Londra mangia vegano, Milano è ferma al sushi

Il campione della Formula Uno Lewis Hamilton ha appena aperto un ristorante a Londra, a Mayfair: si chiama Neat Burger e serve solo panini vegani. Il pilota della Mercedes ha smesso di mangiare carne due anni fa ed è diventato vegetariano. Il fenomeno dei ristoranti vegani è in pieno boom: a Londra ci sono già almeno tre catene che servono l’hamburger di carne senza carne: il nuovo Neat Burger, Byron e Halo Burger. La loro carne macinata viene da Beyond Meat: è un’azienda statunitense quotata al Nasdaq che ha creato la prima polpetta di carne non-carne: stesso aspetto, stessa consistenza, stesso sapore. Sanguina, addirittura: ma è base vegetale.

Hamburger “doppio” vegano classico

L’hamburger è un piatto succulento, universale, piace a tutti. E pratico anche come una schiscètta. La variante vegana del panino più mangiato al mondo ha un successo clamoroso.
A Londra impazza la moda del cibo vegano: non solo i burger, ma anche le lasagne, la pizza e il Pad Thai. Piatti tradizionali “ricreati”, nella forma, nella consistenza e nel sapore, con ingredienti vegetali. Sempre più persone, come Hamilton, passano a una dieta senza carne (e senza uso di animali in genere). Il piatto dell’estate a Londra è stato Avant Gard’n: è la versione vegana dell’insalata alla Nicosia, inventa dalla catena asiatica Wagamama, da poco sbarcata anche a Milano. Ricetta dello chef vegano Gaz Oakley, usa un uovo vegano identico all’uovo di gallina ma totalmente vegetale. Mangiare vegetariano fa bene alla salute fa bene al pianeta Terra.

L’insalata Avant Gard’n creata dallo chef Gas Oakley usa un uovo non-uovo vegetale

Mentre Londra mangia vegano, e ristoranti offrono sempre più piatti “senza animali”, per motivi ecologici, di salute e ideologici, a Milano impazzano solo Sushi, Kebab e Burger (ma quelli tradizionali di carne). E pensare che la dieta mediterranea spaghetti e pomodoro, verdure, che esiste da secoli, è già vegetariana prima ancora che la parola fosse inventata. Milano era già più avanti di Londra. Ma i milanesi, categoria etto-geografica che non esiste perché a Milano i lumbard sono una minoranza, sono quasi tutti immigrati dal Sud d’Italia, sono riusciti nel miracolo: far scomparire la cucina italiana a Milano. I milanesi vanno solo di sushi. Il bastoncino giapponese è la quintessenza del Milanese: fighetto, sofisticato, esterofilo. Si mangia con le bacchette, mica con le banali posate, cosa che fa esclusivo e “top”. Il pesce crudo poi è il piatto più lussuoso che si possa mangiare. il sismi è anche salutare: è riso bollito e pesce, senza grassi, non è cucinato, contiene i preziosi Omega 3, è il piatto preferito dai maniaci delle palestre e degli addominali scolpiti. Gente che fino alla settimana prima non sapeva cosa fosse un nigiri o un rainbow roll, ora nutre il suo corpo solo con sushi, schifa la pasta, che lo ha cresciuto fin da bambino, e si atteggia come se non avesse mai mangiato altro in tutta la sua vita. Il sushi sta ai milanesi, come le brioche a Maria Antonietta.

 

Un ristorante giapponese della catena Mini Sushi

I milanesi pensano di mangiare sano e fighetto, e invece non sanno che ormai i ristoranti di sushi, che hanno superato le pizzerie, sono scaduti a fast food. La maggior parte non sono giapponesi da cinesi, ma un italiano non sa distinguere le due etnie, sono tutti asiatici. Ma è come se un francese aprisse una pizzeria a Londra; o un napoletano una boulangerie. E i cinesi giocano sull’equivoco per cucinare in stile Ikea, una catena di montaggio, quantità, prezzi bassi e zero qualità.

E’ un pullulare di sushi All You Can Eat (altro inutile inglesismo che sta per “mangia quanto vuoi”). Con 19,99 euro vi fanno mangiare la prelibata cucina nipponica a volontà. Chiunque con un minimo di buon senso, si rende conto che il pesce crudo non può costare così poco; non solo, pure senza limiti. Vi fidereste di un ristorante che promette tagliatelle al tartufo bianco All You Can Eat a 19,99 euro? Non caso questi sushi low cost hanno decine di piatti ma servono solo due tipi di pesce e basta: tonno e salmone. Ci avere fatto caso? E vi siete mai domandati il perché? Perché salmone e tonno sono due pesci da allevamento intensivo. Sono come i polli in batteria: i salmoni sono cresciuti a mangini pieni di coloranti  per fargli avere quel bell’aspetto arancione invitante.

Una volta, carne e pesce erano piatti del giorno di festa, si mangiavano una volta la settimana: oggi tutti vogliono mangiare carne e pesce fresco sempre. E questo, in un pianeta sempre più sovraffollato e urbanizzato, richiede allevamenti intensivi a manetta. Roba che ha un impatto ambientale altissimo, perché fa aumentare le emissioni di Co2 e sono tra le cause del Climate Change, e peraltro fa mangiare alla gente cibo spazzatura (che sembra buono e sano). Londra reinventa il cibo in chiave verde e amico del pianeta; a Milano, invece di inventare il Risotto con Osso Buco vegano, si inseguono sempre le mode culinarie straniere.

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