono vecchiotte, gli interruttori sono degli Anni ’60 e un mobiletto di legno che fa molto vintage occupa una teca dove c’è del whisky sfuso dentro una caraffa. E’ gratuito per tutti i clienti.
Il prezzo per una notte, la sera del 30 Ottobre 2021, è di 400 sterline e la colazione non è nemmeno inclusa. In giorni normali, cercando su Booking.com, si scopre che il prezzo per una camera si aggira sulle 60 sterline. Benvenuti a Cop26, la conferenza mondiale sul clima, che nel 2021 è ospitato a Glasgow e co-presieduta da Gran Bretagna e Italia.
Una città da tutto esaurito
Il mediocre hotel non è il solo ad avere alzato i prezzi all’inverosimile. Cop26 è una benedizione per hotel, ristoranti, negozi. Da settimane era impossibile trovare un alloggio: tutto esaurito. Posti letto in topaie ospitate dentro scantinati e senza finestra vengono offerti a 500 sterline a notte. Le poche camere di albergo rimaste, il giorno prima dell’inizio della conferenza, su internet non costavano meno di 1000 sterline a notte. Per un raggio di 20 chilometri attorno alla città non si trovava nulla. Chiunque avesse avuto una camera libera, l’ha messa in affitto su AirBnB, anche gente che fino a oggi non aveva mai sentito parlare della controversa piattaforma: molte famiglie hanno avuto un gradito e straordinario extra reddito.
Nonostante il boom di AirBnB, la città non ce l’ha fatta ad accogliere le migliaia di persone arrivate in città: centinaia di delegati, ospiti, semplici partecipanti sono dovuti sconfinare fino alla capitale Edimburgo, a 1 ora di treno da Glasgow, per trovare un letto dove passare la notte. I dieci giorni di kermesse pseudo-ambientalista sono stati un boom impensabile mai visto prima per l’economia local. E non solo di Glasgow ma di grossa fetta di Scozia.
Probabilmente non basterà il Glasgow Climate Pact firmato dai governi mondiali ai tempi supplementari (la Cop avrebbe dovuto chiudersi venerdì 13 novembre) per salvare davvero il pianeta dalla catastrofe climatica (che è sotto gli occhi di tutti senza esse scienziati: a metà novembre ci sono ancora le foglie sugli alberi). Ma basta e avanza per la città di Glasgow e per Boris.

Il vero vincitore? Boris
Dopo il G7 in Cornovaglia, e l’accordo sui sottomarini AUKUS, il 2021 è l’anno della consacrazione di Boris Johnson (e anche di Mario Draghi a unico leader europeo). Il premier britannico, odiato dalla stampa europea e italiana in particolare, porta a casa un’altra vittoria politica: far sedere la tavolo i primi ministri del mondo (ma manca la Cina), e obbligarli a firmare un documento che li impegna sull’ambiente. Nei fatti servirà a poco, ma intanto è un successo politico a suo favore. Per molti europei, la Global Britain è solo un voto slogan con cui coprire la foglia di fico della Brexit. Invece, la Gran Bretagna fuori dalla Ue sta consolidando un ruolo mondiale di primo livello e in casa il consenso per il governo è ai massimi. La mossa, poi di aver scelto Glasgow per ospitare l’evento non è casuale: la città della Scozia è una delle più povere del paese. Il tasso di Child Poverty è il più alto di tutta l’Inghilterra.
Spaccare la Scozia
COP26 sarà pure un circo che non salverà il clima, un concentrato di ipocrisia, ma averlo organizzato a Glasgow, è una mossa che spacca la riottosa Scozia: nelle sole due settimane di conferenza, con pure le trattative estese per altri due giorni, hanno portato a Glasgow un concentrato di affari equivalenti ad anni di turismo. E poi tutto l’indotto: a pranzo e cena, tutti i ristoranti stracolmi, taxi a tutto spiano, negozi pieni di clienti. A Maggio la Scozia ha votato in massa, con percentuali bulgare, per SNP, il partito indipendentista, anti-Londra e anti-Boris. Gli Scozzesi vogliono uscire dal Regno Unito, il segretario del partito Nicolas Sturgeon sventola la bandiera della secessione? Boris fa arrivare nelle tasche degli highlander, notoriamente tirchi e sempre bisognosi di denaro, una montagna di sterline.
Il messaggio è chiaro: “Gli altri parlano e slogan, noi vi portiamo soldi, veri e subito”. Secondo voi, nel segreto dell’urna, cosa faranno i cittadini di Glasgow alle prossime elezioni?



