Riparte la guerra dei Colaiacovo, tra Londra e Gubbio: sequestrati 150 milioni di Euro

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La Pax Cementiera, a Gubbio, il gioiello medievale dell’Umbria, è durata meno delle continui fragili tregue sullo Stretto di Hormuz. La famiglia Colaiacovo, che dopo un decennio di lotte intestine aveva finalmente raggiunto un accordo sul gruppo Colacem, vede ora aprirsi un altro fronte, interno alla fazione “perdente”: il ramo di Pasquale Colaiacovo, il più anziano dei quattro fratelli fondatori, è partito all’attacco del nipote/cugino Giuseppe, il grande alleato fino a pochi mesi fa, e di Gianluca Vacchi, la celebrità che è il convitato di pietra di tutta la spinosa saga dei Colaiacovo.

I due rami della famiglia, che assieme detenevano il 50% della capogruppo Financo, per anni hanno contestato la gestione del gruppo cementiero, una multinazionale da oltre 1 miliardo di euro di fatturato, da Santo Domingo all’Albania. Con l’uscita di Giuseppe, lautamente liquidato, il controllo del gruppo è passato di fatto al ramo del Cavalier Carlo, presidente, e dei nipoti Ubaldo, vicepresidente, e Carmela, presidente di Financo, forti ora di un 75%.

Ma proprio mentre la controversa saga familiare era avviata a un agognato armistizio, ecco che tornano in campo di nuovo i Tribunali: i giudici hanno imposto un sequestro preventivo sulla vendita della quota di Giuseppe all’altro ramo, congelando una somma di 150 milioni di Euro, sui 450 pagati dal duo Carlo-Ubaldo, milioni che sono stati usati per rimborsare Vacchi. Si tratta di un provvedimento per ora cautelare che non entra nel merito, ma che comunque rompe la pace e ha conseguenze potenzialmente dirompenti.

Il Cavaliere Carlo Colaiacovo, presidente di Colacem, e il nipote Ubaldo, VicePresidente e Ad

I “Lupi” di Gubbio

Ironia della sorte, la città di Gubbio ha assunto negli anni l’immagine di città della pace per via della leggenda di San Francesco e del Lupo: il ferocaia amanisto dal santo. Pare, però, che a 800 esatti dalla morte, l’insegnamento del “Poverello d’Assisi” non riesca a pacificare i “lupi” eugubini di oggi. Ironia della sorte, il simbolo della Colacem, che viene da anni di bilanci da record, è proprio un lupo stilizzato. E, peraltro, anni fa, il medesimo Giuseppe pubblicò un gradevole romanzo chiamato “Le Signore del Branco”: era in realtà un racconto autobiografico sulla sua famiglia, che vinse pure un premio, e il branco del titolo giocava appunto sul riferimento al lupo e alla faida della dinastia del cemento.

Si ripropone lo stesso schema visto in passato: faide in Tribunale e pezzi di famiglia che volano a Londra, dalle grandi banche d’affari: la City si conferma un crocevia per i Colaiacovo dopo il primo clamoroso scossone dell’estate 2024.

La City di Londra, crocevia degli intrecci azionari della famiglia Colaiacovo

Vincitori & Vinti

La grande svolta, per la famiglia e un’azienda industriale tra le più importanti d’Italia, è arrivata lo scorso Aprile: il ramo di Carlo e Ubaldo, che insieme avevano il 50% della cassaforte Financo, con una mossa a sorpresa hanno liquidato Giuseppe, la cui quota del 25% dentro la società Gold stava per essere ceduta al finanziatore Gianluca Vacchi. Sborsando quasi mezzo miliardo di Euro, hanno esercitato un diritto di prelazione, che fino ad allora era stato ritenuto infattibile, e così evitare che nel veicolo personale di famiglia, entrasse un esterno. E che estrano: l’influencer Vacchi, tramite la società Eques, gestita dal super-commercialista bolognese Luca Poggi, che aveva orchestrato un prestito da 100 milioni proprio per la Gold due anni prima.

L’Accordo di Aprile ha consegnato il gruppo Colacem, che controlla anche l’autodromo Simoncelli di Misano Adriatico, il Park Hotel Ai Cappuccini e il canale televisivo Umbria TV, nella mani di un ramo della famiglia; ha sancito l’uscita definitiva di Giuseppe dall’azienda di famiglia, per avviarsi a un futuro da imprenditore in proprio; e assegnava il ruolo di grandi esclusi al ramo di Pasquale.

E proprio quest’ultimo ramo è partito aI contrattacco: aveva già fatto un ricorso d’urgenza contro la vendita di Giuseppe a Vacchi lo scorso aprile ma la richiesta fu respinta dai giudici. Ora le figlie di Pasquale, anch’esse titolari di un 25% di Financo, hanno ottenuto il sequestro, precauzionale, di circa il 30% della somma che Giuseppe ha incassato da Carlo e Ubaldo. E’ una prima vittoria per Pasquale, che riapre le lotte intestine nella famiglia più potente dell’Umbria.

Il Cavallo e l’Oro

Per capire l’impatto della vicenda, bisogna addentrarsi nei complicati accordi societari e azionari. Giuseppe deteneva il 25% della Financo tramite la società Gold che ha però avuto una vita travagliata: finita in crisi, fu prima oggetto di un sequestro dal Tribunale di Perugia, con una decisione finita anche sotto la lente del Tribunale di Firenze, e poi ha ottenuto una ciambella di salvataggio grazie a un concordato coi creditori (in prima fila c’era Unicredit). A gennaio del 2024, la scatola finanziaria Eques, del medesimo Vacchi, assieme a Brunello Cucinelli (e altre facoltose famiglie bolognesi come i Seragnoli) erano corsi in aiuto della Gold, con un prestito: i due nomi avevano gettato lo scompiglio al città nello scompiglio. Erano tutte persone vicine a Giuseppe ma il finanziamento aveva comunque condizioni rigide: a garanzia di quel prestito c’era proprio il 25% della cassaforte dei Colaiacovo. Giuseppe si era già da anni prima alleato con le cugine Paola e Francesca: il loro 50% cumulato di fatto aveva costituito un blocco che per molto tempo ha bloccato la gestione societaria: per vari anni Colacem e Financo non hanno potuto approvare i bilanci (e dunque distribuire eventuali dividendi). L’alleanza era stata pure suggellata da un patto di co-vendita che obbligava i due rami a vendere assieme in caso di un’offerta.

Due anni dopo, Giuseppe ha colto tutti di sorpresa vendendo la sua quota in Financo alla Eques per 450 milioni, innescando la reazione di Carlo e Ubaldo che a quel punto sono intervenuti rilevando loro il pacchetto. L’incasso, per Giuseppe, è in buona parte già “prenotato”: dovrà andare a rimborsare il prestito di Eques e soci, e chiudere le varie posizioni debitorie della Gold.

Ma che succede ora che i giudici sono di nuovo entrati a gamba tesa e hanno sequestrato una quota di quell’incasso destinata proprio a Vacchi? Eques, il veicolo finanziario di Vacchi ma gestito da Poggi, avrebbe già incassato la somma sulla base del prestito concesso alla Gold, e non sulla vendita fatta da Giuseppe. C’è poi il problema del patto di co-vendita, ma quel patto sarebbe unilaterale, ossia Eques avrebbe avuto il diritto a vendere assieme a Paola e Francesca, come parte dell’accordo di finanziamento, ma non sarebbe reciproco, ossia le due sorelle non avevano diritto a vendere a Eques la oro quota solo perché lo ha fatto anche il cugino Giuseppe. Poggi, la vera mente che ha costruito l’architettura dell’accordo con la Gold, avrebbe ideato una struttura giuridica a prova di tribunali, ma dovrà dimostrarlo in aula e sbloccare la somma.

Allo stesso tempo, il Cavalier Carlo e i nipoti Ubaldo e Carmela (quest’ultima nominata presidente del Sole 24 Ore l’anno scorso) godono del diritto di prelazione, quello stesso che hanno usato per scacciare lo spettro di Vacchi sull’azienda, ma è un diritto su singole quote, non ci sono obblighi congiunti. Quindi, per il fatto che la Gold abbia poi venduto la sua quota non più a Vacchi ma agli zii e cugini rivali, non scatta un altrettanto automatico diritto degli altri cugini a vendere, né di Carlo e Ubaldo a comprare. Le due sorelle si trovano dunque estromesse e messe in un angolo. Dopo l’accordo di Aprile, sono anche state cacciate dai consigli di amministrazione delle società del gruppo.

Il “Re del Cashmere” Brunello Cucinelli con la celebrità Gianluca Vacchi

E’ il grande cruccio del aora Pasquale e dle figli Pao e Francecsa: si sono ritrovate isolate e perdenti. E’ il classico cerino in mano, reso ancor più incadescente, dal retroscena, emerso solo ora, secondo cui il medesimo Cavalier Carlo pare avesse offerto 700 milioni per rilevare entrambi, ma l’offerta fu rifiutata. Un paio di mesi dopo, arrivò il colpo di scena di Giuseppe con la vendita a sorpresa a Vacchi e poi l’affondo dell’altro ramo della famiglia.

Tra banche d’affari e tribunali

Rimaste fuori dal grande (anche nel senso di pecunia) accordo di pace e sentitesi tradite dal cugino Giuseppe, le due sorelle sono corse a Londra, a bussare alla porta delle grandi banche d’affari internazionali per cercare eventuali compratori per il loro 25%.

Ma l’interesse per quel pacchetto di azioni, seppur rotondo, è basso e la ragione è facile da capire: con l’altro ramo della famiglia ormai forte di un 75%, una maggioranza assoluta anche nelle assemblee straordinarie, il 25% di Paola e Francesca ha finito per perdere ogni potere: è una quota di minoranza, difficilmente valorizzabile. L’unico compratore che pare si sia affacciato alla finestra è la famiglia Vicini, i soci locali della controllata Domicem, a Santo Domingo, ma per rilevare la quota di Colacem nel cementificio tropicale. Solo che Domicem è una gallina dalle uova d’oro e la famiglia Colaiacovo non ha alcuna intenzione di privarsi di una partecipazione così ricca.

La nuova doccia fredda arrivata dal Tribunale, rimette in gioco il ramo “escluso” dalla grande partita, ma lo scontro non sarà tra i due rami opposti. Ora è una guerra fratricida tra quelli che fino a pochi mesi fa, e per molti anni, sono stati alleati contro un nemico comune.

Giuseppe Colaiacovo, Brunello Cucinelli e Filippo Colaiacovo (dal profilo LinkedIn di Colaiacovo)

Indiscrezioni riferiscono che, al netto dei debiti che la società Gold deve rimborsare, il ramo di Giuseppe abbia ottenuto un incasso netto tra gli 80 e i 100 milioni. In realtà, questo tesoretto non è del tutto a disposizione dell’erede uscito dall’azienda di famiglia: va diviso in 4 quote, tra le due sorelle di Giuseppe, Daniela (che vive a Londra) e Laura, e la loro madre.

Dopo il suo addio a Colacem, Giuseppe ha partecipato alla MilleMiglia, corsa di auto d’epoca; e ha pure pubblicato una foto con Brunello Cucinelli mentre tiene a braccetto suo figlio Filippo sul campo da golf di Antognolla, in Umbria. Sul suo profilo professionale di LinkedIn si definisce come fondatore di una nuova società chiamata Innova AI Capital: insomma tutto fa pensa a una seconda vita da investitore e finanziere, fuori dal cemento. Ma la tegola dei giudici, per ora indirizzata a Vacchi, lo ritrascina dentro alle beghe familiari.

Brunello Cucinelli, Carlo Colaiacovo, Colacem, Financo, Gianluca Vacchi, Giuseppe Colaiacovo, Luca Poggi





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