La Tube, ultimo baluardo di Britishness

“Caciara” contro Silenzio. Bastano due parole, per sintetizzare la distanza culturale, più ampia di quella geografica, tra Londra e Milano, in metropolitana. La Tube della capitale britannica è spesso inospitale: stretta, affollata, claustrofobia e sporca. Ma ha un gran pregio: i cellulari non prendono. Regnano la quiete e le sane e tradizionali chiacchierate tra viaggiatori. A Milano i telefonini hanno invaso, nuovi barbari, i vagoni della metropolitana.

Che poi, “caciara” è un parola romana che a Milano non esiste, il che rende bene l’idea della diversità “culturale” tra la caotica capitale e l’operosità asburgica della città lombarda. Ma negli ultimi anni Milano si è romanizzata e la maleducazione ha preso il sopravvento sulla compostezza lumbard: chiasso e rumore dilagano in metro (e non solo in metro purtroppo). Amplificati anche dai cellulari che funzionano anche sotto terra.

Nei vagoni della metro di Londra i telefonini non funzionano. I motivi sono ovvii: i tunnel corrono a decine di metri sotto il livello della strada; il segnale non arriva. E viste le dimensioni lillipuziane dei vagoni è un bene: se tutti potessero parlare al telefono, sarebbe una gazzarra mostruosa e invivibile. Ma al di là dell’impedimento fisico, c’è anche un senso di “vergogna” più forte negli inglesi: non tollererebbero mai che si parli al telefono così vicino ad altre persone e alti asino. Semplice ostacolo fisico o scelta ponderata, la metro di Londra è un baluardo di civiltà, dove i disturbatori seriali al telefono, i malati di cellulare stanno male se non prendono la chiamata, cosa che fanno immancabilmente con un tono di voce sempre più alto della buona educazione, non possono nuocere al timpano altrui.

Eppure la metro di Londra è immensa: in media un pendolare si fa 45 minuti di viaggio nelle viscere della città, isolato dal mondo esterno. Il Milanese Imbruttito, che deve controllare ogni 3 secondi il telefonino come se aspettasse una email dal Papa o da Donald Trump, come se le sorti del mondo dipendessero da lui, andrebbe fuori di matto. Anche senza essere imbruttiti, nel mondo ormai connesso, stare mezz’ora senza telefono può essere un problema. Ma è così e basta. Le persone si abituano a stare senza telefono per la durata del viaggio, come d’altronde è stato per decenni. Finora non è morto nessuno, né si è saputo di affari saltati perché per mezz’ora il telefonino non ha funzionato.

C’è una zona franca però nella Tube: sulle linee District e Circle, che corrono in superficie, e sulla DLR, che è una metropolitana sopraelevata, i telefoni prendono. E tuttavia, anche lì, l’inglese medio usa il telefono con discrezione e garbo. Nessuno che parla a voce alta, come se fosse da solo; o che faccia telefonate chilometriche. L‘uso del telefonino in pubblico è oggi il termometro più affidabile per misurare il senso civico di un popolo, di una nazione.

A Milano, facilitata anche dal fatto che  viaggi solo a pochi metri sotto terra, e dunque il segnale radio non trova grossi ostacoli, la MM, da anni ha deciso di offrire ai passeggeri la copertura telefonica su tutte le linee: servizio utilissimo, in teoria. In caso di emergenza, una persona che si sente male, o per una necessità, poter telefonare è una sicurezza. In caso di incidente, con la metro bloccata, o nel caso estremo di un eventuale attacco terroristico, i viaggiatori potrebbero lanciare un allarme. Ma le buone intenzioni lastricano sempre una strada che porta, magari non all’inferno, ma di sicuro da qualche altra parte: il rumore e la maleducazione. Sulla metro di Milano è un continuo ed estenuante trillare, genteche non parla al telefono ma che urla, e che fa chiamate infinite. Il malcapitato passeggero che siede accanto è costretto a sorbirsi tutte le più inutili stupidaggini al telefono del buzzurro di turno. E già va bene quando la telefonata rimane su binari di normalità; perché spesso i “c…o”; i “v…….o” e altre amenità linguistiche varie si sprecano. Come se uno fosse a casa sua e potesse parlare in libertà.

Nell’epoca del “sempre connesso” dobbiamo per forza avere internet anche in metropolitana? Se per 15-20 minuti il telefono non funziona è così terribile? Si può leggere un libro, sfogliare un giornale, riflettere sulle cose da fare, o semplicemente osservare gli altri. Oppure proprio in quei minuti fatidici arriverà l’email che cambia la vita o bisogna fare la telefonata che salva il mondo. Certo, ci sono le emergenze, ma quante volte capitano per davvero? Pochissime.

La relativa pace della metro di Londra è un paradiso al confronto. La Tube è il baluardo della Britshness: non è posto da “caciara”. Il telefonino non funziona? Non è la fine del mondo. La gente fa altro: legge (e molti giornali e libri di carta, roba da pre-era di internet); molti sono attaccati al cellulare ma guardano video off-line, con gli auricolari. Senza disturbare nessuno.

Ma anche la Tube, ultima roccaforte dell’educazione e del silenzio sui mezzi pubblici, rischia di essere espugnata. La TFL, la società che gestisce la rete di metropolitana, ha indetto una gara per mettere il WiFi nelle stazioni. Si spera si limiti solo alle banchine, come a New York. Altrimenti, addio pace pure in metro. E addio Britishness.

 

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