Ferragosto: Milano chiusa per ferie, Londra aperta per fare soldi

Le estati agli antipodi di due città: Milano si svuota e chiude; Londra si riempie e marcia a pieno ritmo. Il cumenda lumbard e le migliaia di meridionali che vivono sotto la Madunina ad agosto se ne scappano via: la cappa umida e afosa, un cocktail invivibile di smog, zanzare e caldo che fanno assomigliare la capitale economica d’Italia a Calcutta più che a quelle metropoli nordeuropee che aspira a imitare, è insopportabile e bisogna scappare. Chi nella vicina, e antipatica, Liguria, dove magari si sono fatti la casa negli anni ’60; chi sceglie mete esotiche (perché al milanese, imbruttito e non, piace esibire); chi nel suo paesino al Sud che molto spesso non ha niente da inviare alle suddette mete esotiche.
Londra invece benedice, almeno d’estate, il suo clima atlantico, esposto alle correnti dell’oceano; le perturbazioni si succedono di continuo; il caldo eccessivo è un’eccezione, dura un paio di settimane al massimo; pioggia e fresco regalano Agosti che non hanno bisogno di aria condizionata. Così i miliardari di Dubai, Abu Dhabi, e Rihyad sbarcano in massa in cerca di refrigerio e in fuga dal caldo disumano del desto arabico, che d’estate sfiora i 50 gradi. Londra è per i ricconi arabi quello che è la montagna è per gli italiani; una vacanza al fresco.

 

Sfilata di bolidi dorati: le auto dei miliardari arabi che passano l’estate a Londra. (da Blitz Quotidiano)

 

Due strade opposte: a Londra è tutto aperto, invasa dalla marmaglia di stranieri: oltre a emiri & c. che si sentono i padroni di casa e sgasano in Ferrari; migliaia di turisti da tutta europa e da tutto il mondo, alcuni educati, pochi a dire il vero; la maggior parte dei “tamarri” cavernicoli che sporcano, intasano strade e musei, fanno “caciara” e non rispettano le regole civili più elementari (come ad esempio il fatto che sulle scale mobili si sta sulla destra; o di non piazzarsi in mezzo al marciapiede con tutta la famiglia. Londra d’agosto è al picco dell’anno, come introiti: negozi, ristoranti, locali tutti a massimo regime.

A Milano è tutto “Chiuso per Ferie“. Fino al 31 luglio, la città freme di vita, di traffico, di gente. Poi, come per decreto ministeriale o per magia, dal 1 agosto, il deserto improvviso. La città è morta. Gioisce chi rimane: niente auto, niente rumori, niente smog. Solo che la città è cambiata: in estate Milano non è più quella città deserta e disabitata, ma, almeno in centro, pullula di turisti. E la selva di negozi e servizi chiusi sono un clamoroso autogol.

 

Un ironico cartello estivo di chiusura (Da Repubblica.it dell’agosto 2018)

 

Su Facebook, la giornalista Giulia Crivelli, esperta di moda e lusso del Sole 24 Ore, e voce di Radio 24, ha colto l’anomalia di una città che aspira a essere internazionale ma si ritrova a essere provinciale:

Premessa: io ADORO Milano in agosto. Sono 30 anni che, salvo pochissime “brevi” eccezioni, passo il mese in città. adoro il silenzio della Milano di agosto, le strade semivuote, persino i negozi chiusi. Adoro l’atmosfera rilassata che regna ovunque, dai mezzi pubblici ai supermercati. Ma sono 30 anni che osservando i cartelli sulle serrande chiuse faccio la stessa, agrodolce, considerazione. va bene i cartelli “siamo in ferie/ chiusi dal… al…”. o anche “chiusi per ferie, riapriamo il…”. O ancora: “ci vediamo il…”. Poi però c’è chi aggiunge “buone vacanze/buone ferie a tutti”. EXCUSE ME? ma chi ti dice, proprietario/gestore del negozio che le persone che leggono il cartello vadano a loro volta in ferie? se non è così quell’augurio non è una forma di cortesia, suona fuoriluogo e quasi come una presa in giro, specie per chi (non è il mio caso, come ho detto all’inizio) soffre la condizione di milanese agostano. C’è di più però, oggi: scopro che Sant’Ambroeus, storica pasticceria a due passi da via Monte Napoleone, espone questo bel cartello: “Siamo chiusi, riapriamo il 29 agosto. buone vacanze a tutti”. In galleria Vittorio Emanuele, a pochi mesi dall’apertura più anticipata e mediatica che io ricordi, è chiuso anche Cracco. Delle due l’una: o avete, Sant’Ambroeus e Cracco, in spregio il guadagno (Milano pullula di turisti, in luglio c’è stato l’ennesimo record); oppure avete in spregio i turisti e gli abitanti, che – in particolare in centro – vagano alla ricerca di locali aperti. In entrambi i casi, lo trovo un autogol. Non per i mancati guadagni, ma per il danno d’immagine e la miopia. Come sanno i negozianti – in primis i panettieri – che restano aperti in agosto, la scelta di non chiudere per ferie permette di attirare nuovi clienti, con i quali si instaura una sorta di complicità-fiducia-gratitudine che dura ben oltre agosto. Quanto a me, sono già in una fase pre nostalgica e pre malinconia perché al massimo tra dieci giorni il paradiso agostano terminerà. e riaprirà pure Sant’Ambroeus, dove mai più entrerò, e Cracco, dove mai ero entrata e ora a maggior ragione mai entrerò

 

La Milano d’estate è rimasta l’Italietta Anni ’60 che andrebbe bene se Milano fosse ancora quella città, dove ad agosto le fabbriche chiudevano, gli operai se ne tornavano al Sud, a trovare le loro famiglie, e tutto si spegneva per un mese. Fino alla riapertura delle industrie a settembre. Milano è diventata metropoli globale, dove ormai c’è gente e turismo tutto l’anno, come a Londra appunto. Ma gli “imprenditori” e i commercianti meneghini non l’hanno capito. O meglio l’hanno capito, ma siccome hanno evidentemente già fatto abbastanza soldi nei primi sette mesi dell’anno, se ne fregano di tenere aperto anche ad agosto. Anche perché avere le saracinesche tirate sù in quel mese, significa assumere personale in più, altri stipendi da pagare, tasse da versare, meno guadagni per il proprietario. Siccome hanno già le tasche piene, troppo sbattimento per un guadagno marginale; e così preferiscono streaming chiusi. Se il turista non spende, la città non incassa, e l’economia gira di meno, amen. La Milano chiusa per ferie è la consegue di un sistema economico e imprenditoriale ancora a impostazione familiare, che è sano per certi versi, ma che soffre di terribili sacche di provincialismo. Le grandi catene o le multinazionali non chiudono mai, hanno personale da far turnare: McDonald’s a Milano mica rimane chiuso ad agosto. La Trattoria della Sciura Pina sì e il turista che tra chiuso, va a spendere da McDonald’s i cui incassi non rimangono a Milano, ma vanno ad arricchire la casamadre in America. A Londra è sempre tutto “Open for Business“, che è il contrario del Chiuso per Ferie perché negozi e ristoranti sono quasi tutte catene, che hanno personale pianificato per tutto l’anno, linea di chiudere, ferie d’estate o d’inverno, non esiste, se non per casi eccezionali. Non c’è el paròn che va in vacanza.

 

Cartelli a Paternoster Square. A Londra è sempre tutto aperto per vendere e fare soldi (Copyright Alamy Stock)

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, a Londra i negozi rimasero aperti anche sotto i pesantissimi bombardamenti degli aerei della Luftwaffe di Hitler. “Business as usual” era il cartello esposto sulle vetrine, si dice voluto dallo stesso Winston Churchill, per esaltare lo spirito britannico e la capacità di non scomparsi davanti a nulla. Londra è una macchina da “guerra” che macina miliardi di sterline di indotto turistico al mese; una corazzata economica.

 

A Milano, invece, pure la tanto decantata amministrazione di Milano, punta di diamante in Italia che viene esaltata come un modello di amministrazione perfetta, è anch’essa in ferie. Sul sito internet del Comune non c’è alcun aiuto per chi rimane in città; che so, un elenco di negozi aperti, ospedali e farmacie di turno, ecc.. Anni fa veniva stampata una brochure e spedita a casa della gente. Evidentemente non deve aver avuto così successo perché è scomparsa. Ormai è tutto digitale, niente carta, non si inquina. Peccato che anche sul web tutto tace.

 

Fila di turisti in attesa di visitare il Duomo di Milano

 

Quanto a ferie, però, quest’anno nessuno batte Linate: l’aeroporto cittadino è chiuso da luglio fino a ottobre, per lavori. Proprio mentre Milano è invasa ai turisti (ma questa è un’altra storia).

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