La metro tra Suq (Milano) e Sardine (Londra)

Se la metro è la cartolina di una città, allora se ne deve dedurre che Londra sia un posto ordinato e civile. E Milano, invece, il Terzo Mondo.  Sotto la Madunina, la scena che si presenta scendendo i gradini della scalinata della fermata Porta Genova della Linea 3. Un Suq in piena regola: tutto l’ingresso è occupato da bancarelle di abusivi, ambulanti che vendono cianfrusaglie o roba contraffatta. Per chi vive a Milano è una scena abituale. E quasi non ci fa caso: c’è chi li ama (fanno colore e vendono cose utili a poco); c’è chi li odia (per i motivi opposti: non fanno colore, ma degrado; e tolgono affari ai negozi che pagano tasse e dipendenti). Ma per chi viene dall’estero, la scena colpisce.

A Porta Genova poi, i tornelli sono rotti: sbarra divelta e tutti passano allegramente. Il biglietto? La prossima volta. A Londra queste scene non si vedono. I “portoghesi” non esistono. Ogni ingresso della metro è peggio del Check Point Charlie: non si scappa, il biglietto si paga e ci sono sempre controllori fissi in piedi davanti ai tornelli. Per non parlare degli ambulanti. La sola idea di qualcuno che piazzi un cartone, piazzi una tovaglia e si metta a vendere roba è inconcepibile. Gli unici ambulanti ammessi sono alcuni musicisti di strada, solo in alcune fermate: sono persone regolarmente autorizzate e anzi devono pure passare una sorta di “esame”. Per suonare nella Metro, anche se ambulante, devi essere a tuo modo un “campione”.

A Milano è il Far West. Ed è un vero peccato perché la MM, fatte le debite proporzioni (4 linee contro 11, lunghezza nemmeno comparabile), sarebbe, in teoria, molto meglio: è spaziosa e alta. I vagoni sono larghi, comodi. E ultimamente anche tutti nuovi: la Linea M1 e M2 hanno carrozze scintillanti, belle, con schermi per le fermate e annunci multi-lingua. Insomma una metro da città moderna.

A Londra, la Tube ha un fascino incredibile, per i tunnel e le stazioni, ma viaggiare è una pena. I vagoni sono vecchi e lerci, poltrone rivestite di un simil-tessuto incrostato da anni di avanzi di cibo e sporcizia; usurato da milioni di “derriere” che si siedono. M soprattutto la metro di Londra è piccola: vagoni bassi e stretti. Essere la metro più antica del mondo, ha dei svantaggi strutturali: i tunnel sono stati scavati a fine dell’800, non c’era ancora nemmeno l’elettricità. Le carrozze erano trainate da cavalli. I “trafori” sono rimasti gli stessi, impossibile allargarli. Dunque, carrozze minuscole e claustrofobiche.

Il disagio raggiunge il massimo sulla Piccadilly, la linea che porta a Heathrow: l’aeroporto vomita ogni giorno migliaia di turisti e viaggiatori. E nei vagoni della linea Blu, già piccoli, vecchi e sovraffollati dai pendolari, si aggiungono una marea di turisti con valigioni che sembrano debbano traslocare. Tocca fare la corsa a ostacoli per salire o scendere: una tortura.

 

A Milano la calca c’è solo per Sant’Ambrogio, nel ponte dell’Immacolata, e nella zona dello Stadio durante le partite di richiamo. Ma il viaggio è rovinato da altri fastidi: i telefonini che suonano in continuazione. Ma soprattutto la questua continua dei mendicanti. Una volta ce n’era uno ogni tanto. Ora è uno via l’altro. Scene da Calcutta, altro che da metropoli europea. L’accattonaggio avviene nel totale disinteresse dei viaggiatori. Come se fosse la cosa più normale di questo mondo: anni fa a chiedere soldi erano italiani, ragazzi sbandati o poveracci. Si riconoscevano da un chilometro. Oggi sono tutti extra-comunitari, spesso menomati, per suscitare pietà. Non è povertà: è il professionismo dell’accattonaggio. Chiedono la carità per lavoro.

 

Disabili che chiedono la carità in metro a Milano

 

Razzismo o civiltà? La povertà è un problema, ma i mezzi pubblici di Milano non possono diventare il ricettacolo di tutti i poveracci del mondo. Quando è che in una città la pietà diventa degrado, e dunque inaccettabile? A Londra, nessuno chiede la carità in metro, eppure i poveri ci sono lo stesso. Li nascondono meglio? Forse, magari è solo apparenza. Ma le scene sui vagoni della metro di Milano lasciano disgustati. Tutto è permesso, altrimenti si viene accusati di razzismo. Eppure foto come quella qui sopra si vedono solo in Africa o in India. Ma, come scriveva il mai troppo compianto Leonardo Sciascia, la “Linea della Palma” sale sempre di più. Milano si racconta come la città più europea d’Italia, internazionale. Ma, al contrario, sta lentamente scivolando verso Sud.

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Piccadilly Duomo

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